Un Caffè con… Daniele Capezzone


Ex deputato della Repubblica; fondatore della rivista “Atlantico”; collaboratore del quotidiano “La Verità”. 

Onorevole, per la seconda volta siamo insieme davanti ad un caffè, la ringrazio ancora. Questa volta è il primo di 3 ospiti con cui, visto il periodo storico e gli eventi degli ultimi giorni, abbiamo ritenuto opportuno trattare questioni di economia e geopolitica. Tempo ed impegni incombono, quindi cominciamo con la carrellata di argomenti:

N: Mai come oggi si cominciano a vedere i risultati della politica di espansionismo economico cinese. Qual è l’impatto della “Nuova via della seta” sulle politiche economiche dell’Unione Europea?
D: Per un verso molti Paesi Ue mi sembrano “catturati” dalla strategia cinese. Per altro, c’é l’incognita delle tensioni tra Pechino e Washington. Non credo si arriverà a una “trade war”, a marzo un compromesso sul commercio verrà fuori, nonostante qualche incertezza. Trump potrebbe anche imporre a Pechino comportamenti commercialmente corretti, ma non credo che le anime morte chiuse nei palazzi di Bruxelles possano avere un ruolo attivo nella vicenda.

N: Alla luce di quanto detto, conviene ancora al nostro Paese essere atlantista?
D: Assolutamente sì. Per i nostri valori: occidente significa libertà, democrazia, mercato. E perché è nostro interesse stare con Trump e, con lui, giocare un ruolo dialogico verso altre potenze. 

N:Quali potrebbero essere le conseguenze della Brexit per l’Eurozona?
D: Vedremo che tipo di Brexit si realizzerà. Ti consiglio la lettura di“Brexit. La Sfida”, libro che ho scritto con Federico Punzi, in cui auspico uno scenario competitivo, in cui tutti corrano di più, con meno tasse, meno regolamentazione, più commerci, costringendo anche l’Ue a svegliarsi e a uscire dalla foresta pietrificata in cui si è cacciata. Brexit potrebbe indurre i 27 Paesi rimasti a riscrivere i Trattati, nella direzione del rispetto delle diversità proprie di ogni Stato. 

N: Ci avviamo realmente verso un nuovo periodo di recessione? Saremo in grado di assorbire il colpo?
D: Qualche Paese europeo lo sta già vivendo, altri lo saranno presto, purtroppo. Guardiamo agli USA: Trump ha rotto gli schemi, attuando una terapia keynesiana (1500 miliardi di investimenti) e liberista insieme (1500 miliardi di dollari di tasse in meno; deregolamentazione pro – imprese), generando una crescita oltre il 3%, consumi ai massimi, disoccupazione ai minimi da 50 anni (dal 1969!) e salari in ascesa. 
In Europa, nulla di ciò. Né tagli di tasse, come auspicherei, né piani di investimenti. Nessuna scossa. Si parla solo di “zerovirgola.

N: Elezioni europee: si virerà realmente verso un duopolio PPE – SOVRANISTI?
D: E’ uno scenario probabile. Il PSE, i socialisti, è, ed é bene, molto debole: il vero sconfitto di questa fase storica. Guardiamo però agli elettori: se penso a fra sei mesi, non vedo nessuna ragione per cui debbano essere “meno arrabbiati”. Avranno forse motivi per esserlo di più. È ciò che devono per forza comprendere i partiti “eurolirici”. 

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