Le fiamme della destra

di Manuel Berardinucci

“La speranza divampa!”
Il Signore degli Anelli


Il Signore degli Anelli è stata una di quelle opere in cui la destra ha rivisto i suoi valori cavallereschi, la sua visione del mondo antimaterialista e fondata sull’onore, la Tradizione e la comunità, perfettamente integrati in un mondo fantastico, uscito dalla magica penna di J.R.R. Tolkien. Uno dei tratti della storia che, anche grazie alla trasposizione cinematografica, hanno emozionato maggiormente tutti gli appassionati, è quello in cui Gondor, attraverso l’accensione a catena di fuochi, fa arrivare a Rohan la sua richiesta d’aiuto.
Nel pomeriggio del 16 gennaio 1969 Jan Palach, giovane studente di filosofia, si recò in Piazza San Venceslao, a Praga, e, fermandosi innanzi alla scalinata del Museo Nazionale, si cosparse il corpo di benzina e appiccò il fuoco. Il suo era un gesto estremo di protesta contro il regime sovietico, che aveva posto fine militarmente alla Primavera di Praga.
Il simbolo del Movimento Sociale Italiano è stato, per tutta la durata della sua esistenza, caratterizzato da una fiamma tricolore su fondo bianco. La fiamma tricolore sarà poi ripresa da vari partiti eredi, o presunti tali, del Msi, fino all’odierno Fratelli d’Italia. Anche il Front National francese, la sceglierà come proprio emblema.
Ai piedi dell’imponente Altare della Patria, arde incessantemente una fiamma custodita da due guardie d’onore.
Tutti questi eventi e nozioni, sembrano slegati tra di loro, ma vi sono due elementi che li uniscono attraverso un invisibile filo rosso: in tutti i casi il fuoco vivo è protagonista e quest’ultimo viene sempre usato per rappresentare una certa visione del mondo.
Ma perché, per il mondo della destra, il fuoco è diventato così rappresentativo, mi sono chiesto. Le risposte che mi sono dato sono molteplici. Il fuoco è comunità. Prima dei telefonini, dei computer, dei televisori, le famiglie usavano, nelle serate invernali, riunirsi attorno al camino, scambiare quattro chiacchiere, raccontarsi storie. Era tipico anche delle antiche tribù e l’abitudine di usare il fuoco come collante collettivo è ancora oggi tangibile in svariate manifestazioni e sagre di piccoli paesi, penso all’abruzzese Festa delle Farchie, al fuoco di Sant’Antonio o ai Falò della Garfagnana. E la destra non può esistere, se non in funzione della comunità. Una comunità che però, a differenza di quanto previsto dal comunismo, non schiaccia l’individuo, ma che entra in simbiosi con quest’ultimo. Non esiste l’uno, se non esiste l’altro, e dunque la prima non può prosperare se non lascia il singolo libero di sviluppare le sue potenzialità, ma quest’ultimo non può sperare di raggiungere il livello massimo di realizzazione, se non lega ai suoi sforzi, anche un acceso senso di appartenenza. Quella stessa appartenenza che gli darà, quando sarà lui a necessitarne, conforto e protezione.
Il fuoco è Tradizione, lo testimonia la fiamma ai piedi dell’Altare della Patria, costantemente accesa. E se la destra non è Tradizione, ditemi voi cos’è. Il fuoco infatti può essere spento, ma rimarranno sempre le ceneri e così la Tradizione potrà essere rinnegata dai profeti del progressismo, ma mai cancellata dalla memoria storica di un popolo. Ma le fiamme sono anche primordialità, il richiamo ad un mondo antico e mitico, ancora puro e non contagiato dal morbo del materialismo e dell’egoismo.
Purifica e protegge. Infatti era tipico, nella preistoria, che fuori dalle caverne venissero posti piccoli fuochi, per tenere lontane le bestie feroci. E la destra, da sempre, si erge a sentinella dell’identità nazionale contro nemici esterni e traditori interni.

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