Tra football e Peaky Blinders: la magia dell’Aston Villa Football Club

di Pasquale Guacci.

Oggi si devia un po’ dal tema politico. Giovani a Destra è una piattaforma che dà ampio spazio allo sport e agli hobby dei giovani e oggi voglio parlarvi dell’Aston Villa Football Club.

LA FONDAZIONE –  Piena epoca Vittoriana, precisamente 21 Novembre 1874, l’Inghilterra sta vivendo un periodo di forte stabilità economica e progressiva espansione. Siamo nel West Midlans e la città protagonista è Birmingham. Campo da  football di una chiesa protestante metodista nel quartiere di Aston. E’ esattamente qui che: Jack Hughes, Frederick Matthews, Walter Price e William Scattergood, giocatori di cricket della Villa Cross Wesleyan Chapel decidono di dedicarsi a quello che è ormai diventato un fenomeno mondiale: the game of football. Fondano una squadra di calcio ma vi era un problema: oltre al cricket, i protagonisti di questa storia praticavano il rugby e fu deciso che il loro primo match doveva essere giocato contro una piccola squadra locale (di rugby) che aveva sede ad Aston Brook: il St. Mary’s. L’incontro si tenne a condizione che venisse giocato il primo tempo con le regole del rugby e il secondo con quelle del calcio. La prima frazione di gioco si conclude a reti inviolate, mentre nel secondo tempo Jack Hughes segna un gol memorabile, che regala ai Villains la vittoria nella prima partita disputata.

THE VICTORIAN AGE –  Come anticipato in precedenza siamo in piena Epoca Vittoriana e Birmingham si appresta già ad essere “the Second City”. La città ha visto la sua importanza crescere con la rivoluzione industriale, come moltissime altre città inglesi, specie del centro-nord: fino al 1700 era infatti una market town di medio livello. Poi la trasformazione in uno dei centri industriali, economici e culturali più grandi del Regno testimoniano la crescita della popolazione fino a sfiorare il mezzo milione. Il football non è più un semplice “british hobby” e dall’altra parte della città, a distanza di pochi mesi, fu fondato il Birmingham City Football Club. E’ il 1877 quando l’ Aston Villa Wesleyan Church, si sposta su un campo di Wellington Road (situato nella periferia nord della città), preso in affitto da un macellaio per la modica cifra di 5£ all’anno. Ed è qui che entra in gioco William McGregor, un mercante scozzese che lavora ad Aston e impiega le sue giornate dividendosi tra lavoro e organizzazione del Club di Aston. Nella mente dello scozzese frullano molte idee tra cui una molto suggestiva: la Football League; una sorta di campionato giocato a punti insieme alla manifestazione della FA cup nata nel 1871. Ed è nel 1888 che l’idea si tramuta in solida realtà! Nasce l’antenata della Premier League, una Lega in cui possono iscriversi tutte le squadre dello United Kingdom. Quindi se passate dalle parti di Birmingham e vi capita di sentire esclamazioni tipo: “se conoscete il gioco del calcio è grazie a noi”, beh….Non hanno torto!

I CUGINI “MALEDETTI”–  Birmingham era una città multietnica già in Epoca Vittoriana e non era difficile quindi imbattersi in popoli diversi da quello inglese. I gitani avevano una forte rappresentanza dalle parti del St. Andrews ed è proprio qui, che i cugini dei “Villans” decidono di costruire il nuovo impianto dove giocare le partite in casa “sfrattando” gli zingari  residenti in zona. Questi non furono molto contenti e leggenda narra che, una donna del luogo lanciò una maledizione sul club. Il Birmingham in oltre 130 anni di storia annovera, nel suo povero palmares, soltanto due Coppa di Lega inglesi. Vero o non vero che sia, numerosi episodi hanno soffiato sul fuoco di questa presunta dannazione: per costituire le fondamenta su cui sarebbe sorta una delle due curve, si esortò la gente a portarvi e ad ammucchiare i propri rifiuti, dietro pagamento di una quota; ma quando lo stadio venne ristrutturato a metà anni Novanta, il Birmingham City dovette spendere 250 mila sterline per bonificare la struttura, perché contaminata. La partita inaugurale allo stadio, il St. Andrews, fu rinviata di un’ora perché bisognava liberare il terreno da una fitta nevicata. Inoltre, durante la Seconda Guerra Mondiale, per spegnere un braciere un vigile vi gettò sopra un secchio di quella che credeva essere acqua… ma era kerosene, con il risultato che l’intera tribuna fu consumata dal fuoco e la squadra dovette trasferirsi al Villa Park (stadio dei Villans). Per non parlare del fatto che ad ogni passaggio dei vecchi treni a vapore dietro una delle tribune il fumo avvolgeva gli spettatori per qualche minuto.

Nel corso degli anni, i più creduloni tra gli allenatori hanno cercato di smorzare la maledizione gitana, senza successo: Ron Saunders, religiosissimo, fece attaccare dei crocefissi ai piloni delle luci e dipingere di rosso le suole delle scarpe dei giocatori, mentre Barry Fry, su consiglio di una medium, si limitò ad urinare ai quattro angoli del campo alla mezzanotte del giorno prima di una partita che finì 0-4 per gli ospiti, il Wolverhampton.

LE PRIME VITTORIE E IL SINGOLARE EPISODIO DEL FURTO DELLA FA CUP–  Torniamo all’Aston Villa. La squadra si afferma come la più forte dell’intera Victorian Age: delle prime 12 edizioni della First Division, infatti, 5 finiscono a Birmingham, a cui si aggiungono ben 3 FA Cup. Nel 1897, il Villa, si trasferisce definitivamente al Villa Park. Una delle 3 FA Cup conquistate dai Villans, quella del 1895, passò alla storia con un episodio singolare. Finale 1895, stadio: Selhurst Park di Londra (casa del Crystal Palace). Le compagini che si daranno battaglia sul campo sono i nostri Villans e un’altra squadra delle West Midlands: il West Bromwich Albion. E’ una sfida (tutt’ora) sentita e l’Aston Villa parte forte. Nemmeno il tempo di battere e dopo 30 secondi, Bob Chatt sigla il vantaggio (rimasto il più veloce della storia della competizione fino alla rete di Louis Saha nella finale del 2009). Risultato finale 1-0 e la Coppa, per la terza volta, prende la strada di Birmingham.

L’Aston Villa decise di mettere in esposizione il trofeo in un negozio sportivo della città nei pressi del Villa Park. Nella notte tra il 10 e l’11 settembre, un gruppo di ladri vi entrò e rubò la coppa. La Polizia, immediatamente, si mette sulle tracce del ladro, offrendo una ricompensa di dieci sterline a chi avrebbe riportato il trofeo ai legittimi proprietari.

Ma qualsiasi tentantivo della Polizia o ricompensa risultarono vani.

Erano gli anni in cui un gruppo di adolescenti che proveniva dalle zone malfamate della città, dediti a piccoli furti con scorribande e scommesse clandestine, teneva sotto scacco la città.

Oggi, oltre Manica li chiamerebbero “trap boys” ma la città non faticò a dargli un nome: Peaky Blinders.

Questa famosa gang operante nella città a cavallo tra il XIX e il XX secolo, è diventata famosa grazie all’omonima serie Tv in cui il “boss” Thomas Shelby è interpretato brillantemente dall’attore irlandese Cillian Murphy.

All’inizio fu incolpato un tale Henry Burges ma voci di popolo dicevano che la Coppa era in mano agli Shelby. Mai saputa una verità ma tant’è che ad oggi quel trofeo è l’unico a non essere mai stato rinvenuto, e quello esposto in bacheca dall’Aston Villa è una copia fedele riprodotta solo in un secondo momento. Che dire. Una Coppa (non una qualsiasi ma la COPPA della competizione più antica del mondo) persa per sempre tra le strade della Second City. E’ la magia di Birmingham e, d’altronde si sà… Mai sfidare gli Shelby perchè: “Now, the Cup it’s ours. By order of the Peaky Blinders”.

IL FALLIMENTO E LA LENTA RISALITA– Gli uomini simbolo del primo campionato vinto dai Villains sono il portiere Dunning, John Henry, George Devay, centravanti con uno spiccato senso del gol, e il leggendario Bob Chat. I clarets&blues (colori sociali della divisa da gioco) sono evidentemente più forti degli altri. Il condottiero della squadra è l’allenatore scozzese George Ramsay, che resterà in carica fino al 1926. L’ultima FA Cup prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, che portò alla sospensione di tutte le competizioni sportive, viene alzata al cielo nel 1920. Da lì in poi un lento declino, dovuto in parte anche all’addio del condottiero Ramsay, culminato nel 1936 con un’amara retrocessione. Cosi come per tutte le altre squadre europee, anche per l’Aston Villa l’interruzione causa guerra costò la vita a molti giocatori che si videro costretti a combattere contro l’avanzata Nazista. La guerra porta via risorse e soprattutto entusiasmo e tornare a giocare risulta molto difficile.

Per i Villans lo è molto di più perché bisogna attendere molti anni per rialzare al cielo una coppa. E’ il 1957 quando la squadra vince la sua settima ed ultima FA Cup in finale contro i mitici Busby Babes, simbolo della rinascita del Manchester United, riuscito a lasciarsi alle spalle le macerie della guerra.

Con una prova di grande coraggio, davanti ad un Wembley stracolmo (circa 100.000 spettatori) il Villans si impone per 2-1 con doppietta del NordIrlandese Peter McParland. Inutile il gol di Taylor al 83’ per lo United.

L’anno seguente l’Aston Villa si salvò con appena 7 punti dalla zona rossa e la retrocessione sembra essere dietro l’angolo. Ed infatti, nel 1959 i Villans retrocedono in Second Division, dove vi restano per una sola stagione. Il manager della risalita fu Joe Mercer, che sostituì Eric Houghton. Mercer prese il controllo della squadra, retrocessa per la seconda volta nella storia in Seconda Divisione. Ad aumentare il rammarico per la retrocessione del 1959 (nonostante le aspettative fossero abbastanza alte), ci fu il raggiungimento di una storica semifinale di FA Cup (da squadra militante nella Second Division), a dimostrazione che la squadra avrebbe potuto ottenere risultati quantomeno degni in campionato. Vinsero la prima edizione della Coppa di Lega. Arrivano gli anni ’60 e il Villa gioca sprazzi di bel calcio e, ormai affermatosi nella massima divisione, disputa ottimi campionati come quello del 1960-1961. Fu una stagione di successo: i Villans raggiunsero la semifinale di FA Cup, arrivarono noni in campionato e, soprattutto, vinsero la prima edizione della Coppa di Lega. Questo successo fu aiutato dalla nascita di un gruppo di giovani calciatori “cazzuti” noti come Mercer’s Minors.

Gli anni seguenti però, furono tutt’altro che esaltanti. Nella stagione 1963-1964 Mercer, a causa di risultati insoddisfacenti e seri problemi di salute, saluta il Villa Park e a sostituirlo fu Dick Taylor, che portò i claret&blu di Birmingham a due sedicesimi posti. Furono anni difficili dove i Villans videro lo spettro della retrocessione in Third Division e il bilancio degli ultimi vent’anni diceva: 2 FA Cup, 1 Coppa di Lega e 3 retrocessioni (tra cui una in Third Division). Troppo poco per quella che dalla Victorian Age all’alba del secondo conflitto Mondiale fu una delle compagini più temuti dello United Kingdom e del mondo intero.

Il popolo Villans però, non abbandonò mai la squadra e fece registrare capienze da record. Con l’apporto della famosa “Holte End”, l’Aston Villa riesce a ritornare nella Premier Division e, nel 1974-1975 riescono a vincere la loro seconda Coppa di Lega. Successo poi bissato nella stagione 1976-1977 qualificandosi per la Coppa Uefa.

GLI ANNI D’ORO – Nella stagione seguente le ottime partite disputate nella competizione continentale portano il Villa fino ai quarti di finale, dove furono eliminati dal Barcellona ma in First Division si stenta a decollare. Sulla panchina siede Ron Saunders e le tre stagioni successive scorrono via senza particolari acuti. Dal 1977/78 al 1979/80 i Claret and Blue di Birmingham collezionano due ottavi e un settimo posto. Chi lo avrebbe detto ai tanti fedelissimi del Villa Park che di lì a poco sarebbe accaduto l’imponderabile. Saunders decise di inaugurare il nuovo decennio regalandosi il bomber proveniente dal Newcastle, Peter Withe che avrebbe costituito la coppia d’attacco con un ragazzino affacciatosi in prima squadra qualche tempo prima, Gary Shaw. I due dimostrano di avere da subito una discreta intesa. E’ la stagione 1980-1981 e nonostante una rosa esigua, la squadra a metà Aprile è 1 in classifica. A sognare insieme ai Villan è l’Ipswich Town che, con una vittoria al Villa Park a poche giornate dalla fine, effettua il sorpasso. Ma in una stagione che sembra scritta dal miglior Alfred Hitchcock l’Ipswich, dopo la vittoria contro l’Aston Villa, riesce a perdere due partite regalando la pole position proprio ai claret&blue di Birmingham. Al termine della stagione sarà un vero successo: Saunders riesce a portare il titolo nazionale più importante, facendo agitare dalla commozione i canali che costeggiano la Second City che non potevafregiarsi del titolo di campioni d’Inghilterra da 71 anni, verrebbe da dire: “ne era passata di acqua sotto i ponti.”

Ma il destino, il già citato Hitchcock o chi per loro, questa volta aveva architettato per i Villans una sceneggiatura straordinaria. L’avvio di stagione dei campioni d’Inghilterra fu a dir poco disastroso, evidentemente ancora storditi dalle ottime birre locali consumate lungo i canali. A febbraio i Villans erano diciannovesimi in classifica in piena zona retrocessione. Saunders diede le dimissioni e la squadra viene affidata al suo vice, Tony Barton.

Tony Burton: un manager che non ha mai allenato una squadra in vita sua e si ritrova su una delle panchine più scottanti d’Inghilterra con un titolo di campione uscente e una Coppa dei Campioni da giocare. Oscure ombre si intravedono dalle parti del Villa Park. Risulta difficile immaginare che il novellino Barton potesse anche lontanamente sognare quello che accadde di lì a qualche mese. E’ vero il campionato andava male anzi, malissimo, ma come detto in precedenza quell’anno l’Aston Villa partecipava alla Coppa dalle grandi orecchie. Rispetto al campionato il caro Saunders al suo vice non aveva lasciato una brutta situazione europea. Dopo aver eliminato facilmente gli islandesi del Valur e si ritrovano di fronte i tedeschi dell’est della Dinamo Berlino. In Germania i Villans vincono 2-1 e ipotecano il passaggio del turno, ma al Villa Park rischiano di compromettere tutto concedendo una rete al tedesco Terletzki. Come già due anni prima contro il Nottingham, la Dinamo Berlino espugna un campo inglese, ma ancora una volta questo non le basta per andare avanti. Con una fatica tremenda la Dinamo Berlino è domata e Barton si ritrovò sulla panchina di una squadra ai quarti di finale della massima competizione europea.

Ai quarti, ad attendere i ragazzi di Birmingham, ci sono gli ucraini (allora sovietici) della fortissima Dinamo Kiev capeggiati dal talento cristallino del Pallone d’oro 1975 Oleg Blochin. In una freddissima giornata di Marzo del 1982 a Kiev, l’Aston Villa riuscì a strappare un pareggio a reti inviolate. Al ritorno il Villa Park ruggisce di passione. In uno stadio stracolmo, i Villans con una doppietta di Gary Shaw trionfarono per 2-0 e passarono alle semifinali.

A Birmingham arrivano i belgi dell’Anderlecht per il match di andata. Solito match di grinta e passione e i Villans riescono a vincere per 1-0 con rete di Tony Morley. Nell’altro match, i favoriti per la vittoria del Bayern Monaco perdono a sopresa in Bulgaria con il CSKA Sofia per 4-3.

Il Villans è diviso da una storica finale da 90 minuti da disputare al Constant Vanden Stock di Bruxelles. La granitica difesa inglese riesce a resistere agli assalti dell’Anderlecht ed è impresa. E’ finale. A Rotterdam, sede della finalissima, l’Aston Villa si giocherà la gloria.

Ad aspettare i debuttanti inglesi c’è l’esperto Bayern Monaco, che al ritorno asfalta per 4-0 i bulgari del CSKA Sofia. Rummenigge, Braitner e compagni sono gli ovvi favoriti e anche la tradizione è dalla loro parte: finora in quattro finali (Coppa delle Coppe ’63 e le tre di Coppa dei Campioni) il Bayern non ha mai perso. Nonostante il facilmente intuibile entusiasmo, al Villa Park erano davvero in pochi a crederci visto che dall’altra parte del campo ci sarebbe stata la leggendaria squadra bavarese. Inoltre, i pochi a crederci, si saranno ricreduti praticamente subito perché dopo dieci minuti il portiere titolare Rimmer è costretto ad alzare bandiera bianca per un infortunio alla spalla e lasciare i propri pali alla custodia di un ragazzo ventitreenne, Nigel Spink. Nulla di particolarmente grave se non fosse che il giovane Nigel negli ultimi cinque anni aveva giocato una sola partita e ora, si trovava nel palcoscenico calcistico più importante al mondo contro una tra le squadre più forti del mondo. Fortuna del principiante, caso o bravura il fato volle che il giovane Nigel Spink quella sera parò di tutto!

Il Bayern ha in mano il pallino del gioco e attacca per un intera partita ma al minuto ’67 accade l’incredibile. Contropiede che parte dalla destra e dopo un’azione solitaria Morley la mette in mezzo dove trova il piattone di Peter White. “Oh it’s in! Peter Morleeeeeeeyyyyy” griderà il cronista della BBC Brian Moore.

Incredibile. I Villan, a 23 minuti dal termine, sono in vantaggio. È il gol decisivo, i tedeschi sono troppo stanchi e avviliti per riuscire a rimontare.

Il Bayern non merita di perdere, ma gli inglesi si sono dimostrati molto diligenti tatticamente giocando nell’unico modo possibile per non soccombere di fronte alla maggior classe dei tedeschi. È la sesta vittoria inglese consecutiva. Non è una favola ma la storia dell’Aston Villa che si laurea campione d’Europa per la prima, incredibile, volta nella propria storia. E’ la storia di un allenatore che alla sua prima esperienza centra la vittoria più bella. Quella storia fatta di un pugno di uomini made in Britain tutta grinta e pallone che fa sì che oggi i temibili ragazzi di Birmingham possano avere il loro posto nell’olimpo del calcio accanto alle squadre leggendarie di questo sport. Un’impresa che nemmeno le navigate acque dei canali di Birmingham avrebbero mai potuto prevedere.

L’ASTON VILLA OGGI – Arrivano gli anni ’90 e l’Aston Villa è tra i fondatori dell’attuale Premier League a conferma che la rivoluzione, ancora una volta, passa tra i canali di Birmingham. L’ultimo ruggito di bel calcio viene dato nella stagione 1991-1992 dove i Villans trascorrono l’intera stagione a lottare per il titolo, ma alla fine vengono sorpassati dallo United di Sir Alex Ferguson. Gli ultimi 25 anni della squadra sono segnati da alti e bassi con due finali di Coppa di Lega, un ottimo 5 posto nella stagione 1993-1994. Dalla parti della Villa Park passeranno ottimi calciatori come: Ashley Young, James Milner, Gabriel Agbonlahor, Emile Heskey, Oloff Mellberg, Gary Cahill, Gareth Barry e Milan Baros. Tutto questo non basta perché nel 2016 i Villans, con soli 17 punti (terzo peggior risultato della storia), si piazzano all’ultimo posto della Premier retrocedendo in Championship.

Oggi l’Aston Villa milita nella serie cadetta Inglese e galleggia in posizioni di metà classifica. La media spettatori del Villa Park è di 32mila persone (l’intera capienza è di 42 posti) e l’apporto della leggendaria Holte End si fa sentire nonostante “these are dark days”. Per chi va al Villa Park scendendo alla stazione di Aston, nell’avvicinamento si ha l’impressione di toccare lo stadio con mano. Si scorge parte della struttura già da Witton Lane e si può ammirare come Trinity Road passi letteralmente sotto l’omonima tribuna. Ora l’Aston Villa ha tutto da recuperare e lo si intuisce dalle famose frasi della telecronaca di Brian Moore che percorrono tutta la balaustra della North Stand: “Shaw, Williams, prepared to adventure down the left. There’s a good ball in for Tony Morley. Oh, it must be! It is! Peter Withe!”

Queste parole, queste immagini, sembrano davvero appartenere ad un’altra era. Ad un altro Aston Villa. Chissà cosa passa nella mente dei calciatori di oggi quando entrano dal Villa Park e si trovano di fronte quella cornice di meraviglioso pubblico. Quello che sentono i tifosi è facilmente/difficilmente intuibile. Da questa storia e questi leggendari aneddoti il Villans dovrà ripartire perché la gente di Birmingham lo merita e la STORIA lo impone.

Buona fortuna Aston Villa di Birmingham e se proprio dovesse andare male: “Don’t look back in anger. I heard you say!”


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