Nino Benvenuti: nel nome d’Italia

di Manuel Massimiliano Placa


Pochi atleti sono rimasti impressi nella memoria degli italiani attingendo non soltanto alla fonte dei successi sportivi, ma a quello ancor più profondo della comunanza delle esperienze di vita e di valori.
Tra questi, non può che annoverarsi Nino Benvenuti, classe 1938 e nato all’Isola d’Istria, campione olimpico, nonché del mondo dei pesi superwelter e medi.Subisce, da giovanissimo, il trauma di vedere se’ stesso e la propria famiglia trasformarsi in esuli a seguito della invasione jugoslava, evento che lo segnerà profondamente per tutta la vita.Pur in mezzo a tante difficoltà, già a 15 anni imbraccia i guantoni e inizia a farsi notare a livello regionale, fino all’approdo in Nazionale nel 1955.Tuttavia, nonostante l’impressionante numero di vittorie messo in cascina, l’anno successivo non viene scelto per la spedizione italiana alle Olimpiadi ed inoltre perde la madre.
Un doppio colpo che pesa come un macigno, ma la grinta ed il talento non mancano e già nel 1957 trionfa ai campionati europei e si conquista la chance per le mitiche Olimpiadi del 1960.Si presenta nella categoria welter e, vincendo tutti gli incontri, raggiunge la medaglia d’oro coronando un sogno che pochi possono soltanto immaginare.Il suo stile generoso, preciso e pungente gli vale anche il trofeo Val Barker riservato al pugile dei Giochi più dotato tecnicamente, sorpassando anche un certo Cassius Clay, altro grande protagonista di quella edizione olimpica e destinato a diventare a sua volta una leggenda.
Raggiunta la vetta, è il momento di spiccare il volo tra i professionisti ed il congedo dai dilettanti parla chiaro: 120 vittorie ed una sola sconfitta.Ha inizio un biennio travolgente con 29 vittorie consecutive e la conquista del titolo italiano dei pesi medi.Il credito ottenuto fino al 1963 gli consente di sfidare l’allora campione del mondo superwelter Sandro Mazzinghi, intraprendendo con costui una rivalità sportiva destinata a durare per parecchi anni.Il tanto atteso incontro ha luogo in un caldissimo 18 giugno del 1965 allo stadio Meazza di Milano e le premesse sono inequivocabili: i rapporti tra i due atleti sono tesissimi, la pressione è alle stelle.Mazzinghi, grande campione coriaceo e solido, fa valere la propria forza fisica mentre Benvenuti sceglie la tecnica, strategia che gli rende ragione consentendogli di mettere al tappeto Mazzinghi sul gong della decima ripresa.A 27 anni, Benvenuti conquista il titolo mondiale per poi difenderlo immediatamente.La rivincita, che ha luogo a Roma, vede il Nostro trionfare nuovamente ai punti.
Nonostante l’egregia difesa del titolo, Benvenuti non può restare tranquillo e viene sfidato per la corona mondiale dal coreano Ki-Soo Kim.Il pugile italiano conosce già lo sfidante per averlo sconfitto ai quarti finale dei giochi olimpici e, allettato da una borsa di circa 65.000,00 dollari, accetta di combattere in Corea.Il 25 giugno 1966 a Seul va in scena uno degli incontri più strani che il pugilato ricordi: Benvenuti, pur meno brillante del solito, conduce ai punti quando al quattordicesimo round le corde collassano improvvisamente e l’incontro viene interrotto per 15 minuti, tempo che inevitabilmente consente all’avversario di riprendersi.Incredibilmente, il verdetto dei giudici, per split-decision, assegna la vittoria al coreano.Costui, ironia della sorte, perderà poi il titolo mondiale nel 1968 a Milano contro Sandro Mazzinghi.
Dal canto proprio Benvenuti, assorbito il colpo, capisce di non poter più sostenere il doppio impegno nei pesi superwelter e medi, concentrandosi solo sulla seconda categoria.Questo significa dover sbarcare negli U.S.A, culla del pugilato dell’epoca e fucina di grandi campioni, tuttavia Benvenuti non si fa intimidire e si presenta come ”Il numero uno della vecchia e gloriosa Europa”.Tuttavia, la sfida non è per niente semplice: il campione in carica dei medi è Emile Griffith, un combattente roccioso proveniente dalle Isole Vergini, potente e letale quanto basta per impensierire chiunque, ed infatti i media non sembrano confidare granché nelle doti dell’italiano.Il 17 aprile del 1967 quasi 18 milioni di italiani seguono l’incontro in diretta, via radio, mentre negli U.S.A sono tantissimi i connazionali che si stringono attorno a Benvenuti per sostenerlo.Il confronto è serrato e ferocissimo: Benvenuti riesce ad atterrare il campione in carica alla seconda ripresa, per poi andare a sua volta al tappeto alla quinta.Il match procede, teso ed incerto, fino alla naturale conclusione, tuttavia l’italiano sembra oggettivamente in vantaggio.Concluse le 15 riprese, Benvenuti se ne aggiudica 10 e diviene, così, campione del mondo dei pesi medi conquistando in una sola volta le cinture WBA e WBC, primo italiano nella storia ad aggiudicarsele.Rientrato in Italia, tutta Milano scende in strada a festeggiarlo, analoga scena si ripete nella sua Trieste.E’ un trionfo incredibile, che fa sussultare d’orgoglio la scuola pugilistica italiana che torna a trionfare in America con un successo paragonabile a quello del leggendario Carnera nel 1933.Benvenuti, peraltro, proprio nel 1967 da neo-campione mondiale si reca in Friuli, a Sequals, a fare visita nientemeno che a Primo Carnera, appena rientrato dagli U.S.A nella sua famosa villa poiché gravemente malato: brindano alla vittoria del triestino, due dei più grandi pugili della storia uniti dallo stesso entusiasmo in un momento solenne e a dir poco emozionante.Quando Carnera, poco tempo dopo, viene a mancare è lo stesso Benvenuti a sorreggerne il feretro durante i funerali.
Il Nostro, tuttavia, può concedersi ben poco riposo poiché c’è da difendere il titolo nella rivincita con Griffith, che si svolge il 29 settembre 1967.
Questa volta, lo sfidante è un uomo completamente diverso rispetto all’incontro di sei mesi prima e riesce a dominare il campione, fratturandogli una costola e sconfiggendolo ai punti, con le cinture che tornano così in America.La partita, tuttavia, non è ancora chiusa.Benvenuti riesce a trovare la forma migliore e nel marzo del 1968 torna negli U.S.A determinato a riprendersi il titolo.Al Madison Square Garden i due sfidanti si equivalgono per larghi tratti del match, che tuttavia l’italiano riesce a far virare a proprio favore durante l’undicesima ripresa, mandando al tappeto l’avversario e riportando in Italia l’alloro mondiale.Tra Griffith e Benvenuti si crea una grande amicizia, che si rinsalda in un rapporto granitico che dura fino alla morte dello statunitense, avvenuta nel 2013.Da campione in carica, Benvenuti riesce a difendere con efficacia le proprie cinture per ben quattro volte fino al 1970, pur dovendo fronteggiare l’inizio di un logorìo fisico inevitabile.Il destino segna e scandisce i propri tempi e il Nostro si trova di fronte un avversario che ne condizionerà irrimediabilmente il tramonto.L’argentino Carlos Monzon, infatti, viene da 67 vittorie, 9 pareggi e 3 sconfitte e, sin da subito, dichiara:”Da questo ring scenderò o vincitore o morto”.Ed infatti il match per il titolo viene letteralmente dominato dallo sfidante, che vince per K.O. al dodicesimo round.Il colpo è ovviamente durissimo, anche se non del tutto inatteso, ma Benvenuti inizia subito a preparare la rivincita, che si tiene a Montecarlo l’8 aprile del 1971.La forma fisica di Benvenuti è perfetta, tuttavia sembra essere l’aspetto mentale a venir meno e a scricchiolare, tanto che già dopo le prime due riprese qualcosa sembra essere compromesso, mentre alla terza l’angolo dell’italiano getta la spugna per preservare il fisico dell’atleta da colpi ancora più duri.E’ il crepuscolo di una carriera straordinaria, che si chiude ufficialmente con il ritiro del giugno 1971 a 33 anni.Nino Benvenuti si congeda dal mondo della boxe con un totale di 90 incontri disputati, dei quali 82 vinti (35 per K.O.), 1 pareggio e 7 sconfitte.
Dopo il ritiro, Benvenuti in Italia diventa definitivamente un mito e si divide tra una breve carriera cinematografica e la promozione del pugilato e dello sport in tutto il mondo.Successivamente, intraprende la carriera di commentatore tecnico di pugilato, nonché dei giochi olimpici del 2008, divenendo un volto amato ed apprezzato da tutti gli italiani.Accanto alla carriera sul ring, anche una intensa e lacerante esperienza personale: l’esodo dall’Isola d’Istria a seguito dell’occupazione comunista, con il fratello maggiore incarcerato soltanto per aver esclamato ”Viva l’Italia”, poi l’approdo a Trieste, città che lo ha cresciuto e che gli è rimasta scolpita nel cuore e nella mente.Politicamente, non è un mistero, si è sempre dichiarato un uomo di Destra proprio in opposizione e come reazione all’esperienza patita sotto il regime comunista jugoslavo, valori peraltro poi incarnatisi nella disciplina, nel rispetto dell’avversario e nel coraggio dimostrati sul ring.Nel mezzo, la storica adesione al Movimento Sociale Italiano del 1964, pur non avendo mai ricoperto alcun incarico politico attivo in tutta la sua vita.
Si scrive Nino Benvenuti, si ammira una storia fatta di tenacia, sacrificio e talento che ha saputo rendere grande, ancora una volta, l’Italia in tutto il mondo.

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