Il problema di Roma non è “Casapound”

di Pasquale Ferraro


Tutti pensavamo, ingenuamente a quanto pare, che i problemi più urgenti per la capitale fossero: rifiuti, buche, aree in degrado, centro invaso dai ratti e dall’accattonaggio, la sicurezza, ed invece no. Per il campidoglio a maggioranza allargata, giunta cinque-stelle e opposizione PD il problema è “Casapound”. Il movimento politico che secondo i promotori dello sgombero da realizzare nella sede di Via Napoleone III, rappresenta un luogo in cui si svolgono “ attività che alimentano un clima di tensione in città, rifacendosi alle ideologie fasciste e alle politiche di Benito Mussolini”. Premesso che l’unica risposta a simili risibili motivazioni addotte dovrebbe essere l’inequivocabile reiterazione del gesto partenopeo della pernacchia, ciò appare come l’ennesima metamorfosi dell’ipocrisia grillina, che ci ricorda molto da vicino quelle della sinistra tradizionale, la stessa che mentre il paese era invaso da clandestini e al limite ormai del disaggio sociale, occupava il parlamento con l’approvazione della legge Fiano, sulla quale il solo citarla è già troppo.
Ora ti tutti gli sgomberi e gli abusivismi che albergano nella capitale, quello più urgente e pericoloso per “La Sindaca” e i suoi baldi alfieri è lo sgombero della sede del movimento delle tartarughe.
Ora qui non si tratta di difendere questo o quel movimento, benché si possa oggettivamente ritenere che vi siano centri sociali e gruppi antagonisti molto più pericolosi per la città di Roma come per ogni altra comunità dove hanno sede, ma si tratta di difendere un principio, sancito dalla stessa costituzione, di poter manifestare liberamente le proprie idee.
Qualcuno soggiungerà che esiste una fattispecie penale che prevede una sanzione per l’Apologia del Fascismo, allora aggiungo dovremmo approvare una legge urgente e attualissima, come L’apologia di imbecillità, la quale appare come caratteristica principale di chi vede pericoli per la democrazia ove non solo tali minacce non sussistono, ma auspicando come soluzione quella di costringere tale movimento alla clandestinità.
La storia dovrebbe rammentarci che costringere le forze politiche alla clandestinità non è certo un atto elogiativo dei principi democratici.



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