Leghisti, Salviniani, di destra, fascisti e populisti. Facciamo il punto

Di Manuel Berardinucci

Spesso, troppo spesso, l’opinione pubblica identifica il leghismo con il Salvinismo, quest’ultimo con il populismo, a sua volta associato alla destra che, per concludere, viene assimilata al fascismo. Come se fosse un gigantesco calderone in cui gettare tutto ciò che non sia moderato, liberale ed europeista. La verità è che questi cinque termini (fascismo, populismo, destra, Salvinismo e leghismo) hanno significati distinti e posizioni contingenti, talvolta assimilabili, altre simili, ma talune volte diametralmente opposte.

Inizierei col più recente: il Salvinismo. Non necessita di molte spiegazioni, il suo nome è già fortemente evocativo. Si riferisce a quella tendenza di molti a seguire il Capitano in maniera fedele e, talvolta, fanatica. Salvini viene visto come un “salvatore della Patria” che, lottando contro tutti i poteri dello Status quo, difende gli interessi nazionali. Molti salviniani sono leghisti della prima ora, altri sono ex pentastellati, ex An, ex berlusconiani che, delusi dai loro leader di riferimento e dalla vecchia politica, hanno deciso di abbracciare i toni duri e le gesta eclatanti del Ministro degli Interni. Per loro immigrazione, sicurezza, legge Fornero ed Europa sono le priorità, sul resto dei temi potrebbero trovarsi internamente in disaccordo (tra loro vi è chi ha una storia liberale, di destra sociale, secessionista ecc..).

Successivamente, cronologicamente parlando, troviamo il populismo. Benché l’origine del termine sia antica (il termine “populismo” nasce in Russia nel XIX secolo e stava ad indicare un movimento politico ed intellettuale con tendenze socialiste, che si proponeva un miglioramento delle condizioni di vita dei contadini), ha avuto maggior fama negli ultimi anni quando, TV e giornali, hanno iniziato ad adoperarlo per demonizzare chiunque non fosse allineato al pensiero unico dominante. Tendenzialmente è dunque populista chi, senza un gran retroterra culturale, trova giusto lo scontro con le Istituzioni, nazionali ed europee. Il populismo è alla base, infatti, del governo gialloverde. L’unica cosa che tiene uniti due mondi tanto diversi è, per l’appunto, l’insieme dei loro nemici.

Un po’ più antico è il leghismo. Probabilmente il più debole al momento attuale. Il leghismo ha perso i suoi rappresentanti, è un sentimento diffuso in una certa area del Paese che, ancora oggi, vede l’Italia divisa in Nord e Sud, ritiene fondamentale regionalizzare sempre più competenze e servizi e, a livello internazionale, appoggia ogni azione indipendentista. Salvini, di tanto in tanto, cerca, con qualche dichiarazione di dare il contentino ai leghisti della prima ora, ma è palese che ormai l’Indipendentismo Padano è un ricordo (per fortuna dico io) e il federalismo un tema, uno dei tanti, non di certo più una priorità del Segretario Federale della Lega.

A questo punto è il turno della Destra. Confusa, tradita, alla ricerca della propia identità lontana tanto da Salvini quanto dal mondo liberale. Essa condivide alcuni aspetti del Salvinismo, anzi, è quest’ultimo che da lei ha attinto, talvolta è populista, ma mai leghista. Essere di Destra oggi significa appoggiare il governo bicolore quando porta avanti battaglie nel nome dell’interesse nazionale, criticarlo quando cede all’assistenzialismo, quando si mostra debole con l’UE, quando è poco chiaro e confusionario. Essere di Destra oggi è difficile. Significa difendere quei valori tanto da chi, spesso indebitamente, se ne è appropriato per poi rivederli a proprio modello, quanto dagli avversari di sempre. Significa stare su un filo sospeso tra il populismo di governo e l’establishment d’opposizione, rischiando, ad opera di un’informazione contorta, di essere assimilata all’una o all’altra parte. Ma la destra ha una sua identità che, non si limita di certo a immigrazione, sicurezza ed Unione Europea (che pure sono tematiche fondamentali), ma va molto più a fondo: la salvaguardia dell’identità nazionale, la tutela della famiglia, la pacificazione tra lavoro e capitale, il senso di Comunità, la riforma delle Istituzioni in senso Presidenziale, l’unità della Patria, il senso dello Stato, il primato della politica sulla finanza.

Infine vi è il fascismo. Il termine più abusato e strausato degli ultimi anni. Eppure il meno incidente nella politica che conta. Il fascismo vive ancora in qualche nostalgico che va in pellegrinaggio a Predappio, che acquista un portachiavi con il Fascio Littorio, che se ne esce con “quando c’era LVI!”.. Ma per l’appunto è più un sentimento che una proposta politica concreta. Sappiamo tutti che il passato non può essere rieditato.

Ma allora, cosa accomuna tutte queste visioni? Le unisce la critica ad un già debole modello liberalprogressista che, al fine di continuare a difendere le sue nefande conquiste, sceglie di creare caos, bollando tutti coloro osano schierarsi da un’altra parte, siano, per l’ appunto, essi di destra, populisti, Salviniani, leghisti o fascisti, non come semplici avversari politici, ma veri e propri nemici del buonsenso, pericoli per la democrazia e per la pace sociale. Conviene dunque fondere tutto in unico calderone, dividere il mondo in “buoni” e “cattivi”… e chissà come mai, ditemi pure che sono stano, ma io sin da piccolo non capivo perché Capitan Uncino dovesse passare per cattivo, mentre Peter Pan, che gli aveva tagliato la mano dandola in pasto ad un coccodrillo per buono… Sempre dalla parte sbagliata.

“Se la maledizione ce la portiamo addosso, la bruceremo insieme col primo straccio rosso”

[Foto fonte:  casaggi.blogspot.com]

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