“Quelli dell’Anpi non contano un cazzo”: Giampaolo Pansa scorrettissimo. Severo ma giusto

di Chiara Soldani.

“Quelli dell’Anpi non contano un cazzo. Straparlano. Sono un club di trinariciuti comunisti”. Severo ma giusto, Giampaolo Pansa: proprio lui che da anni è bersaglio prediletto delle frecciate partigiane, interviene in seguito ai gravissimi episodi di cui si è macchiata l’Anpi. Dal post revisionista di Rovigo, alla convention negazionista di Parma fino ai boicottaggi compulsivi di Red Land: lista lunga che non poteva lasciare indifferente l’autore di Sangue dei vinti. “Vogliono negare che Tito era un dittatore comunista – prosegue Pansa – Ma non possono farlo perché è storia. Vogliono negare che le squadre comuniste gettavano la gente che non amava Tito dentro le foibe. Ma non possono farlo perché è storia. Quelli dell’Anpi dicono e fanno delle cose che sono di un’assurdità totale”. Nel suo ultimo libro Quel fascista di Pansa, con una visionarietà pregevole, l’autore dedica pagine anche all’Anpi: “È un libraccio che racconta la verità su questa Italia del cazzo – dice del suo ultimo lavoro – Ai comunisti dico: attaccatemi. E più mi attaccherete, più copie venderò. I comunisti e tutta la sinistra non hanno più voce in capitolo. Sono in rotta di collisione con la verità e la storia”. E riguardo la sinistra e queste giornate convulse, abominevoli per il fango che gettano sulla storia, Pansa conclude: “La sinistra si ostina a negare, negare, negare. E a dire che non è assolutamente vero che furono commessi crimini atroci. Oggi negano le foibe, ma qualcuno dentro c’è morto ed era gente che non piegava la testa ai soldati di Tito”. La vicenda di Gianpaolo Pansa, che nel 2002 scrisse pure I figli dell’Aquila, raccontando la storia di un soldato volontario dell’esercito dell’RSI, dimostra quanto il coraggio orwelliano sia indigesto ai falsificatori di storia e verità. Un automatismo reiterato: demolito, oggi, una volta di più

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