Conte-Verhoftstadt – lo scontro tanto discusso

Di Giorgio Gariboldi

“Quando smetterà di essere un burattino, Presidente Conte?”

“I veri burattini sono coloro che si fanno comandare da lobby e gruppi di potere”

Questi son stati i toni dello scontro di ieri fra Guy Verhofstadt e il nostro Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Perché di questo si è trattato: di uno scontro tra i due, no?

Ebbene, no. L’attacco del capogruppo ALDE è molto più grave: subito dopo la sviolinata iniziale sull’Italia come culla della cultura europea, egli passa a insultare l’Italia come un paese in preda alla degenerazione, una devianza che lui fa risalire ad almeno 20 anni fa, al “malgoverno di Berlusconi” che avrebbe retrocesso l’Italia a quello che lui chiama “il fanalino di coda d’Europa”. Poco gli importa che l’Italia sia il terzo contribuente europeo e terza economia della regione; forse se l’Europa rimane in piedi è un po’ anche grazie a noi.  

I suoi insulti non sono diretti puramente al governo giallo-verde, quindi, ma al Paese intero e ai suoi elettori, chiamando l’attuale governo ridicolo e sovversivo, addirittura un ammiratore di dittatori come Maduro.

Verhofstadt conclude sbottando che l’Italia “è sotto l’influenza del Cremlino, di Putin” e si augura di rimuovere la regola dell’unanimità al Consiglio europeo: l’ultimo baluardo legale che impedisce alle nazioni con un peso specifico più forte di imporre il loro volere sui “dissidenti” in minoranza. Senza di essa, l’UE potrà prender decisioni senza che l’Italia e molti altri stati siano d’accordo.

Il capogruppo “liberale” infine elenca i pochi personaggi italiani che lui reputa validi: tra di essi figurano Emma Bonino, Giorgio Napolitano. Questi sono i “grandi europei” che avrebbero dato luce all’Italia, queste le menti eccelse che l’avrebbero elevata, questi i personaggi capaci che le han dato il suo posto in Europa. In 7 anni dalla caduta di Berlusconi al 4 marzo passato, abbiamo visto che posizione han lasciato in eredità all’Italia: una nazione asservita e dipendente, una nazione che veniva accolta a braccia aperte solo quando assecondava i diktat europei e che è stata subito tacciata di essere “vomitevole” quando ha chiesto una giusta redistribuzione degli impegni in Europa.

Per questo oggi dico, troppo facile per la Sinistra italiana dire “quando c’eravamo noi l’Italia era accettata in Europa”. Troppo facile quando si prendono ordini senza discutere, troppo facile, signor Zingaretti, riverire il Maestro in aula e vantarsi di non venir mai ripresi. Per questo oggi trovo vomitevole lei che pur di attaccare i suoi rivali politici si dimentica la cosa che più la accomuna a chi l’ha votata: l’esser italiano.

Perché questo siamo: Italiani prima di tutto e tutti. Anche se non concordiamo con una parte del governo è becero e vile comportarsi come i principi italiani rinascimentali, che usavano allearsi con ogni potenza straniera pur di sconfiggere il proprio piccolo vicino rivale. Il detto “Franza o Spagna purché se magna” deve finire.

Il mio appello finale va a tutti i giovani e in special modo ai liberali, i moderati: capisco la voglia di cambiare il paese, ma cambiatelo dall’interno, con la buona amministrazione, non assecondate questo o a quel politico straniero di turno solo perché “denigra i grillini e allora è un amico”.
Oggi non c’è spazio per ignorare né tantomeno giustificare l’aggressione al nostro Presidente che non rappresenta sé stesso ma rappresenta l’Italia e gli italiani. Se lo giustificate, ammettete un’umiliazione verso la vostra patria e verso voi stessi da parte di un personaggio politicamente minuto e illegittimo quale è Verhofstadt. Un personaggio che guarda con estrema paura le prossime elezioni europee e sente i gruppi di potere per i quali lavora gridargli di alzare il tiro. Un personaggio così, a parer mio, è il primo fra i burattini e non è nella posizione di umiliare una cultura millenaria come la nostra.

Il plauso va a Conte per aver risposto in maniera decisa e a tutti coloro che nel governo lavorano per garantire all’Italia il posto che merita in Europa; in relazione all’importanza che la nostra nazione ha e che, forse, troppo spesso dimentichiamo.


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