Guy Verhofstadt, ti spieghiamo perché devi tacere

Di Alessio Valente

Ha fatto il giro dei social, il video in cui il capogruppo dell’Alde, Guy Verhofstadt, si esibisce in uno spettacolare J’accuse indirizzato al premier Conte e a tutta la classe politica italiana. Rimbalzato da bacheca in bacheca e da testata a testata, il discorso ha colpito molti italiani, ormai purtroppo preda facile di un complesso di inferiorità e una mancanza d’orgoglio senza precedenti.

Esibendosi in un buon italiano e iniziando rimarcando la grandezza che il popolo italico ha dimostrato nella storia, come da prassi retorica di chi vuol rabbonire, dopo pochi secondi il politico belga parte con la denigrazione. “Da fondatori dell’Europa siete diventati un fanalino di coda”.  Paradossalmente nessuno riesce a sorridere alla dichiarazione, che appare decisamente azzardata considerando il fatto che l’Italia, nel duemiladiciassette ha versato dodici miliardi all’ Europa, ricevendone solo nove indietro. Il tutto a fronte di una spesa belga di circa tre miliardi di euro e un ritorno di ben sette miliardi e mezzo.

Volendo fare due conti, un po’ barbari certo, ma fra barbari si spera d’intendersi, si potrebbe dire che l’Italia “dona” ogni anno al popolo belga circa due miliardi di euro, e che il rapporto fra il Belgio e l’Italia, più che assomigliare a quello di un faro illuminante e un fanalino di coda, somigli piuttosto al rapporto che intercorre fra un figlio stupido e un papà costretto al suo sostentamento. L’argomento “fanalino”, dunque appare già una tremenda ipocrisia e apre un discorso che non smentisce affatto il suo incipit.

Il super-europeista infatti continua criticando la scelta italiana di non allinearsi al resto d’Europa nel riconoscere legittima la carica del venezuelano Guaido’, il tutto, a detta del novello Zolà, per compiacere il Cremlino e seguire una politica di asservimento alla Russia. Forse Verhofstadt, dimentica che l’Italia ha perso ben cinque miliardi di euro a causa delle sanzioni che l’Europa ha deciso di imporre e di quanto proprio Conte, a cui tecnicamente è rivolto il discorso, è stato elogiato dal nemico numero uno della Russia, il presidente americano.

Ma è al termine della parabola che il capogruppo diventa più spassoso, poiché si imbarca in una ferrea critica ai Cinque Stelle, rei di aver tentato di allacciare rapporti con il leader dei gilet gialli Christophe Chalenchon. Un tentativo che il belga considera “ridicolo”, poiché Di Maio, nel duemiladiciassette avrebbe espresso la sua ammirazione per Macron e il suo partito En Marche. Ricordiamo anche noi al paladino della coerenza un fatto decisamente ridicolo: appena due anni fa, proprio lui ha provato a far accedere il movimento di Beppe Grillo all’Alde, conseguendo solo quella che rimarrà alla storia come una sonora sconfitta.

Verhofstadt però ha dalla sua parte un’arma micidiale: la fortuna. La fortuna di trovarsi a parlare a un popolo che ha perso da troppo tempo la capacità di utilizzare la propria memoria e il proprio pensiero critico, perdendosi troppo spesso nel piagnisteo e nell’esterofilia. La fortuna, inoltre, di trovare avanti a sé dei rappresentanti che non sono in grado, questo è vero, di tenere testa persino al rappresentante di un paese che, almeno in Europa, dovrebbe contare decisamente assai meno vista la condizione di zavorra in cui si trova ad essere.

In conclusione, vorremmo rimarcare la confusione mentale che attanaglia questo fervido amante del bel paese: dopo aver criticato il governo Berlusconi e averlo indicato come l’inizio della fine della potenza italiana, ha elogiato, fra gli altri, Emma Bonino. Beh, nel ’94 Bonino venne eletta proprio in coalizione con il partito di Berlusconi, che la nominò Comissario Europeo. Che dire: cosa non si fa per avere un po’ di peso, giusto?

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