Sogno d’Inverno: l’arte onirica di Simon Habert

di Simon Habert

Quiete, serenità: l’atmosfera incantata del bosco invita a sognare, nella danza delle ombre sul manto nevoso. Il diafano bagliore dell’alba filtra attraverso gli alberi, avvolto dalla foschia mattutina. Porta in dono lo sfavillare brillante dei riflessi sui cristalli di ghiaccio. Gli alberi in primo piano si stagliano verso la luce, come statue di antichi imperatori nella piazza del Foro Imperiale Romano. Come piedistalli di marmo nella foschia, le radici sono avviluppate dal brillante manto nevoso, coperta di gelo che si estende verso il basso nel desiderio di accarezzare le rocce sugli argini del ruscello, rocce che alla luce dell’alba restituiscono caldi riflessi dorati.
A sovrastare la scena, con soave serenità e surreale calma, la giovane protagonista afferma la sua presenza nella natura. La giovane, custode nel suo profondo di cosa significhi essere donna, esprime l’essenza della forza femminile, capace di portare discernimento diffondendo calore e luminosità, affrontando il gelo con semplicità e coraggio senza soffrirne, senza opporvisi direttamente. Lo piega alla propria volontà passeggiando con leggiadra imperturbabilità nella neve. L’espressione sul volto è contemplativa, gli occhi socchiusi comunicano una personalità castamente languida, fieramente decisa a vivere nella totalità il dono spirituale della Vita come celebrazione della libertà di esplorare la propria essenza al fine di accrescere le potenzialità volte al miglioramento di sé stessi e dei propri prossimi, fino al raggiungimento del dono supremo della Donna: la capacità di poter generare la Vita. Un dono in armonia con l’espressione e la realizzazione degli interessi e delle aspirazioni personali, all’opposto di una mera strumentalizzazione ed oggettivazione che annulla ed abbatte qualsiasi dimensione spirituale e trascendente. Un dono che può trovare pieno compimento solamente attraverso la complementarietà fra uomo e donna, nella dedizione dell’uno per l’altra e viceversa nel riconoscimento dell’unità e corrispondenza fra sentimento amoroso e generazione, attraverso l’istituzione familiare, fondamento nell’essenza della società. La Vita così concepita è dunque un Valore che supera la semplice esplicazione di una serie di funzioni biologiche, essa diviene entità trascendente la condizione materiale per entrare nella spiritualità tendente alla perfezione assoluta della condizione ultraterrena. La Vita diviene quindi un unico Essere in armonia ed unione con l’Immensità dell’Universo, un’unica forza che definisce l’espressione stessa di esistenza. Essa sottende ed unisce ogni elemento esistente, formando un delicato e meraviglioso equilibrio di energie che trovano espressione nell’immensità universale contenuta sia in ogni singolo essere che nella totalità della Natura.
La Donna, nella sua meravigliosa condizione di donatrice di Vita, è elemento integrante ed imprescindibile della Natura: donandosi alla sua stessa essenza ne diviene Regina e permette alla Vita di trasformarsi in Ente Eterno.
Segno della sua armonia con la Natura, quasi a volersi unire al paesaggio invernale, la giovane indossa un sottile drappo color ghiaccio che la avvolge ricadendole sul fianco, le pieghe del panneggio formano profonde ombre delineate da freddi toni bluastri, mentre la luce danza sui risvolti creando le onde di un mare in tempesta di stoffa pregiata. Un lungo lembo del drappo ondeggia mosso dalla delicata brezza mattutina fino a protendersi verso il manto nevoso nel desiderio di fondersi ai colori della natura.
I morbidi toni del paesaggio si riflettono nelle acque del ruscello che abbracciano le rive su cui passeggia la giovane, sfiorando le rocce scaldate dalla luce solare. Il movimento dell’acqua è lento, ritmico, ancora immerso nel torpore del sonno notturno che sta lentamente lasciando spazio alla vitalità di una nuova giornata. Rari cristalli di ghiaccio galleggianti sulla superficie dell’acqua donano al ruscello i bagliori argentati che caratterizzano i paesaggi di alta montagna. Le delicate onde si muovono da oltre l’orizzonte verso l’osservatore, portando con sé innumerevoli storie di vita a cui esse hanno assistito, desiderose di dare testimonianza dell’intensità spirituale della totalità e dell’equilibrio della Vita.
Un intreccio di forze in parte contrastanti ma in perfetto equilibrio fra loro, dove la crescita ed il reale progresso possono essere raggiunti solo dalla volontà di esprimere al pieno potenziale la propria essenza senza contrastare la propria storia e le tradizioni, nel desiderio di elevarsi spiritualmente. Un’ottica nella quale la libertà non è concepita come una totale e deforme assenza di oscuri ed indefiniti vincoli, nella ricerca di infrangere ogni assetto naturale e porsi in contrasto con l’essenza stessa della Vita. Una brama malsana di allontanarsi oltre ogni limite dal proprio essere per rifiutare qualsiasi identità e appartenenza nella inconscia volontà di formare un’indefinita nebbia di entità vuote, dedite unicamente all’effimera ricerca spasmodica di soddisfare avidità e vuoti egoismi. La Vera Libertà trova quindi identificazione nel trovarsi nella condizione di avere la possibilità di applicarsi in attività che siano in armonia con le proprie aspirazioni ed interessi nell’intento di migliorarsi e operare il bene per sé stessi ed il prossimo. La Libertà permette di conseguenza alla Vita di compiersi nella sua pienezza, fino ad esprimere il desiderio di donare sé stessi per un bene superiore, dal dedicarsi all’impegno per un interesse unicamente per passione, un’attività di lavoro oppure la vocazione alla politica, donarsi alla persona amata fino a giungere al sacrificio della propria vita per la Patria, coloro che amiamo e i connazionali.




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