Venezuela: la destra divisa tra Maduro e Guaidò

di Lorenzo Angelini

Nell’ultimo periodo, nelle cronache di politica estera italiana e non, sta tenendo banco il “caso Venezuela” con i movimenti politici di ogni fronte pronti a dire la loro su un argomento lontano, ma comunque caldo e che può avere ripercussioni anche nel nostro paese.
Il Venezuela nel secondo dopoguerra visse un momento di benessere, difatti non furono pochi i cittadini italiani che emigrano verso quel paese alla ricerca di maggior fortuna.
Tuttavia, dopo l’aumento della corruzione e un primo momento di crisi economica, nel 1998, venne eletto Presidente, in maniera legittima, seppur dopo aver fallito un capo di stato, il socialista Hugo Chavez, appoggiato anche dal partito comunista venezuelano. Chavez governò in maniera quasi del tutto incontrastata, grazie a continue elezioni programmate, fino al 2011, anno in cui si ammalò gravemente di tumore e che lo costrinse ad allontanarsi dalla scena politica fino al momento della sua morte nel 2013. Nello stesso anno, venne eletto Presidente, per successione Nicolas Maduro. La presidenza di Maduro ha ulteriormente peggiorato quella che era già una situazione compromessa, questo perché, a causa dell’aumento della corruzione e la diminuzione del prezzo del petrolio, l’economia venezuelana è ulteriormente crollata contribuendo ad un aumento del crimine, della povertà e dell’inflazione. Di conseguenza il popolo è insorto con le prime manifestazioni di piazza, che nel 2016 sono diventate vere e proprie sommosse.
Queste sommosse, ma anche le opposizioni democratiche, sono state immediatamente soppresse in maniera violenta dal governo di Maduro, con casi di uccisioni, maltrattamenti e tortura nei confronti dei manifestanti. L’autoproclamazione di Juan Guaidò.
Il 23 gennaio 2019, Juan Guaidò, capo dell’assemblea Nazionale di Caracas, Parlamento fantoccio dominato dall’opposizione, si è proclamato presidente ad interim del Venezuela, durante una delle innumerevoli proteste di piazza contro il presidente Maduro.
Immediata la risposta del Presidente degli Stati Uniti che è stato il primo a riconoscerlo come Presidente di riferimento dello stato venezuelano, seguito poi da Francia, Regno Unito, Spagna, Germania e la quasi totalità dell’Unione Europea (22 stati su 28 per esattezza), mentre, al contrario, Russia, Messico, Cina, Uruguay, Turchia, Cuba, Bolivia e Nicaragua continuano a riconoscere Maduro come presidente legittimo. Tra questi solo il Messico e l’Uruguay hanno dichiarato di continuare a sostenere il potere di Maduro solamente a patto che organizzi nel più breve tempo possibile delle nuove elezioni democratiche, invitando anche opposizione e governo a mediare per risolvere la crisi politica che è maturata. Cosa succede a destra. In una situazione così complessa, l’area della Destra Italiana si trova divisa, come spesso accade su argomenti di politica estera, quando ci sono due fazioni a “scontrarsi”, a contendersi un territorio, oppure, come in questo caso, una carica e la guida di uno Stato. Da una parte abbiamo quei movimenti e comunità che sarebbero pronti ad appoggiare la presidenza di Nicolas Maduro come l’unica legittima, prendendo posizione contro quella che vedono come una vera e propria usurpazione di Juan Guaidò, uomo politico di dubbio gusto, appoggiato dal Presidente Americano Donald Trump, visto da molti come una minaccia in quanto è arrivato già a minacciare di intervenire militarmente violando l’autonomia di uno Stato oggi debole, stremato da anni di proteste, ma comunque indipendente e sovrano. Dall’altra parte ci sono quei movimenti e comunità che invece riconoscono e appoggiano Juan Guaidò in quanto uomo che si è ribellato ad un governo socialista e comunista, definito da alcuni studiosi come “criminale”, colpevole, tra le altre cose. di aver impoverito e raso al suolo lo stato sociale di un Paese, portando all’esasperazione e sull’orlo di una guerra civile il popolo venezuelano. La terza via.
Quello che nessuna delle due parti vede, è che esiste un’altra posizione, quella di mezzo. In questa posizione di mezzo si trova il popolo venezuelano, che nella migliore delle ipotesi rischia di ritrovarsi con il minore dei mali, in quanto, né Maduro, ripudiato ormai da gran parte del suo popolo e da altre nazioni, né Guaidò, uomo politico mondialista, guidato da potenze straniere, possono o hanno intenzione di fare il loro interesse. Quello che una vera Destra sovranista dovrebbe augurarsi è che in Venezuela vengano proclamate quanto prima elezioni libere e democratiche, come non se ne vedono da anni, che le stesse elezioni siano oneste e non viziate da interferenze esterne. Che al popolo venezuelano venga data la possibilità di scegliere tra uno o l’altro pretendente, che gli venga data la possibilità di essere sovrano e di autodeterminarsi, e chiunque uscirà vincitore da queste elezioni, sarà il Presidente legittimo del Venezuela, per buona pace di tutti.

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