Conversatori e riformisti, conformisti e conservatori

di Andriy Galtieri

All’alba del primo congresso di Fratelli d’Italia, nel 2014, a Fiuggi, Giorgia Meloni lanciò il leitmotiv “non moriremo democristiani”. A intendere “non compiremo sotterfugi per ottenere il Potere”, cosa che a destra è – o dovrebbe essere – comportamento deprecabile.
Si parlava tanto di un’alleanza, di un fronte comune – nazionale, addirittura – con la Lega (ex) Nord in Italia e con la Le Pen ed il “suo” Front National in Europa, con l’aggiunta di Fidesz, partito della destra governativa ungherese, con un imprecisato occhiolino a Putin. Ora, tutte queste cose, un po’ meno l’accordo con gli ungheresi, sono state realizzate dalla Lega di Salvini, non più solo nord ma Lega e basta.
La Lega, dalla nicchia del 4% è arrivata al co-governo e al 30% sicuro. Fratelli d’Italia, dopo altri cinque anni è alla prova della soglia di sbarramento: per superarla il Presidente le sta provando tutte, dall’aggregazione del siciliano Nello Musumeci, “vecchia” conoscenza della destra trinacria, all’arruolamento dell’ex-delfino di Silvio Berlusconi, Raffaele Fitto, insomma, di tutto un po’. Tutto ciò che è tricolore al “partito dei patrioti”, va bene, una strategia d’emergenza per un partito che se a livello parlamentare è cresciuto – complice o meno la nuova legge elettorale – torna a fare i conticini, territorio per territorio, sezione per sezione e circoscrizione per circoscrizione nella tornata elettorale del prossimo maggio. Quindi arruolando tutto ciò che è rimasto fuori dalla cosiddetta “Lega Sud” – ovvero gli ex-AN che non sono più rientrati sotto la Fiamma – la Meloni prova il tutto per tutto per prendere degli eurodeputati e dire la propria nelle istituzioni europee di cui si dice dubbiosa.
Se la Lega – e le intenzioni del Matteo di Governo – “rotolano verso Sud”, Fratelli d’Italia sta tentando di costruire una sorta di partito conservatore “british style”, almeno nelle istituzioni, cercando di sfruttare l’ennesima occasione per modernizzarsi, chiudere in modo definitivo la partita con il passato, vedremo se riuscirà nell’impresa di cambiare etichetta. Sicuramente ha dovuto appaiare al termine “sovranista”, con cui fece già una manifestazione, “Italia Sovrana”, i termini “conservatori” e “riformisti”, forse per convinzione o forse per convenienza?
Diciamo che è un’abile mossa di scienza politica, non si sa quanto sia spendibile dal profilo della “coerenza politica”, passare dalla destra sovranista ed euroscettica alla destra conservatrice ed eurocritica, soprattutto agli occhi di alcuni elettori i quali potevano “essere guardati negli occhi” solo dal partito della Fiamma. Giorgia Meloni ha, in questo modo, allargato il proprio bacino di voti e influenze elettorali: staremo a vedere se questa strategia darà i propri frutti alle urne.
In tutto questo contesto s’inserisce l’adesione al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei formalizzata l’altro ieri a Roma all’interno di un convegno con tutte le componenti di tale eurogruppo, all’intervento del Presidente Meloni è seguito quello dell’ex-vice presidente del gruppo in questione, Raffaele Fitto, ai tempi, però in quota Direzione Italia.
Diciamo, non troppo rumorosamente, che la destra ha – forse – trovato il modo di legittimarsi e rendersi partner di governo dei popolari anche in Europa. Estremizzando e con tutte le dovute tutele del caso possiamo dire che questa presa di posizione ed anche in funzione del risultato è paragonabile alla svolta di Fiuggi del 1995 che rese il “partito dei reduci della RSI” il compare di governo del Governo Berlusconi I.
Che a Giorgia Meloni – e ai suoi neo-compari – riesca di diventare la chiave di volta per ricostruire l’Europa, una vera Europa e non la cricca burocratica che misura il diametro delle vongole o delle quote latte, che riesca a voltare pagina dai residuati ideologici del Novecento, ripulendo dai retaggi e dai fantasmi del passato, una formazione, riscattando una e più generazioni di giovani ragazzi che non ne possono più di stare “in panchina” per errori di posizionamento di chi li ha preceduti?
Come si suole dire, ai posteri l’ardua sentenza!

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