Il destino dell’Europa

di Manuel Berardinucci


Molte sono le aspettative riguardanti le imminenti elezioni europee del 26 maggio. In Italia in particolare ci si chiede quali potrebbero essere le ripercussioni sul governo nazionale alla luce dei risultati. Ma ci si interroga, soprattutto, sul destino dell’Europa e di quella gabbia che le è stata costruita attorno: l’Unione Europea. Di certo i nazionalisti, i populisti, i sovranisti, sembrano avere il vento in poppa. Un vento, tuttavia, non sufficiente a determinare una vittoria schiacciante, neanche con la collaborazione dei Conservatori. Infatti, mentre i Socialisti, dopo aver destabilizzato i Paesi di mezza Europa, sono in declino, i Popolari mantengono salda la loro posizione. E’ proprio sull’atteggiamento di questi ultimi, soprattutto in Italia, che molti si stanno illudendo, ipotizzando un’alleanza di tutti coloro che non siedano a sinistra dell’emiciclo, dai populisti ai popolari e vedono nell’Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei il “trait d’union” tra due mondi così distanti. Fantapolitica. Non siamo in Italia, in cui per 20 anni i moderati e liberali, i nazionalconservatori e i populisti hanno trovato la quadra per governare il Paese in nome di alcuni valori e principi fondamentali. In Europa si trovano interessi diversi, giocano altri personaggi. Bisogna tenere innanzitutto presente l’atteggiamento del centrodestra, nelle varie Nazioni europee. In Francia i Repubblicani, al secondo turno, non hanno esitato a dare manforte all’europeista Macron, per affossare Madame LePen. In Germania, la democristiana Angela Merkel, guida un governo di Große Koalition con i Socialdemocratici. Va tenuto conto che in questi anni il PPE ha governato in stretta collaborazione con il PSE e lo ha sempre fatto per mantenere intatto lo status quo europeo. Perché ora dovrebbe cambiare qualcosa? La sinistra è in discesa, vero, ma restano i liberali di ALDE, prima di consegnarsi al “populista”. L’unica opzione che potrebbe vedere una maggioranza siffatta, potrebbe essere quella in cui, l’ala più conservatrice del PPE, decida di scindersi dal gruppo moderato, per avviare un dialogo con i Conservatori e i Sovranisti. Una possibilità non escludibile, ma su cui non farei molto affidamento. Kurz e Orban potrebbero rappresentare le uniche speranze, ma nessuno dei due ha reale interesse ad abbandonare il PPE.
Insomma, credo che il risultato di queste europee avrà un alto valore simbolico, poiché testimonierà, me lo auguro, la virata di un’intera comunità verso destra. La condanna della gente comune, ai palazzi di Bruxelles, sordi e ciechi da tempo davanti alle loro istanze. Ma pochi cambiamenti concreti, per due ragioni:1) il Parlamento Europeo ha un potere limitato; 2)la riscossa non può iniziare “a monte”, ma “a valle”. Non possiamo pretendere che sia un organismo sovrannazionale a restituire sovranità alle nazioni, perchè anche se accadesse, quest’ultima sarebbe farlocca, poiché ottriata, gentilmente concessa. La sovranità invece non può esistere come concessione, è insita nella natura stessa di uno Stato. Uno Stato che non sia sovrano, non è tale. Perciò devono essere le Nazioni, anche collaborando tra di esse, a pretenderla attraverso l’operato dei governi nazionali. Questo può apparire un invito ad abbandonare la comune casa europea e ammetto che, talvolta la tentazione di abbracciare posizioni così drastiche c’è, ma non lo è. E’ invece un’esortazione a stravolgerla radicalmente, proprio per evitare di vederla morire, per impedire che imploda in se stessa. L’Europa è un’antica dimora in decadenza, occupata da barbari incivili. Bisogna innanzitutto scacciare i barbari incivili e successivamente, non è sufficiente apportare qualche aggiustamento qua e là, ma si rende necessario un serio, profondo e accurato lavoro di restauro. Bisogna ridefinire i confini entro i quali opera l’Europea (che vanno notevolmente ridotti) e dopo i quali le decisioni sono determinate dalla Nazione Sovrana. E’ urgente rivedere tutti i trattati europei che rappresentano un cappio al collo per le economie di svariati Paesi membri. Vanno aiutate le Nazioni di confine a difendere l’Europa dalle orde migratorie. Deve essere fermata un’Unione a due velocità che ha dei binari preferenziali per alcuni dei suoi aderenti. Insomma sono diverse le questioni da affrontare, e devono essere gli Stati Nazionali a porle sul tavolo.



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