Solo la bellezza ci salverà: una Rivoluzione Culturale per i Comuni italiani

di Manuel Berardinucci

Il Comune di Siena nel 1296 si dotò di una Costituzione redatta in latino, che verrà, nel 1309, tradotta in volgare, per consentirne la lettura e la comprensione all’intera cittadinanza. Si legge, in uno dei passaggi che chi governa, deve avere a cuore “massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini.” Un invito dunque, per chi governa, a salvaguardare l’estetica del Comune, un invito che risulta quanto di più attuale possa esserci, in un momento in cui a nessuno sembra importare della bellezza in quanto tale.

Abbiamo visto disinteresse per il settore turistico e dei bei culturali, crolli di preziosi e antichi muri, monumenti e fontane sfregiati, musei chiusi per interminabili lavori in corso, mari inquinati, parchi devastati e tutta una serie di orrende realtà quotidiane che vanno a formare un orrendo affresco di una civiltà votata al brutto. Avremmo invece bisogno di una Rivoluzione Culturale (sebbene “Rivoluzione” non sia un termine che apprezzi particolarmente, è adatto al contesto) in grado di restituire ai cittadini una coscienza civile che li faccia sentire parte di una comunità, e in quanto tali, responsabili delle conseguenze che le loro azioni potrebbero avere sulla collettività e ai governanti quello spirito degli antichi signori che per dar lustro alle loro località (e spesso a loro stessi) commissionavano grandi opere, restauri, abbellimenti per il complesso urbanistico ecc.

Non pretendo di certo che i moderni amministratori locali diventino dei Mecenati, ma che quantomeno abbiano la consapevolezza che spendere soldi nella “bellezza”, non significa sprecarli, ma anzi investirli in qualcosa che, se saggiamente realizzato, e poi conservato e tutelato, sopravvivrà alle generazioni, creando quella catena continua che rende un popolo tale. E poi si parla dei forestieri, nel passaggio citato della Costituzione Senese e vale la pena ricordare (nonostante sia un concetto abusato e banalizzato, ma mai concretamente messo in atto) che l’Italia potrebbe vivere di turismo. Le bellezze nostrane, se ben valorizzate, inserite in un sistema ben organizzato, con strutture concorrenziali e Istituzioni che entrano in sinergia con le realtà territoriali (è assurdo, ad esempio, che nella nostra Nazione, alcuni hotel reputino più semplice e trovino maggior collaborazione dalla parte dello Stato, nell’entrare nel sistema dell’accoglienza ai migranti, piuttosto che svolgere le loro usuali mansioni) possono davvero salvarci. Servono però persone preparate, volenterose e che abbiano a cuore “massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini.”

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