Carnevale: dietro le maschere comiche l’esasperazione

di Martina Vargiu


Il Carnevale a Cagliari è una tradizione molto cara a tutti gli abitanti della città. Con i riti e i suoi canti tipici, racconta il modo d’essere originale e caratteristico del capoluogo sardo, oltre che appunto il forte legame tra la città e i simboli che la rappresentano.
Le maschere nascono tutte dalla esasperazione comica di figure tipiche come sa fiùda, la vedova inconsolabile o su caddemis, il mendicante che chiede l’elemosina.

O come sa panettiera, ovvero la panettiera che va in giro per strada a spifferare i segreti degli abitanti del quartiere. Una filastrocca tipica “Cambarà cambarà cambarà e maccioni, pisciurrè, sparedda e mumungioni!” viene intonata durante le sfilate del martedì e del giovedì grasso richiamando il mare e ai suoi doni, elemento fisso delle manifestazioni. I Cagliaritani amano il loro mare e non perdono occasione per celebrarlo e rendergli onore. E anche il Carnavale ne è un esempio. Il momento più importante di tutta la manifestazione, però, rimane il giorno della cosiddetta pentolaccia, durante il quale il Carnevale viene bruciato. Qui, per tradizione, prende le sembianze di Re Giorgio, o Re Cancioffali, simbolo della burla e della golosia. Il suo rogo, tra le grida della folla in festa, segnerà la fine del Carnevale e l’inizio della Quaresima.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *