La metamorfosi dei 5 stelle

Di Mattia Ventroni

Era il quattro novembre del 2009 quando Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio fondarono il Movimento 5 Stelle. L’idea nasce sulla scia dell’esperienza del Movimento ‘amici di Beppe Grillo’, attivo dal 2005, e dalle liste civiche a 5 Stelle presentate la prima volta per le amministrative del 2009. Gli ideali del Movimento si pongono al di sopra degli schemi classici, destra contro sinistra, ma ambiscono a una politica più pulita, meno burocratica e attenta ai bisogni dell’ambiente e della classe sociale più povera.

Fortemente antipartitico, il Movimento si propose da subito come qualcosa di alternativo alla politica che ha sempre caratterizzato il nostro Paese. Ci sono tante cose che sono cambiate nel corso del tempo. I vincoli dei due mandati per i deputati, il voto favorevole a tutte le autorizzazioni a procedere per quanto riguarda deputati e senatori, l’assoluta intransigenza verso realtà come TAV, Ilva e qualsiasi cosa puzzi di impatto ambientale negativo. Progressivamente tutte queste idee, che hanno rappresentato l’ossatura del movimento sono mutate per poi, in alcuni casi, arrivare ad una completa abolizione e trasformazione.

Quali sono le ragioni di questi cambiamenti? A mio parere, molti deputati, una volta assaggiato il gusto del potere ed essere entrati nel sistema  politico non hanno saputo rinunciare ai benefit che la classe dirigente del paese gode. Hanno capito che molte loro idee erano semplici sogni di ragazzi rivoluzionari. In poche parole hanno capito loro stessi che non erano realizzabili. Luigi di Maio, diventato capo politico del Movimento, ha creato pian piano sfumature che hanno reso questo cambiamento più graduale. Forse Beppe Grillo non è così d’accordo con la nuova veste della sua creatura. Ma forse è stanco per buttarsi di nuovo nella mischia. È possibile che questo distacco, questa politica del ‘compromesso’ abbia fatto perdere loro tanti consensi? A voi le vostre valutazioni.

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