L’era della post-ideologia

di Leandro Castelli

In Italia si sta vivendo in un periodo senza ideologia e figure di riferimento, con una distanza temporale breve si è visto il PD passare dal 40% al 18% in quattro anni e il Movimento 5 stelle è passato dal 33% delle scorse elezioni al 22% (stando agli ultimi sondaggi) invece la Lega che è passata dal 17% di un anno fa al 30%.
Una grande differenza rispetto alla Prima Repubblica, dove l’elettorato era molto più consolidato, legato fondamentalmente ad un’ideologia.
Questo fenomeno di distaccamento ideologico è da attribuirsi anche al mondo dei mass media e dei social, dove le persone, in modo volontario o involontario, assorbono tante informazioni e cambiano facilmente idea.
Un altro tassello da aggiungere a questo fenomeno è anche l’emergere del leaderismo: la maggior parte delle persone ha votato la Lega per votare Salvini, non per ideologia del partito, come fu il Partito Democratico ai tempi di Renzi, quindi c’è un distacco logico tra partito/ideologia e persona rappresentativa di questo.
Questa mania idolatrice non fornisce un elettorato consolidato, anzi, rende l’elettore più propenso a cambiare idea.
Nella Prima Repubblica, la Democrazia Cristiana si assestava tra il 35% e il 40%, arrivando quasi al 50% nelle elezioni del 1948, a parte questo picco, comunque, il bacino di riferimento restava costante.
Nel periodo socio-politico contemporaneo non accade, manca il senso di appartenenza.

Siamo noi giovani a dover cambiare questo trend negativo, noi dobbiamo conciliare l’ideologia con i fatti, solo così si può ritornare ad avere un elettorato consolidato e soprattutto fedele.

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