Meglio vivere “una vita de merda” che un giorno da Cirinnà

di Manuel Di Pasquale.

8 marzo: la festa della donna, che serve per ricordare le conquiste fatte dal gentil sesso in ambito di diritti, purtroppo, è diventata la classica carnevalata radical chic. Alcune, qualche giorno fa, sono scese in piazza, senza una reale motivazione: è il caso di Non Una Di Meno. Insulti, bestemmie, volgarità varie e motivazioni fuori da ogni logica. Sì, perché tra un “il corpo è mio e non di quel porco di D…”, c’erano alcuni manifesti che spiegavano le ragioni per cui queste ragazze erano in piazza: “sciopero transfemminista”, “non c’è il sesso che vuoi sulla carta d’identità? Sciopera”, per proseguire con “non trovi lavoro? Sciopera”.

Tra tutte queste provocatrici, però, ve n’era una nota ai più: la senatrice Monica Cirinnà. Sì, lei, quella che si batte “per fermare l’odio omofobico”, la donna delle unioni civili.

La Cirinnà, per chiudere il cerchio provocatorio di questi mesi, ha sfoggiato un cartello con scritto “Dio, Patria e Famiglia. Che vita de merda”.

Per la senatrice, quindi, avere dei valori da difendere è qualcosa di sciocco. Si può non riconoscere il termine Dio, essendo l’Italia uno stato laico, perciò la religione cristiana non è per tutti, ma spalare letame sui termini “patria e famiglia” dimostrano pochezza da parte di chi ha scritto quel cartello, in special modo da chi ha riceve migliaia di euro ogni mese proprio dalla patria che lei dovrebbe rappresentare.

Valori che emergono quando si ha qualcosa da difendere, che ti fanno alzare la testa nei momenti bui.

I troppi agi, i troppi vizi di oggi stanno provocando un vuoto: in molti non hanno ideali, non hanno una linea precisa, non sanno quale scopo dare alla loro vita.

Poi, ci siamo noi: “Dio, Patria e Famiglia”, per dare colore al grigiore di questo momento storico. Noi, che col nostro motto, abbiamo uno scopo nella nostra vita, quindi viviamo per qualcosa. Studiamo, lavoriamo, costruiamo qualcosa giorno per giorno perché abbiamo dei pilastri, delle fondamenta su cui edificare.

Patria, al giorno d’oggi, da difendere, visto che la guerra non è più armata, ma ideologica: le nostre radici, la nostra cultura, la nostra storia, così come la nostra lingua, sono sotto attacco da parte della realtà globalista. Famiglia, per non cadere in quello che potrebbe diventare un mondo descritto da Huxley: nessun legame, nessun sentimento, niente di niente. Un mondo, quello, diviso in caste, di contemporanei, di nessuno che si interroga su cosa vi era prima. Perciò, senza identità, soprattutto senza che qualcuno abbia un minimo desiderio di realizzazione, e per di più senza amore, né per persone, né per ciò che si fa.

È più “vita de merda” quella del non avere una meta, piuttosto che essere dall’altra parte della barricata.

Ah, per chiudere il cerchio: la Cirinnà si batte da sempre per le famiglie arcobaleno. Anche loro, essendo “famiglia” un termine fondante del trittico, vivrebbero una “vita de merda”?

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