Lealtà, un valore antico

di Manuel Berardinucci

“Io non preferirei né l’uno né l’altro; ma, se fosse necessario o commettere ingiustizia o subirla, sceglierei il subire ingiustizia piuttosto che il commetterla.”
Socrate


L’etimologia della lealtà


“Lealtà” deriva dal latino “legalitas” e indica la predisposizione personale ad essere corretti, rispettosi, in grado di prestar fede alla parola data, seguire senza indugi una determinata linea valoriale. E’ insomma un termine che non si presta ad un solo ambito dell’esistenza, ma è anzi globale, chiunque e in qualsiasi momento può scegliere di perseguirlo o tradirlo. La lealtà può essere nei confronti di un amico, della persona amata, della famiglia, di un’istituzione e persino di un avversario.

La lealtà nella Letteratura

Come sempre, l’antichità, tra personaggi letterari e reali, ci fornisce svariati esempi di come la lealtà possa essere perseguita, talvolta a scapito della propria felicità o della vita.
Penso a Penelope che attende il suo Ulisse per vent’anni senza cedere alle lusinghe sempre più insistenti dei proci, penso a Socrate che davanti alla possibilità di fuggire aiutato dal suo amico Critone da un’ingiusta condanna a morte, preferisce morire e restare leale alla legge.
Ma penso anche al commissario Javert, del romanzo “I miserabili, che incapace di arrestare la sua nemesi Jean Valjean, per via dell’indubbia tempra morale di quest’ultimo, ma al tempo stesso inorridito dall’idea di tradire la legge, sceglie di suicidarsi gettandosi nella Senna e lasciandosi annegare.

Personaggi celebri e il loro legame


Tanti altri sarebbero i personaggi da citare, tutti diversi, con ruoli differenti, differenti classi sociali, epoche e convinzioni politiche o religiose, ma resi simili da qualcosa: non vivono esclusivamente per loro stessi. Lamentiamo infatti, nella società odierna, una sempre maggiore e trasversale mancanza di lealtà, tra amici, nelle coppie, in politica, o anche semplicemente nelle piccole comunità cui ognuno di noi appartiene per un periodo della propria vita come la classe o la scuola. Tale mancanza non è fisiologica, non c’è nulla di già scritto, è soltanto il frutto di un mondo che mira, sempre di più, ad individualizzare bisogni, desideri e aspettative e a “comunizzare”, invece, gusti, tendenze e modelli. E’ come se ognuno di noi dovesse pensarla in maniera similare all’altro, ma poi si debba sgomitare tra di noi per ottenere ciò che si desidera. Attenzione, questa non è una critica all’ambizione o al sistema concorrenziale che è sacrosanto per portare le eccellenze ad emergere.

La deriva del mondo moderno


E’ la critica alla concorrenzialità slegata dal contesto sociale e comunitario del quale si fa parte. Dio è passato di moda, così come i grandi ideali e qualunque cosa non sia tangibile. E dinnanzi ad una realtà così piatta, non resta che l’individuo con il suo obiettivo e di mezzo soltanto una serie di ostacoli di cui sbarazzarsi con ogni mezzo. Se desideriamo che la lealtà torni un valore, non possiamo limitarci a denunciarne la scomparsa, ma abbiamo il dovere di attivarci per ricercare le cause di un vuoto spirituale che ci slega da qualunque vincolo.
Contestuale è la mancanza di propensione al sacrificio, non per ottenere dei risultati di breve, medio o lungo termine, ma per la semplice soddisfazione di aver fatto la cosa giusta.
Complice il relativismo culturale degli ultimi anni, che ha sempre posto più in dubbio cosa fosse giusto e cosa non lo fosse, demandando all’individuo il potere di valutare le situazioni, esclusivamente in base ai suoi desideri nel momento presente.
Di fronte ad una società che non pone una Stella Cometa da seguire, la lealtà diventa accessoria se non ingombrante, perché, senza dubbio, lede l’assoluta libertà di scelta e la stringe entro certi vincoli morali. Comoda la slealtà, senza dubbio, ma prima o poi, anche chi la infligge ne sarà vittima.


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