17 Marzo: l’Italia riscopra se stessa!

di Leonardo Rivalenti.

Il 17 Marzo 1861, pochi mesi dopo la conquista del Regno delle Due Sicilie, il Parlamento del Regno di Sardegna offriva a S.M. Vittorio Emanuele II la Corona d’Italia, proclamando ufficialmente il Regno d’Italia. L’Italia tornava così, dopo avere trascorso più di un millennio divisa tra diversi Stati e contesa tra potenze straniere, ad essere uno Stato unitario.

Va ricordato che non fu un processo facile. Trovò certamente non poca resistenza, sia da parte dei diversi sovrani locali che, in alcuni casi, delle stesse popolazioni, non sempre inclini ad accettare di libera e spontanea volontà cambiamenti nei propri confini e nelle proprie istituzioni.

Nonostante tutto, l’unificazione andava fatta. L’Italia andava unita e questo era un imperativo imposto dai nuovi tempi, che vedevano consolidarsi sempre più Stati nazionali e potenze imperiali. Non unificare l’Italia sarebbe stato come accettarne la distruzione e il declassamento a scacchiera degli interessi stranieri. Questa era una condizione che l’Italia e le sue genti avevano già sopportato per troppo tempo e non poteva sussistere.

A dimostrazione della necessità di portare unità nella penisola, si pensi che questo era stato non solo il desiderio comune di liberali e nazionalisti, ma anche di figure fortemente legate allo spirito del Congresso di Vienna, come era il caso del Duca Francesco V di Modena (un Asburgo-Este), il quale auspicava e tentò di portare a capo, senza riuscirci, una confederazione Austro-Italiana.

Non sorprendentemente, però, una buona porzione delle élites e anche della popolazione, mancavano d’iniziativa e lungimiranza. Era necessaria quindi un’azione determinata, che strappasse l’Italia al suo stato di ozio e la riportasse nella storia. Tale missione ricadde quindi su Casa Savoia, capeggiata da S.M. Vittorio Emanuele II, che affiancato da un abile diplomatico come Cavour dimostrò che la sua Casata e il suo Regno erano all’altezza del compito.

Il 17 Marzo, l’Italia tornava quindi ad essere una nazione. Non era mai stata la “mera espressione geografica” di Metternich, almeno non sul piano culturale, dove si riconosceva storicamente l’esistenza di una popolazione Italica, anche se con le dovute differenze, in quella regione estesa dalle Alpi a Lampedusa e da Nizza fino a Fiume. Non solo, ma il Regno d’Italia aveva dei precedenti storici. Si pensi al Regno Longobardo d’Italia, la cui Corona Ferrea fu poi utilizzata sia da Napoleone Bonaparte che dai Savoia e al fatto che il titolo di Rex Italiae fosse stato mantenuto anche sotto il Sacro Romano Impero.

La proclamazione del Regno non era però un traguardo, ma piuttosto un nuovo punto di partenza per la nostra patria millenaria. Questa data segnava l’inizio di un nuovo ciclo ancora in andamento, fatto di grandi statisti, lotte gloriose e grandi ideali, ma anche di sconfitte, disgrazie e tradimenti.

Oggi l’Italia è una Repubblica. I Savoia sono stati deposti e tenuti in esilio fino al 2002, mentre la loro memoria è ancora infangata. Terre Italiane per storia e cultura (penso all’Istria e alla Dalmazia, per citare due esempi), sono in mano a nazioni straniere e la stessa Italia si trova in una situazione in cui molti si domandano quanto sia veramente sovrana. Il 17 Marzo, così come il 4 Novembre, non sono più feste nazionali. Forse potrebbero ricordare agli Italiani di essere anche una nazione di vincitori? Forse perché il passato è troppo glorioso per la nostra Repubblica? La nazione viene invece celebrata con il 25 Aprile, che segna l’invasione e la sconfitta dell’Italia nella Seconda Guerra e con il 2 Giugno, data di un estremamente discutibile referendum che ha portato al crollo della monarchia e allo stabilimento della Repubblica. In breve, con due date non solo molto poco gloriose, ma anche fortemente divisive.

Mi fermo qui, non essendo mio desiderio fare polemica o presentare una lunga lista di problemi inerenti alla Repubblica Italiana. Voglio invece auspicare che il 17 Marzo, data della Proclamazione del Regno d’Italia, diventi una data unificatrice per tutti. Che sia ricordato soprattutto come il giorno in cui l’Italia è venuta a essere nuovamente nazione unita ed è tornata ad avere l’opportunità di scrivere il suo destino e da nazione avente la Città Eterna per capitale, dimostrarsi all’altezza della sua missione storica e compierla. Concludo quindi con un aforisma di uno degli ultimi grandi statisti Italiani: S.M. Re Umberto II: “Innanzitutto, sempre, Italia!”

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