Esplorando Lo Stivale: Isola del Gran Sasso #4

Redatto, assemblato e curato: Samuel Tavoletti.
Collaborazioni: Manuel Berardinucci, Noemi Mascioli, Silvia Panfili.

Storia

Isola del Gran Sasso era anticamente una vera e propria isola, circondata dai fiumi Ruzzo e Magone, da cui prende il nome.

Le prime tracce risalenti ad essa risalgono al XI secolo, precisamente nel 1063, quando Adalberto donò una sua proprietà del “Castello de la Isola” alla cattedrale di Santa Maria di Teramo.

Dopo esser stata posseduta da vari feudatari, verso il 1215, San Francesco D’Assisi, giunto sull’isola, fondò un convento per i suoi frati che oggi prende il nome di “Santuario di San Gabriele”.

Nel 1495 subì l’invasione degli aquilani, fu annessa al Contado dell’Aquila e nel 1559 il marchese, Fernando de Alcaron, istituisce in Isola un Ufficiale per assicurare l’ordine pubblico.

Sotto il governo del Re Giuseppe Bonaparte, venne abolito per sempre il sistema feudale e con l’Unità d’Italia l’isola fu soggetta ad episodi di brigantaggio postunitario.

Finalmente nel 1863 il comune prese il nome di Isola del Gran Sasso e, nonostante i vari eventi sismici, quest’isola riesce ancora a raccontare la sua storia attraverso le miriadi di risorse che riesce ad offrire.

(Isola del Gran Sasso, anni 50’)

Economia e politica

La cittadina, come la maggior parte dei paesi interni dell’Abruzzo, vive principalmente di agricoltura e allevamento. Due importanti risorse del territorio, messe in crisi dal terremoto del 2017, che ha danneggiato case, stalle e fabbricati rurali. Proprio nel novembre dell’anno da poco trascorso, infatti, il paese ha ricevuto la visita del Ministro delle Politiche agricole, Centinaio, che ha predisposto un fondo di 70 milioni di Euro e la messa in vendita di 7.700 ettari di terreno per offrire opportunità ai giovani che vogliono rilanciare il settore agricolo facendo impresa e portando innovazione.

Particolare importanza per la comunità dell’Isola del Gran Sasso, la riveste il turismo, in particolare quello religioso, dovuto alla presenza del Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, meta ogni anno di più di un milione di pellegrini.

Attrazioni

Gli ovicoltori abruzzesi, per la prima volta, riescono a far spostare una delle manifestazioni più importanti del panorama agricolo regionale nell’entroterra teramano, l’isola del Gran Sasso.

Il campionato regionale di potatura dell’olivo, organizzato dal Dipartimento dell’Agricoltura della Regione Abbruzzo, si svolgerà ai piedi del Gran Sasso per far gareggiare 35 concorrenti che si aggiudicheranno il titolo regionale delle potature e un accesso alla fase nazionale.

Per chi invece non è attratto da questo tipo di attività, non deve preoccuparsi.

Se quest’isola è riuscita ad attirare ben più di 6000 giovani per i 100 giorni all’esame, sicuramente riuscirà ad affascinarvi in qualche modo.

Da visitare assolutamente è il Santuario di San Gabriele dell’Addolorara, meta di pellegrinaggio, dove si possono ammirare un gran numero di affreschi che raffigurano i santi patroni della zona come San Francesco d’Assisi, Tommaso apostolo e Antonio di Padova. Un piccolo recinto però, a ridosso della colonna di destra, protegge uno dei luoghi più importanti, la tomba di San Gabriele, che racconta secoli di strepitosi prodigi.

Situata nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, si possono ammirare: svariate specie di animali, come il lupo, il cervo, l’aquila reale, il gufo, lo scoiattolo e la gazza; paesaggi mozzafiato composti da prateria ad alta quota, nevai, ghiacciai, pinete lussureggianti e cascate infinite.

Risalendo gli argini del torrente Russo, possiamo scorgere il Castello di Pagliara, il quale domina le Valli del Vomano, del Mavone e del Fino. 

Dopo esser stata occupata da prima del 1000 fin’oltre il 1300 dai Conti di Pagliara, si possono visitare i resti delle strutture medievali e la graziosa chiesetta di Santa Maria di Pagliara, ancora reduci dalle scosse di terremoto.

Questo comune, inoltre, è un punto di partenza di diverse escursioni che risalgono il versante teramano del Gran Sasso.

Qui si possono intraprendere bellissimi percorsi tra natura, storia e cultura: dai Castelli al fondo della Salsa al lago al castello di Pagliara, dalle piane del fiume dell’eremo di Santa Colomba a forca di Valle a Pianalunga.

In poche parole, se decidete di avventurarvi in questo percorso, nello splendido territorio dell’Isola del Gran Sasso, potrete allargare il vostro bagaglio storico e culturale senza rinunciare ad uno stretto contatto con la natura circostante.

(Santuario di San Gabriele dell’Addolorata)

Miti e leggende 

Il paese, come suggerisce il nome, sorge ai piedi del Gran Sasso, massiccio montuoso abruzzese, strettamente legato ad un’antica leggenda di dolore e morte. Si narra che molti anni or sono, la dea Maja, proveniente dalla lontana Frigia (Anatolia), giunse nei boschi abruzzesi alla ricerca di una cura per il figlio Ermes, detto “il Gigante”, gravemente ferito in battaglia. Un oracolo infatti le aveva rivelato che avrebbe trovato un’erba miracolosa ai piedi di un Grande Sasso, su di una montagna altissima. Dopo giorni di duro cammino arrivarono alla meta, ma quando l’erba era ormai vicina ad esser colta, il Gigante, stremato dalla fatica, morì. Maja lo seppellì ai piedi del Grande Sasso che, in onore del figlio, da allora fu chiamato ‘il Gigante’ e sul quale sorse la suddetta montagna, che ancora conserva le fattezze di un Gigante che dorme. Poi, impazzita dal dolore, fuggì sulla montagna di fronte, dalla quale si poteva vedere il luogo dove era sepolto il figlio. Visse nelle grotte, in compagnia delle bestie feroci, aiutata e sfamata dai pastori del luogo, impietositi dalla sua triste storia. Proprio loro, alla sua morte, la seppellirono sulla montagna ove era vissuta e che, in suo onore, fu chiamata ‘Majella’ cioè ‘madre’, come ancor oggi viene chiamata dagli abruzzesi. Narrano i pastori che, quando sulla Majella infuria la bufera, insieme all’urlo del vento, si senta la voce di Maja che, disperata, invoca suo figlio.

Piatti tipici

L’isola del Gran Sasso ancora oggi conosciuta da molti ragazzi e adulti, non solo per il famoso santuario nonché patrono d’Abruzzo, ma anche per i suoi piatti genuini.

La località è legata tanto alle tradizioni e alla cucina di origine contadina. I loro piatti, infatti, sono costituiti da pochi, ricchi e semplici ingredienti.

Come in ogni tradizione che si rispetti: sulle tavole degli abruzzesi non possono mancare mai carne di pecora e una varietà infinita di salumi fatti in casa.

Nel paese isolano si mangia spesso il “castrato” : una ricetta poco costosa e

facile da prepare. Un piatto tipico costituito da giovane e fresca carne di agnello o pecora. Il piatto viene generalmente cotto in umido, stufato o alla brace.

Andate a visitarla e ne resterete ammaliati dal suo panorama mozzafiato, dagli abitanti cortesi e dall’ottimo cibo. Provare per credere!

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