La svolta del garofano rosso – Bettino Craxi e il Socialismo di Governo

di Manuel Massimiliano La Placa


‘’Superamento del capitalismo non significa necessariamente e non comunque nelle società di alto e relativo sviluppo industriale, collettivizzazione di tutti i mezzi di produzione, eliminazione dell’iniziativa privata nell’economia. Superamento del capitalismo significa oggi eliminazione del ruolo egemone che i gruppi economici privati possono esercitare sulla vita della società. Il socialismo democratico rifiuta perciò il metodo della collettivizzazione burocratica che ha raggiunto risultati assai discutibili in termini di efficienza e che per la sua stessa natura si è dovuto far proteggere da regimi politici illiberali e totalitari.‘’

Bettino Craxi, 1966

Una vita di corsa, una vita condizionata dagli eventi, a tratti dominati e a tratti incontrollabili ed improvvisi. Basterebbero queste poche parole per fare un sunto dell’intera esistenza di Benedetto, noto a tutti come Bettino, Craxi all’interno della storia della Repubblica italiana, purtuttavia ciò non è sufficiente a mettere adeguatamente a fuoco i tratti fondamentali di una fase politica che ha segnato, biunivocamente in positivo ed in negativo, le sorti di un’Italia posta sotto la lente d’ingrandimento della storia.

Ed ecco che la mente deve necessariamente tornare indietro al lontano 1966, ad un’epoca che ormai fa parte degli annali ma che, in un luglio di capovolgimenti improvvisi vede l’elezione di Craxi a Segretario del Partito Socialista Italiano, frutto di una aspra e ponderata mediazione interna tra le correnti del movimento ed inizialmente incanalata in una pura e semplice reggenza di transizione, vista la recente caduta del governo Moro ed in attesa di tempi migliori. Craxi, tuttavia, non è un semplice traghettatore né un curatore fallimentare, bensì un trascinatore che ha in mente in modo preciso il percorso da intraprendere per guidare il PSI e la politica italiana al livello successivo, mentre i suoi intenti appaiono chiari sin dall’inizio con una radicale sostituzione degli uomini di apparato all’interno del movimento: sono giovani, legati a lui personalmente e sovente inesperti di gestione ordinaria e straordinaria delle trattative politiche, eppure riusciranno ad essere protagonisti della cosiddetta rivoluzione dei quarantenni.

Strategie politiche e lungimiranza

Craxi sa benissimo che, con un PSI al di sotto della soglia nazionale del 10% ed una crescita improvvisa dei ‘’cugini’’ del Partito Comunista Italiano, primo contendente al ‘’trono’’ sino a quel momento saldamente nelle mani della DC, le proprie chance di emergere sono ridotte all’osso, purtuttavia come spesso accade, il punto di forza dei concorrenti ne diviene al contempo il punto di debolezza. Il PCI della fine degli anni settanta, infatti, è ancora fortemente condizionato dall’URSS ed è incapace di garantire una credibile alternativa di governo ai democristiani, ed è proprio all’interno di tale piaga che Craxi inserisce il coltello proponendosi come unico interlocutore di sinistra spendibile per una partecipazione politica di Governo.


Peraltro, il nuovo Segretario riesce contemporaneamente a strappare alla DC un accordo di alternanza, che veda anche l’ala sinistra dello scacchiere politico alla guida dello Stato, approfittando così della debolezza dei democristiani figlia della flessione riscontrata durante le recenti tornate elettorali. In quest’ottica, ha inizio la seconda fase della strategia craxiana, vale a dire quella di riportare il movimento socialista al centro del dibattito politico, separandolo dall’influenza del PCI che rischia inevitabilmente di offuscarne le ambizioni e ridurne al minimo il bacino elettorale: ed ecco che il PSI si sgancia dalla tradizione ideologica del marxismo e del leninismo, abbandonandone la simbologia ed i dogmi per riscoprire le proprie radici storiche e rivalutare figure come quella di Proudhon, nonché di Georges Sorel ad incarnare lo spirito del sindacalismo rivoluzionario europeo.

La svolta di Craxi

Nel 1978, quindi, la falce ed il martello spariscono, relegati in basso fino a sparire del tutto nelle versioni successive realizzate da Filippo Panseca, dal simbolo ufficiale del movimento socialista, per fare posto allo storico garofano rosso che richiama le battaglie primigenie del PSI. Un cambio di passo non soltanto ideologico, dunque, ma anche e soprattutto d’immagine che consente a Craxi di prendersi il proprio spazio nell’immaginario collettivo, dimostrando di trovarsi a proprio agio nei salotti così come nelle piazze, nonché di essere un vero e proprio mattatore dei media dell’epoca. Nello stesso anno dimostra di saper gestire con un certo criterio l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, sostenendo con decisione Sandro Pertini attraverso una feroce battaglia politica ed istituzionale e riuscendo, infine, a far eleggere quest’ultimo anche grazie all’appoggio dei voti comunisti.

Dal biennio 1979-1980

Nel biennio 1979-1980 Craxi viene eletto eurodeputato ed il PSI entra a far parte del Governo Cossiga, proponendo un programma totalmente incentrato sulla lotta all’inflazione fiscale ed alla ripartenza della produzione industriale italiana: tale presa di posizione, sebbene osteggiata proprio a sinistra, riscontra il favore degli italiani che, alle elezioni del 1983, fanno balzare i socialisti all’11,4% e consentono a Craxi di proporsi come nuovo Presidente del Consiglio. Sono gli anni del Governo del pentapartito DC-PSI-PSDI-PRI-PLI che si contraddistinguono sin dalla propria fondazione per l’avversione alla presenza di forze comuniste alla guida dello Stato ma, soprattutto, nel trionfo della strategia politica di Craxi che riesce a tagliare fuori dall’Esecutivo proprio il PCI.

L’approccio di Craxi alla gestione economica è quello che oggi potremmo definire come anti-austerity, poiché il nuovo Presidente del Consiglio decide di allargare le maglie della spesa pubblica e dell’investimento da parte dello Stato all’interno dell’economia, manovra che se da un lato fa impennare il debito pubblico, d’altro canto permette l’abbattimento dell’inflazione dal 12 al 5% nonché una crescita esponenziale degli stipendi. Al contempo, viene varato un aspro piano di lotta all’evasione fiscale che vede il proprio coronamento con l’introduzione dello scontrino fiscale nonché dei registratori di cassa.

Il concordato di Villa Madama

Altra iniziativa che rimarrà nella storia è senza dubbio il famoso Concordato di Villa Madama, stipulato nel 1984 con la Santa Sede a firma del cardinale Agostino Casaroli e che di fatto pone fine al concetto di religione di Stato in capo al cattolicesimo con la sottesa previsione di mera facoltatività dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, prevedendo al contempo l’introduzione dell’8 per mille su base IRPEF. Importanti trasformazioni hanno luogo anche nel campo delle telecomunicazioni con il via libera alle televisioni commerciali su scala nazionale in alternativa alla RAI, per mezzo dei decreti legge nn.694 e 807 1984, e n.223 del 1985 approvati in Parlamento soltanto a seguito di voto di fiducia.

Il prestigio internazionale

Rimane una chimera irraggiungibile, invece, il sogno di approvare una seria ed epocale riforma istituzionale con la trasformazione del sistema politico italiano in una Repubblica Presidenziale di stampo americano: i tempi non sono maturi per intavolare una discussione su un tema simile e al PSI non riesce di portare all’attenzione dell’Aula qualsivoglia proposta concretamente volta ad un obiettivo del genere. Tuttavia è in politica estera che l’Esecutivo Craxi riesce a mettersi maggiormente in mostra e ciò non soltanto in occasione della rigorosa ed energica risoluzione della cd.crisi di Sigonella, episodio in relazione al quale lo scrivente ha già avuto modo di soffermarsi nel dettaglio, quanto soprattutto in un’ottica che il Segretario del PSI interpreterà sempre come orientata in chiave anticomunista e volta al recupero del prestigio italiano in campo internazionale, senza sconfessare l’adesione all’Alleanza Atlantica ma, al contempo, perseguendo tutta una serie di strategie autonome nello scacchiere mondiale al fine di rendere l’Italia il centro strategico di tutte le operazione commerciali, militari e diplomatiche del Mar Mediterraneo e, di riflesso, del Medio Oriente. Storica rimane, a tal riguardo, l’amicizia che lega Craxi, da sempre filo-palestinese, a Yasser Arafat ed alla causa dell’OLP.

Craxi riesce a guidare il Governo dal 1983 fino al 1987, un vero e proprio record di longevità, quando, a seguito di insostenibili frizioni con la Democrazia Cristiana, è costretto a dare le dimissioni per poi abbandonare, unitamente al proprio movimento, la guida dell’Esecutivo. Non ne risente, invece, il successo elettorale della ricetta Craxi e in occasione della tornata elettorale del 1987 il PSI vola al 14,3% aumentando ancora i propri consensi.

La caduta

Tuttavia si tratta di un successo che, alla lunga, non consentirà più al proprio artefice di tornare a capo del Governo, nonostante numerosi sforzi ed un impegno costante nel raggiungimento di obiettivi più o meno sentiti dalla società civile quali la penalizzazione del consumo di droghe; la responsabilità civile dei giudici nonché la chiusura delle centrali nucleari. L’ultima intuizione di rilievo è quella volta alla riunificazione del mondo della sinistra, in vista della dissoluzione dell’Unione Sovietica poi concretizzatasi nel 1989, tuttavia pur in presenza del progressivo disgregarsi del Partito Comunista, il PSI non riuscirà mai a sferrare il contrattacco decisivo per scalzare la DC dal Governo, poiché le vicissitudini legate a Mani Pulite non lasciano più alcuno spazio di manovra significativo ed anzi rappresentano la coda di un assetto istituzionale destinato ad estinguersi di lì a poco, inghiottendone come un buco nero quasi tutti i protagonisti.

Tutto quel che rimane e segue è ormai saldamente nelle mani della storia e delle cronache giornalistiche e giudiziarie, con una cortina di fumo che si erge a separare nettamente il clamore, l’intuizione e la grande ascesa di un partito e del suo Segretario, da una successiva parabola discendente che ha trasformato in breve tempo e radicalmente l’intero arco costituzionale e partitico della Repubblica italiana.

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