“Isn’t it romantic?” Amare se stessi prima del resto

di Vanessa Combattelli

Rebel Wilson si conferma ancora una volta la regina delle commedie romantiche senza troppe pretese ma divertenti e con un finale che ci lascia ben speranzosi.
Non poteva essere diversamente con questo nuovo film che l’ha vista protagonista, Isn’t it romantic, dove Rebel interpreta Natalie, un giovane architetto con una vita ordinaria.

Disillusa, cinica e a tratti depressa si presenta così: una ragazza impacciata sia nella vita privata che a lavoro, un’infanzia fatta di soap opere e film romantici – una madre assente e cinica nelle sue presenze alternate – un ufficio disordinato con una collega strampalata ma tanto dolce.
Natalie non crede nell’amore, lo dice in tutti i modi che le sono possibili: eppure è proprio questa sua insistenza a far trapelare invece dell’altro.

Così, mentre avanza uno sproloquio contro le banalissime trame dei film romantici, rigorosamente: amico gay senza lavoro, musica armonica da ogni dove, abiti meravigliosi, volto truccatissimo di prima mattina, uomini straordinari pronti a fare la corte a donne altrettanto bellissime ma imbranate e – infine – il matrimonio del vero amore interrotto dalla dichiarazione della protagonista.
Insomma, Natalie non apprezza le trame con cui è cresciuta da bambina, questo perché la sua vita si è presentata su di lei come uno schiaffo in pieno volto.
Dopotutto la vita di Natalie è tutto fuorché bella: in ufficio viene più volte penalizzata e sottovalutata, si sente invisibile, nessun uomo la guarda mai negli occhi – c’è da dire che il suo aspetto fisico la rende estremamente insicura sotto questo profilo – e non riesce a determinarsi nell’ambito lavorativo come invece vorrebbe fare.

Eppure, dopo essere stata rapinata in metro ed aver sbattuto violentemente la testa, la vita di Natalie cambia radicalmente: si sveglia in un pronto soccorso di lusso ed estremamente luminoso, lei stessa è cambiata: trucco e difetti eliminati, capelli perfetti e manicure in ordine.
Natalie comincia a scoprire di essere entrata in una sorta di mondo parallelo dove tutto funziona esattamente come all’interno di una soap opera: uomini meravigliosi, quartieri bellissimi e pieni di luce, l’amico gay disoccupato che le cura gli outfit e le dà consigli sentimentali, la rivalità in ufficio con le altre donne ed infine il suo vero amore in procinto di sposarsi con un’altra.
Senz’altro una commedia che porta quasi immediatamente il sorriso sulle labbra, dall’interpretazione divertente e coinvolgente di “I wanna dance with somebody” di Rachel Wilson sino ai dialoghi ironici dei personaggi.
Eppure alla fine Nataline si rende conto che la sua avversione nei confronti di una vita apparentemente perfetta riguarda unicamente lei: non sono uomini meravigliosi né abiti impeccabili a renderle l’esistenza migliore, ma semplicemente l’amore che prova nei confronti di se stessa, la stima rispetto al suo lavoro e il rispetto da cui tutto questo viene fuori.

Quando Nataline cambia il modo di avvertirsi, anche la sua vita viene ridimensionata: è una lezione per tutti noi, lo sguardo che molte volte si pone di fronte a ciò che succede riguarda soprattutto il nostro giudizio.
Una persona che si ama e in armonia con se stessa riuscirà a vedere la bellezza della vita anche quando questa sarà difficile, invece l’eterno insoddisfatto non troverà la serenità neanche con un’esistenza ricca e tranquilla, questo perché l’unico e primo cambiamento che bisogna attivare riguarda il nostro modo di vedere le cose, da lì arriverà il resto.

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