Optimates e Populares, uno scontro tra due famiglie politiche distinte

di Matteo Ghiliardi

Le due fazioni politiche che, nella Roma repubblicana, erano presenti all’interno dell’aristocrazia senatoria erano gli Optimates e Populares. Non è facile dare una loro precisa definizione, poiché le fonti latine non sempre usano i due termini nella medesima accezione; in linea di massima, comunque, si definiscono optimates gli esponenti della nobiltà più conservatrice, mentre col termine di populares si indicano gli aristocratici più sensibili alle istanze dell’ordine equestre e delle classi popolari. 

La distinzione comincia ad avere senso soprattutto a partire dalla seconda metà del II secolo a.C., con la forte azione riformatrice proposta dai tribuni della plebe Tiberio e Caio Gracco, fautori tra l’altro di una riforma agraria fieramente avversata dalla nobilitas più conservatrice. Se dunque i Gracchi sono considerati i primi leader veri e propri della fazione dei populares, successivi esponenti di rilievo di questo partito furono Caio Mario e Giulio Cesare, la sensibilità “democratica” dei quali si combinava con una spiccata tendenza autocratica nella gestione del potere. La riforma in senso professionistico dell’esercito legionario promossa da Mario, e per quanto riguarda Cesare le grandi attenzioni verso gli equites – incremento della loro presenza nei tribunali per il controllo delle amministrazioni provinciali , nonché l’apertura del senato ai cosiddetti homines novi (cioè non provenienti da famiglia senatoria) e alle élites provinciali, sono alcuni dei segni più evidenti dell’atteggiamento riformatore dei populares.I maggiori leader della fazione degli optimates furono i tradizionali avversari di Mario e Cesare, e cioè Lucio Cornelio Silla e Pompeo Magno, fautori di una politica più vicina agli interessi della vecchia aristocrazia e assai meno aperta nei confronti dei ceti emergenti: esemplare, in tal senso, la legislazione sillana, che limitò i poteri dei tribuni della plebe ed escluse gli equites dai tribunali amministrativi. Parzialmente allineato alla politica conservatrice della fazione degli optimates fu Marco Tullio Cicerone, che pure era homo novus. I testi ciceroniani usano talora i due termini optimates e populares in un’accezione un po’ diversa da quella finora proposta, con significati che pertengono più alla valutazione etica che all’appartenenza politica: col termine optimates, infatti, Cicerone definisce gli uomini “perbene” (i boni viri) che, a prescindere dal loro schieramento – dovrebbero guidare lo stato, mentre non esita a definire se stesso popularis per le sue origini non nobili. Nel 107 a.C. Mario promosse una riforma secondo la quale ogni romano o italico potesse arruolarsi come volontario, anche se nullatenente: avrebbe avuto dallo Stato, in cambio di un servizio militare di sedici anni, le armi, la paga e le possibilità di fare carriera., questo ovviamente fu fatto per favorire coloro che non avevano un ceto familiare molto elevato come nel caso di Mario, estendendo la possibilità di intraprendere una carriera politica.

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Matteo Ghilardi

Mi chiamo Matteo Ghilardi ho 21 anni e sono un grande appassionato della Storia di Roma, politica e diritto.

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