Un’ossessione lunga 100 anni

di Pasquale Guacci.

LA PIÙ AUDACE, LA PIÙ ORIGINALE, LA PIÙ MEDITERRANEA ED EUROPEA DELLE IDEE.

Cosi tuonavano i Fasci italiani di Combattimento.

Cento anni fa, il 23 marzo 1919, dalle macerie della Grande Guerra nasceva un’idea politica che ha diviso ed ancora oggi divide aspramente gli italiani. Il nostro Paese, nonostante sia trascorso un secolo, non è riuscito a separare il buono, realizzato in venti anni, da ciò che può invece essere imputato agli artefici di quel breve periodo. Tante cose pensate e realizzate in quegli anni, rendono ancora dignitosa la vita dei lavoratori italiani. Tanti cittadini godono di opere realizzate con maestria nel ventennio, o vivono in quelle zone magistralmente bonificate. Ma ammetterlo sembra di per sé reato.

Capisco bene la furbizia degli amministratori attuali a tentare di nascondere tutti quegli esempi positivi trasmessi, ma una cosa sarebbe veramente opportuno approfondire. Per il bene di tutti. In un’Italia dove crollano i ponti e dove non si riesce a riedificare un paese terremotato, a Roma, sono quasi 10 anni che si tenta di far realizzare un misero stadio di calcio, a soli 1000 metri in linea d’aria da dove sorge maestosa, da circa 80 anni, l’Esposizione Universale Roma. Nel frattempo, si sono avvicendati ben 3 sindaci, tutti favorevoli al progetto. Ma non si è posata nemmeno la prima pietra, sempre che ciò accada in futuro, mentre le indagini della Procura collezionano indagati per corruzione. In questo stesso lasso di tempo, due lustri, qualcun’altro sarebbe riuscito ad edificare almeno una dozzina di nuove città, bonificare paludi, costruire ponti, ricostruire L’Aquila, Amatrice ed Accumuli. Senza dover corrompere nessuno. Perchè oggi, per costruire in Italia, occorre corrompere. Ma corrompere, in realtà, serve solo a demolire. Demolire una nazione. Come riesce bene a molti, in quest’Italia “liberata”. Demonizzare a prescindere (come osannare) è da caccia alle streghe e non serve a nulla.

“Fascismo” rimane tutt’oggi uno dei termini più usati (e direi abusati) nel dibattito sociale/politico quotidiano. Questa parola viene per lo più utilizzata come sinonimo di violenza, intolleranza, discriminazione e sopraffazione. E poco importa che l’URSS comunista (responsabile di milioni di morti) e le potenze liberali (dal terrore giacobino al feroce colonialismo britannico e francese, fino alle “esportazioni” di democrazia made in USA) possano essere giudicate altrettanto, se non più, violente e intolleranti del regime Mussoliniano degli ultimi 10 anni. Solo al fascismo spetta, o meglio, DEVE spettare la qualifica di “male assoluto” (spesso accostandolo alla persecuzione degli Ebrei come in Nazionalsocialismo in Germania).

E allora come possiamo definire il Fascismo? Possiamo azzardare una definizione con l’aiuto delle migliori ricerche storiografiche effettuato da storici-giornalisti-opinionisti , non di secondo piano, come De Felice e come :

Il fascismo è un movimento politico sorto dal combattentismo della Grande Guerra e dalla crisi di legittimità dei regimi liberali. Più in generale, è un’espressione politica di una specifica visione del mondo, a sua volta originata da una corrente culturale europea che possiamo definire sovrumanista. Questa visione del mondo rifiuta i postulati dell’egualitarismo borghese e razionalista, avvertito come decadente, e mira a rigenerare in epoca moderna un’etica tragica ed eroica. Pur essendo un fenomeno tipicamente moderno, di cui la Rivoluzione francese e la secolarizzazione rappresentano i presupposti, il fascismo intende tuttavia rigenerare la storia attingendo volontaristicamente all’origine della civiltà europea. In questo senso, il fascismo si concepisce come una rivoluzione radicale fondata sul culto della Nazione (concepita come comunità etnica e morale) e sulla mistica del cameratismo. Organizzato in un partito/milizia retta da un capo carismatico, il fascismo mira al monopolio del potere e accetta e promuove la violenza come strumento legittimo di lotta politica solo in casi in cui siano in pericolo gli interessi della comunità, e quindi, della Nazione stessa. Il fine della politica fascista è quello di conformare tutto il popolo alla sua visione del mondo, attraverso un processo di nazionalizzazione delle masse e pedagogia rivoluzionaria. Sostenuto soprattutto dai ceti medi, il fascismo ha però natura interclassista , e intende fondare nuove classi non in base al ceto bensì alla funzione e alla competenza, promuovendo la collaborazione di tutti i cittadini produttori in vista dell’accrescimento della società e quindi della Nazione. Antimaterilista, antimarxsista, antindividualista e antiborghese, il fascimo è prima di tutto una rivoluzione culturale che intende trasfondere la “potenza del mito” in una religione civile e politica. Il suo mito è l’edificazione di uno Stato etico e corporativo in grado di realizzare la civiltà del lavoro. In quest’ottica, il fascismo è un esperimento totalitario, nella misura in cui è orientato a una politicizzazione integrale delle masse, chiamate alla mobilitazione permanente e alla partecipazione attiva della vita della Nazione. Il fascismo mira pertanto a ristabilire l’egemonia della politica sull’economia, l’autorità della legge e dello Stato, nonché la perminenza dell’interesse nazionale e collettivo su quello privato o sovranazionale”.

Concludo nel dire che la verità è che il Fascismo – che se ne parli bene o male – è stata la vera sublimazione del Risorgimento, e il fatto che abbiano convinto anche i pochi patrioti che ancora esistono in questo Paese del contrario è sintomatico di quanto gli italiani siano stati sottoposti ad un lavaggio del cervello culturale ed autodistruttivo. Attraverso l’odio atavico e i fantasmi del passato, che strumentalmente tiene in vita agitandoli come feticci per terrorizzare i facilmente impressionabili, il clero antifascista non solo annulla il dissenso verso qualunque tematica di carattere globalista, ma tenta anche disperatamente di avere una identità per continuare a sopravvivere.

Invece di essere anti qualcosa e demonizzare/osannare a prescindere siate idea.

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