Italiani occhi aperti! Presentata l’annuale relazione dei servizi d’informazione al parlamento.

di Pasquale Ferraro.

“Anche nel 2018, l’azione dell’intelligence italiana si è misurata con molteplici fattori di instabilità e minaccia, che hanno contribuito a disegnare una situazione generale connotata da estrema fluidità e dunque potenzialmente idonea a far emergere, pure in modo repentino, scenari di rilevante ed immediato impatto sulla sicurezza e sugli interessi nazionali”. *

Si apre con queste parole l’annuale rapporto che le Agenzie di sicurezza interne ed esterna che costituiscono il “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica” (AISE-AISI) hanno consegnato al parlamento. Un rapporto denso, che analizza l’arco di lavoro che per l’intero 2018 ha caratterizzato l’interesse dei servizi, e che fa emergere alcune interessanti analisi sia sullo scenario internazionale che nazionale. Secondo il rapporto “il macro-dato che più di altri ha segnato l’anno appena trascorso-vedendo giungere a maturazione un processo i cui prodomi erano già vistosamente presenti nel panorama internazionale- è il livello assunto, su scala mondiale dalla competizione geopolitica e geoeconomica”

Sul fronte estero preso atto della “generale fluidità” che domina lo scenario internazionale, un punto nevralgico è lo scenario nordafricano, e in particolare quella che ormai appare quasi puerile definire “Crisi Libica”, ove l’intelligence precisa di aver operato a tutela degli interessi nazionali siano essi economici o di persone “in loco”.  Stessa attenzione che l’intelligence precisa di aver attuato sulle “concrete dinamiche” sul terreno: non solo i fragili equilibri nell’area della capitale, le zone costiere, ove “insistono hub del traffico di clandestini”, l’attività delle milizie di Bengasi, di Misurata e le componenti tribali del Fezzan.

Nell’ottica della tutela dei nostri interessi energetici, oggetto di una attenta osservazione è stata l’area del c.d.  “Oil Crescent”, in cui insistono scontri che alimentano il “dossier degli introiti petroliferi”.

Un altro capitolo interessante riguarda il jihadismo libico, secondo i nostri servizi infatti “Le componenti terroristiche hanno infatti[…] riorganizzato i propri ranghi e riposizionandosi in nuove aree”.  Nonostante una continuativa pericolosità dei gruppi terroristici tradizionali, i servizi sottolineano come DAESH si è distinto per un rinnovato attivismo, rivendicando attentati, di cui si sottolinea il carattere “sofisticato”.

Le preoccupazioni però non si limitano al territorio libico, ma in generale viene evidenziato come fermenti jihadisti interessano altri paesi del Nord Africa, partner strategici per l’Italia, paesi chiamati ad affrontare difficoltà sociali ed economiche nelle quali il germe  del proselitismo trova terreno fertile. Tra questi paesi, la Tunisia è sicuramente quello in cui l’asticella del rischio è più elevata in quanto “ le difficoltà economiche, unite ai costi sociali delle riforme strutturali richieste dalle Istituzioni finanziarie internazionali, non hanno mancato di alimentare disagio.”

In generale altra nota di interesse sul fronte della minacce esterne alla nostra stabilità nazionale riguarda il nuovo pericoloso rampantismo di Al Qaida. L’organizzazione terroristica, apparsa negli anni passati in difficoltà dopo l’uccisione di Osama bin Laden e scalciata dall’attenzione mediatica dall’emergere di DAESH e dello Stato Islamico nel teatro Siro-Iracheno, sta approfittando dello stato di oggettiva “criticità” in cui versa il califfato e DAESH per recuperare centralità anche attraverso lo sfruttamento del potenziale della rete, da sempre luogo di propaganda per il terrorismo islamico. Attivismo di cui si sono fatti protagonisti sia Ayman Al Zawahiri, che il figlio del fondatore Hamza bin Laden.

Sul fronte interno si sottolinea un certo attivismo dell’Anarco-Insurrezionalismo che il rapporto valuta come “ l’espressione più insidiosa capace di tradurre in chiave offensiva gli appelli istigatori della propaganda”. Si sottolinea anche una certa “tendenza crescente alla radicalizzazione della propaganda” , i servizi annotano anche la particolare attenzione che il movimento anarchico ha dedicato al contrasto e alla resistenza a DAESH e “all’autorganizzazione politico-sociale”, realizzato materialmente nella regione del Rojava.

Altra interessante annotazione ci viene fornita in riguardo alla mobilitazione “ANTIFA” , precisa il rapporto  che “ nell’ambito della mai sopita ostilità tra estremismi di opposta matrice” , “l’antifa” rappresenta la posizione più avanzata dell’antagonismo di sinistra di contrasto alle destre,  consistenti in un impegno militante che privilegia la “ dimensione combattiva” rispetto al confronto politico culturale.

Sempre sul fronte interno i servizi sottolineano la crescente pericolosità sempre più evidente delle mafia nigeriana, troppe volte sottovalutata, in quanto aspetto dell’evidente negatività dell’incontrollato fenomeno dell’immigrazione clandestina.

Ciò che in sintesi va dedotto dal rapporto è l’attuale pericolosità del fenomeno terroristico di matrice islamica, la necessità di riportare al centro la questione libica, in quanto sono troppi i nostri interessi non solo legati al fronte della sicurezza, ma anche in termini strettamente strategici in un’ area assolutamente centrale nelle strategie geopolitiche e geoeconomiche. L’intero Nord-Africa, e lo stesso Corno d’Africa devono tornare al centro della politica estera italiana, che deve però aumentare il proprio rampantismo, in aree nelle quali aumenta come la stressa relazione sottolinea l’interesse di Cina e Russia.

In politica interna occorre ampliare le azioni di contrasto all’incontrollato fenomeno migratorio clandestino, operando un’azione atta a debellare la criminalità organizzata nigeriana da una parte, dall’altra va costantemente monitorata e controllata l’attività dei gruppi antagonisti.

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