La guerra sociale: Roma in conflitto con gli italici

di Matteo Ghiliardi

GLI ANTECEDENTI

Fin dal tempo dei Gracchi a Roma i popoli italici richiedevano la cittadinanza romana in quanto foriera di importanti diritti, ma nel 95 a.c. Lucio Licinio Crasso e Quinto Muzio Scevola, per togliere ogni speranza agli italici, proposero la Lex Licinia Mucia de Civibus Regundis, che vietava ai non-cittadini romani di spacciarsi come tali e li obbligava a lasciare l’Urbe, fatto che esasperò i ceti elevati italici, che miravano alle cariche pubbliche romane.

Marco Livio Druso si schierò dalla parte della causa italica avanzando proposte di legge a favore dell’estensione della cittadinanza, ma la proposta non piacque né ai senatori né ai cavalieri, ovvero gli equites. Il più accanito rivale di Druso fu il console Lucio Marcio Filippo, che dichiarò illegale la procedura seguita per le leggi di Druso, cosicché queste non vennero nemmeno votate.

Nel 91 a.c. viene  assassinato il tribuno della plebe Marco Livio Druso, che voleva  far approvare dal senato la lex Livia de civitate sociis dandache concedeva la cittadinanza romana a tutti gli Italici senza distinzione. Era la promessa che il tribuno aveva fatto all’ambasciatore degli Italici Quinto Pompedio Silo, per cui Marco Livio aveva convocato il popolo per l’approvazione sia della lex de coloniis deducendi, sia della lex Livia de civitate sociis danda. La sua morte fu l’unico modo trovato dal senato per bloccare le sue iniziative, affinchè il privilegio della cittadinanza non fosse concesso agli stranieri. Gli Italici comprendono, con l’assassinio di Druso, che non otterranno mai la cittadinanza romana in modo pacifico.90 a.c. Ad Ascoli, durante la celebrazione dei Ludi, vengono uccisi dal popolo il pretore proconsole Quinto Servilio Cepione, il suo legato Fonteio e tutti i cittadini romani presenti. E’ l’avvio alla sanguinosa guerra. La Guerra Sociale, dal latino socius, alleato, durerà dal 91 all’88 a.c., combattuta tra Roma e i municipia dell’Italia fin allora alleati del popolo romano.Il legato Pompeo Strabone assedia Ascoli ma è costretto dal pretore confederato Caio Vidacilio a rifugiarsi a Fermo. 

Il legato Caio Perperna viene assalito mentre corre in soccorso della colonia latina Alba Fulcente. 4.000 Romani cadono e gli altri fuggono gettando le armi. Il console Publio Rutilio Lupo destituisce Caio Perperna e dà a Caio Mario il comando dei superstiti. 

Approvazione a Roma della lex Ottavia, proposta dal tribuno Marco Ottavio. E’ una legge frumentaria un poi più mite di quella di Caio Gracco. 

BATTAGLIA DEL TOLENO

Il console Publio Rutilio Lupo viene sconfitto dal pretore confederato Vettio Scatone sulla riva del  Toleno (Turano), affluente del Velino, presso Carseoli (Carsoli). Rutilio muore e con lui molti patrizi romani insieme a 8.000 militi. 

L’esercito consolare del nord viene allora affidato ai legati Caio Mario e Quinto Servilio Cepione. 

Il legato Q. Servilio Cepione, dopo una vittoria sul console Q. Popedio Silone comandante di Marsi e Vestini, viene dallo stesso attirato in un agguato e ucciso con buona parte dei legionari. Quindi mentre il legato Pompeo Strabone resiste da solo a Fermo, Caio Mario comandante unico dell’esercito consolare col rimanente delle truppe si allinea sulla via Valeria per chiudere l’accesso a Roma. 

Il console Lucio Cesare si accampa nella Campania settentrionale per tagliare la via Appia agli insorti, difendendo la colonia latina di Esernia (Isernia) nel Sannio. 

In Puglia il pretore confederato Caio Vidacilio si impadronisce della città alleata di Canusio e della colonia latina di Venosa. Incopora fra i ribelli i soldati prigionieri e mette a morte gli ufficiali. 

In Lucania il pretore confederato Marco Lamponio vince il legato Publio Licinio Crasso, incendia il suo campo, uccide 800 uomini e lo costringe coi superstiti a rifugiarsi in Grumento. 

Il console italico Caio Papio Mutilo vince il console Lucio Cesare che tenta di soccorrere Esernia e gli fa perdere 2.000 uomini. Il pretore confederato Mario Ignazio si impadronisce a tradimento della prefettura romana di Venafro e assedia Esernia. Il pretore confederato Mario Ignazio sconfigge di nuovo il console Lucio Cesare, forte di 20.000 fanti e 4.000 cavalieri e uccide 800 uomini. Il console Cesare, malato in lettiga, si rifugia a Teano sulla via Latina. Da lì, forte di 10.000 soldati venuti dalla Gallia Cisalpina e da cavalleria numida porta aiuto ad Acerre. 

Il legato Lucio Cornelio Silla, con 24 coorti, rompe l’accerchiamento di Esernia difesa dal legato Caio Claudio Marcello e la rifornisce di viveri. Nel ripiegare però verso la colonia latina di Sessa viene circondato dal nemico e con false trattative riesce a scampare col suo esercito. Il console confederato Quinto Papio Mutilo fa condurre presso di sé Oxinte, figlio di Giugurta, liberato dal pretore confederato Vidacilio a Venosa dove era al confino e lo nomina re dei Numidi. Questi cominciano a defezionare sicchè il console Lucio Cesare deve rimandarli in Numidia. 

BATTAGLIA DI ACERRA

Mutilo attacca il campo di Lucio Cesare che contrattacca con la cavalleria e uccide 6.000 Italici sanniti. Viene acclamato dai legionari romani imperator (duce vittorioso). Il legato Pompeo Strabone, assediato a Fermo dal pretore T. Lafrenio, riceve rinforzi da Servio Sulpicio Galba con truppe cisalpine. Sconfigge gli Italici che ripiegano su Ascoli e Lafrenio cade in combattimento. I Romani li inseguono e ricacciano gli assedianti. Il pretore L. Porcio Catone viene mandato in Etruria ed il legato A. Plozio in Umbria per arginare le rivolte. Caio Mario e Lucio Cornelio Silla vincono il pretore confederato mentre Erio Asinio che perde 6.000 italici. 

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Matteo Ghilardi

Mi chiamo Matteo Ghilardi ho 21 anni e sono un grande appassionato della Storia di Roma, politica e diritto.

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