Rito abbreviato e nuova Class action: il Senato approva

di Manuel Massimiliano La Placa

Il Senato  ha recentemente approvato il Ddl di riforma del rito abbreviato con 168 voti favorevoli, 48 contrari e  43 astenuti.  Attraverso le nuove previsioni, fortemente volute dall’Esecutivo gialloverde, il predetto rito non potrà essere applicato laddove vengano commessi  reati puniti con l’ergastolo.

Un segnale netto e concreto, in direzione di un ‘’giro di vite’’ nei confronti di fattispecie delittuose che rivestono oggettivamente una rilevante gravità e che, al contempo, suscitano malcontento, preoccupazione, rabbia nell’opinione pubblica e nei cittadini. Se da un lato, pertanto, viene intaccato un istituto della procedura penale sovente al centro di discussioni, dibattiti e, talvolta, polemiche, d’altro canto è opportuno che l’approccio dell’Esecutivo alla materia giuridica, specialmente quella penale, mantenga alta la concentrazione soprattutto e fondamentalmente sulle vicende, sui caratteri e sugli equilibri prettamente interni ai procedimenti ed ai rapporti che si instaurano tra tutte le parti e tutti gli intervenienti in causa, ciò ben prima, e ben al di sopra, dell’impatto sulla società, sul mondo ‘’esterno’’ al procedimento di determinate tipologie di reati che sovente salgono alla ribalta delle cronache quotidiane.

Quanto alle componenti politiche, il Ministro Bonafede(M5S) ha infatti precisato che ‘’Attraverso questa legge diamo un segnale fortissimo a tutti i cittadini di questo Paese. Ora c’è la certezza della pena, non ci sono più gli sconti di pena a cui i criminali un po’ si sono abituati in questo Paese quando ci sono reati gravissimi.  Un segnale forte per tutti i cittadini onesti: chi sbaglia con noi al governo paga. L’approvazione di questa legge è un tassello molto importante in questa direzione ed è anche un altro punto del contratto di governo che diventa legge”.

A favore anche Fratelli d’Italia, con il capogruppo in Commissione Giustizia Alberto Balboni che così si è espresso:  “Abbiamo deciso di farlo (votare il provvedimento – nda) per frenare l’eccessiva indulgenza di certi magistrati, come dimostra il caso di alcuni giorni fa, che ha portato a dimezzare la pena per un omicidio volontario, adducendo una non meglio precisata tempesta emotiva da parte dell’assassino. Avremmo preferito che fosse stato stabilito che prima di applicare le attenuanti, almeno per i reati motivati da motivi abietti o futili o comunque perpetrati da chi ha adoperato sevizie o ha agito con crudeltà, fossero applicate le aggravanti. E in questo contesto riteniamo che dovrebbero essere ricompresi anche reati odiosi come la violenza sessuale o lo sfruttamento della prostituzione. Ma su tutto Fratelli d’Italia continua a ritenere che non è sufficiente escludere dal rito abbreviato alcune storture, ma piuttosto che quando una pena viene irrogata, questa sia scontata sul serio”.

Critica, invece, Forza Italia che, infatti, si è astenuta seppure ‘’benevolmente’’. Così il senatore  Enrico Aimi: “Siamo convinti che debba essere conservato l’istituto del giudizio abbreviato perché garantisce equilibrio anche a favore delle persone offese in un procedimento o per esempio dei pentiti. Io non ho le stesse certezze che vedo invece in quest’Aula. La nostra sarà un’astensione benevola, ma critica anche perché c’è un fondato rischio di impugnativa da parte della Corte costituzionale. Dobbiamo tornare con i piedi per terra e domandarci veramente se l’eliminazione del rito abbreviato porterà a quei benefici di cui parla la maggioranza”.

Rimanendo nell’alveo delle novità in ambito giuridico, ha poi ottenuto contestualmente il via libera anche la ‘’nuova’’ class action, approvata con 206 voti favorevoli,  1 contrario e 44 astenuti e volta a tutelare con maggior forza i cd.diritti individuali omogenei, tanto in termini di responsabilità contrattuale, quanto extracontrattuale.

Anche in questo caso,  all’entusiasmo pentastellato si alternano forti critiche provenienti da Forza Italia che, facendo proprie anche le recenti obiezioni sollevate da Confindustria, ritiene il testo approvato inadeguato e pericoloso, nonché spostato eccessivamente in favore dei consumatori e foriero di rischi per le imprese.

Giova precisare che, con il nuovo Ddl, la disciplina normativa della azione di classe troverà collocazione nel Codice di procedura civile, mentre in precedenza era rintracciabile nel Codice del consumo.

Per l’effetto, potranno agire in giudizio, nei confronti di soggetti gestori di un pubblico servizio, imprese e società, tanto i singoli cittadini, quanto le associazioni e gli enti equiparati, in corrispondenza di atti e condotte inerenti lo svolgimento delle mansioni ed attività dei convenuti. Infine, nei confronti di questi ultimi, è prevista anche l’esperibilità di una azione inibitoria collettiva, attivabile congiuntamente alla stessa class action e volta, in caso di condanna, ad ordinare alla parte soccombente di adottare tutte le misure idonee ad eliminare o almeno ridurrele conseguenze delle violazioni accertate in concreto.

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