Vittorio Feltri solidale con i residenti di Torre Maura: “Respingere i rom è legittima difesa”

di Chiara Soldani

La vicenda di Torre Maura, in queste giornate convulse dove c’è chi rincorre “il giovane eroe Simone” e chi difende un territorio già sufficientemente esautorato, viene snocciolata senza sosta: come fosse acini d’uva pronti all’assaggio. Cambiano gli interpreti, ma il copione si ripete: vicenda speculare a quella del pullman dirottato, dove l’incoronazione strumentale di Adam e Ramy, si contrapponeva ad un giusto, fondatissimo e tremendamente reale racconto dell’orrore. Ma la vicenda della periferia romana, delle proteste e dell’esasperazione, riporta alla mente i fatti di Rocca di Papa. Era agosto ed il Centro di Accoglienza Straordinaria “Mondo migliore” era pronto ad aprire le sue porte ai “migranti della Diciotti”. Ed anche in quel caso, sit-in di protesta e le due cristallizzate fazioni: buonisti vs realisti. Nelle analisi “a mente fredda”, scevre di quel furore (comprensibile) dettato dalle ore più febbrili della protesta, le considerazioni interessanti appaiono due. La prima è la svolta anti-grillina della periferia romana: Torre Maura è ormai un ex feudo del m5s. Delusi, tanto profondamente quanto fondatamente dalla “sindaca” Raggi, i cittadini hanno raccontato l’unica verità possibile. Quella, cioè, vissuta da loro: vittime “super partes”, a dispetto delle attuali strumentalizzazioni, di uno status quo invivibile da tempo. Fra le numerose testimonianze, troviamo quella rilasciata a Il Giornale da Giuseppina Pisanò, ex custode della clinica di via dei Codirossoni: “E mica sono solo i Rom – esordisce – è tutto, è che siamo abbandonati. Sono le bollette dell’affitto, che sono appena aumentate mentre nelle case popolari cade tutto a pezzi. A febbraio erano 62 euro, ora, ad aprile, sono diventati 83. E io ho la pensione sociale…”. Così come Antonio Del Giudice, ex responsabile di una ditta di pulizie, che si dichiara elettore deluso da Raggi e (è il caso di dirlo) compagni: “Lo rifarei? Per carità, una delusione, tutto fumo negli occhi. Un disastro”, chiosa perentorio. La lista è lunghissima e benché ogni residente ponga l’accento su un particolare aspetto della vicenda, tutti concordano su un punto: il razzismo non c’entra nulla. E nonostante i soliti Lerner, Mentana e stampa mainstream si scaglino contro CasaPound e Forza Nuova (gli unici, come sempre, ad essere “scesi in campo” sull’ennesimo terreno spinoso), c’è un Vittorio Feltri ragionevolmente solidale con la cittadinanza. “I romani sono insorti contro i rom. Non li vogliono sotto le proprie case perché hanno il timore di essere derubati. Difficile dargli torto – esordisce Feltri – Andare lancia in resta sugli zingari non è elegante, ma tenerseli tra i piedi è ancor meno piacevole. Infatti nessuno ha mai capito come essi campino visto che non lavorano, forse non trovano un posto e forse non lo cercano nemmeno”. E poi: “I cittadini della capitale che respingono i rom dai propri quartieri, sapendo le abitudini disoneste di costoro, esercitano il diritto alla legittima difesa. Stare gomito a gomito con chi è dedito alle grassazioni non è rassicurante. Non è il caso di parlare di razzismo, qui si tratta di evitare l’assalto di furfanti vocazionali e professionali. Al sindaco Raggi l’arduo compito di escogitare una soluzione”, conclude. Peccato che la “sindaca” anteponga alle “soluzioni da trovare”, i soliti sterili affronti social a chi contesta i suoi fallimenti inenarrabili. Troppo impegnata, inoltre, nel tessere le lodi di un ragazzino 15enne: capace giusto di recitare il mantra buonista di chi (per dato anagrafico o scollamento dalla realtà), parla senza sapere, senza conoscere e senza vivere quei disagi di cui ci si lamenta. Tutta la vicenda, restituisce un’ultima considerazione: il divario fra centro e periferia è sempre più ampio e pericolosamente profondo. Esattamente come quello che separa lo storytelling del giovane Simone, dalle testimonianze “nude e crude” degli esasperati (e non razzisti) cittadini.

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