Chiusure Domenicali: un autogoal che pagheremo

di Antonella Di Marsico

Il Governo giallo – verde sta facendo l’ennesimo autogol, cercando di riportarci indietro di 50 anni. Vietare l’apertura domenicale dei negozi significherebbe costringere le imprese a rinunciare ai lauti profitti generati nei fine settimana, con la ovvia conclusione che i mancati guadagni porteranno – per lo meno – ad una diminuzione del PIL, senza la creazione di nuove opportunità di lavoro. 


E’ inaccettabile che in un periodo di recessione economica si pensi a chiudere le attività commerciali la domenica.
Le aperture domenicali vanno assolutamente regolamentate dalle Regioni e dai Comuni, all’interno di un confronto con le organizzazioni sindacali, tenendo presente le ovvie diversità dei territori e delle tipologie merceologiche, lasciando al Parlamento il compito di regolamentare turni equi per i lavoratori e il miglioramento delle loro condizioni retrubutive per il lavoro domenicale. Ovviamente, di questi temi Di Maio non ne parla, se ne dimentica. L’anarchia che si è sviluppata in questo senso ha prodotto solo precarietà, turni massacranti, arretramento oggettivo in materia di sicurezza sul lavoro e diversificazione contrattuale al ribasso.

Oltre trentamila posti di lavoro a rischio

L’attuale proposta dei 5S farebbe perdere oltre trenta mila posti di lavoro. Se poi si aggiunge che attualmente oltre 12 milioni di italiani fanno acquisti la domenica, non è facile immaginare las contrazione dei consumi che si verrebbe a creare con una tale “innovazione peggiorativa”: invero, la passeggiata domenicale in una via commerciale o al centro commerciale favorisce consumi ed acquisti emotivi e d’impulso, che altrimenti non ci sarebbero. I consumi che Di Maio vorrebbe elinare coinvolgono pubblici esercizi, ristorazione, imprese di spettacoli e di  turismo.Chiudendo le attività commerciale la domenica , l’economia sprofonderà sempre più in basso: tutto ciò è inaccettabile, in quanto riporterebbe il Paese indietro di decenni, incrementando la recessione che è già in atto.
Come può Di Maio pensare di voler la crescita del Paese se poi ne chiede la chiusura? Non si può lasciare il Paese in mano ad uno che fino a poco tempo fa vendeva bibite allo stadio San Paolo di Napoli. L’italia ha bisogno di una continua crescita e non di una spinta verso la recessione. 
La domanda nasce spontanea: gli elettori del M5S si rendono conto del fatto che oramai il Paese è sull’orlo del baratro? Manca molto poco per una disastrosa caduta dalla quale sarà molto difficile riprendersi …. 

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