Il vero volto della cultura “Liberal”

di Pasquale Ferraro


E’ difficile o almeno lo è stato per qualche tempo, spiegare nel nostro paese cosa fosse la cultura liberal. Erano ancora troppo evidenti e marcatele le vecchie appartenenze politiche, i richiami a famiglie politiche e ideologiche della storia europea. Eppure il crollo del comunismo, la fine in Italia della prima repubblica con il suo particolare e storicizzato sistema partitico-ideologico ed ecco apparire all’orizzonte le prime influenze sinistroide d’oltre oceano.

La sinistra dopo la Guerra Fredda


Non è un caso chela cultura “Liberal” si sia accasata nel cuore della sinistra orfana del Cremlino, in quel partito che sempre non per caso prese il nome di democratico, e di cui facevano parte per la maggiore individui che fino a qualche anno prima si definivano con orgoglio a petto tronfio anti-americani. Ma questa è un’altra storia, si parla di coerenza di verità e merita di essere trattata separatamente. Questa è la storia invece dell’importazione di un modello culturale degenerato che si è insinuato nelle maglie della sinistra ed è diventata ad oggi una minaccia per la società italiana ed i suoi valori.
Questa sorte di new left, come sempre è stato nelle corde della sinistra, agisce prima attraverso le infiltrazioni culturali, si muove attraverso le più sinistroide delle iniziative e agisce come un virus.
Non bisogna andare lontano per osservarne gli effetti: il mito della società multiculturale, propugnata dai liberal con il supporto economico del finanziare ed ex allievo del filosofo Karl Popper George Soros – elemento troppe volte trascurato dai media- l’idea dello ius- soli, la secolarizzazione della società italiana, la scristianizzazione delle nostre abitudini, i diritti civili. L’idea stessa che ogni desiderio per quanto egoistico dell’individuo debba trasformarsi in un diritto da affermare. Potremmo comporre trattati interi su come la cultura liberal stia tentando di annientare le basi stesse della società in cui ci riconosciamo.
Apertamente progressisti, i liberal, ripugnano concetti come: nazione; sovranità; indipendenza; autonomia. Vedono l’Europa come una sorta di “casa comune”, di grande “ società aperta” (Open Society Foundation docet!), in barba a secoli di storia, lingue differenti, culture differenti, interessi divergenti.

I “liberals” di casa nostra


Nel nostro paese non bisogna andare lontano per ricercare l’attività dei liberal, basti pensare all’attacco mediatico, propagandistico che hanno lanciato al Congresso della Famiglia a Verona, in cui si parlava di famiglia, di figli, di valori, in netto contrasto con quelli liberal e i loro bracci armati (Lgbt- femministe, nostrani centri-sociali), per non dimenticare il monopolio sull’ambiente e sulle battaglie ambientaliste, le ONG in materia di immigrazione, e chi più ne ha più ne metta.
Senza dimenticare la loro più grande creazione il “politically correct”: il linguaggio da usare, una sorta di vademecum su cosa dire e come dirlo, un obbligo non solo linguistico ma anche comportamentale un viatico verso la più becera omologazione oltre che un bavaglio al sacrosanto diritto alla libertà di espressione.

Il pericolo che rappresenta

La cultura “liberal” è forse un pericolo maggiore del comunismo, il comunismo e i comunisti erano avversari convenzionali, seguivano una ferrea ideologia, che poteva variare a seconda di quale matrice fosse la lettura interpretativa, ma sempre coerente e lineare ad un troncone unico. I Liberal sono al contrario il prodotto più evidente della società “liquida”, la modernità costruita sul principio di rinnegare tutti i valori, sull’abbandonare i principi in nome di una impronta antitetica non solo verso la tradizione, ma in generale verso la cultura occidentale.
Il morbo “ Liberal” si muove facilmente in terreni instabili, deboli e confusi, per tale ragione gli alfieri di tale dottrina, osteggiano e ostracizzano l’identità dei popoli, la cultura propria, l’idea di comunità circoscritta, e avversano con vigore il concetto alto e sublime verso cui consacrare la propria vita che è la Nazione. Contrastano e combattono ogni elemento che minacci la piatta liquidità a cui essi aspirano.
Non è un caso che la cultura liberal si possa definire come una degenerazione del liberalismo -nulla avendo a che vedere con quella “religione della Libertà” tanto decantata da Benedetto Croce, ed essendo palesemente antitetica anche alla cultura liberista in campo meramente economico. Del resto la più calzante di tutte le definizioni è per l’appunto un concepirla come una sorta di effetto collaterale purtroppo non previsto, che ha finito per esplodere con una potenza distruttiva tale da minacciare i valori fondanti della società occidentale.

Conservatori come “Guardiani della Notte”


Quid est veritas? Che alla fine l’unica forza culturale in grado di ergere una barriera e di vegliare sul nostro mondo sono i Conservatori “i Guardiani della Notte” (i fan di Game of Thrones capiranno), l’unica cultura in grado di possedere gli anticorpi necessari per ostacolare la pericolosità della peggiore dottrina politica della storia.
Se ha oggi un compito il Conservatorismo, che è quello di riscattare la nostra società ed in particolare il nostro paese dalle paludi in cui affonda, di sicuro ciò non potrà che avvenire attraverso un contrasto politico-culturale alle premesse ideologiche della cultura liberal in tutte le sue declinazioni o dovremmo forse dire in tutti i suoi tentacoli.

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