Benedetto XVI: un gigante del nostro tempo.

di Pasquale Ferraro

I giganti camminano tra noi, ma spesso fatichiamo a riconoscerne la grandezza. Cerchiamo sempre le alte vette dell’esistenza, gli esempi massimi dell’agire umano, le guide del nostro tempo, ma è umano non capirne il messaggio.
C’è un espressione tipica delle scritture che nasconde un profondo senso dell’esistenza cristiana, del messaggio salvifico: “Quando venne la pienezza del tempo”, è un espressione profonda, che lascia attoniti nella sua esattezza, nella sua perfezione sinfonica. Il suono profondo di una campana che indica l’istante preciso, il momento prolifico per cui la maturità del tempo, che è poi anche quella degli uomini è pronta a recepire il messaggio, a comprendere una testimonianza.
Il mondo non capì Benedetto XVI al secolo Joseph Ratzinger, fin quando con un impulso rivoluzionario, grandezza di spirito e pienezza di fede, rinuncio al soglio di Pietro, al ruolo di guida della Cristianità.

Quest’uomo, questo teologo chiamato a guidare la Chiesa nel momento più difficile della propria storia, dopo il lungo pontificato di Giovanni Paolo II ( il terzo più lungo della Storia), non ricevette l’accoglienza meritata, ne la comprensione necessaria da una parte di fedeli che non capirono mai la profondità del suo messaggio. Si presentò con parole chiare, l’allora Cardinale Ratzinger, celebrando la Missa Pro Eligendo Romano Pontifice, utilizzò parole forti che echeggiarono nella Basilica di San Pietro, dirette non solo ai cardinali chiamati ad eleggere il successore di Pietro, ma anche a tutti i Cristiani, -“Quanti venti di Dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, – disse l’allora Decano del collegio cardinalizio- quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero…[…]La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde”. Un ritratto fedele del nostro presente. Ma in quel discorso egli additò come nemico del nostro tempo, come avversario autentico non solo del Cristianesimo, ma del concetto stesso di umanismo, il relativismo: “…si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini”, chiosando “Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.” Quanto suonano attuali queste parole, quanto sono state profetiche, il tempo ha dato ragione a Benedetto XVI, al teologo che mise in guardia l’occidente e il Cristianesimo sui pericoli del postmoderno, non per puro spirito reazionario o come l’ennesimo tentativo oscurantista, ma come atto consapevole di un intellettuale lucido, in grado di leggere e anticipare gli eventi, capace di interpretare attentamente le distorsioni della propria epoca, la nostra.
Non ha mai smesso di sorprendere e di meravigliare, la sua grandezza intellettuale rimarrà scolpita nelle meravigliose pagine dei suoi volumi, nelle frasi e nei commenti delle sue Omelie e nei discorsi, la sua grandezza umana, nella sua testimonianza di vita.
Ed oggi alla vigilia dei suoi 92 anni, dal suo ritiro di studio e preghiera ha illuminato nuovamente la Chiesa e la Cristianità con il suo breve pamphlet sulla pedofilia che sconvolge la Chiesa. Un’ analisi perfetta, vibrante di verità, e durezza, di chi conosce bene anche i lati oscuri dal sapore amaro della Chiesa.
Benedetto XVI ha saputo assumersi la responsabilità di un gesto solenne e pieno di responsabilità come la rinuncia al pontificato, ha saputo ritagliarsi il suo ruolo senza mai influenzare o interagire con l’esterno, anche per non offuscare il suo successore. “Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi.” Queste parole pronunciate nell’udienza generale del 27 febbraio 2013 testimoniano lo Spirito di servizio e di fede, la stessa udienza nella quale ammoni ricordando a tutti noi che la Chiesa è di Cristo!

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