Recensione 8×01, Game of Thrones: Winterfell

A cura di Vanessa Combattelli e Matteo Ghilardi

Premessa (VC) : non è mia intenzione farne un articolo di analisi, anche perché non lo strutturerei mai così.
Mi piacerebbe invece creare una sorta di possibilità di confronto attraverso questi rapidi commenti sulle ultime puntate di Game of Thrones, non appena ve ne sarà più possibilità pubblicheremo anche riflessioni analitiche come nostro solito.
Detto questo, la recensione contiene naturalmente spoiler.

Sono passati esattamente due anni dall’ultima volta, ma qualcosa è profondamente cambiato e non parliamo più dello stemma dei Stark tornato al suo posto dopo i Bolton.
La sigla che rappresenta uno dei monumenti della serie, ci segnala il primo cambiamento in atto.
Chi segue Game of Thrones dagli inizi, può ben cogliere il significato ed il potere di questo primo minuto e mezzo della puntata.
Emerge ai nostri occhi questa luce tipicamente invernale che presenta l’insieme di simboli delle casate che conosciamo tanto, mentre nelle scorse stagioni la sigla si concentrava maggiormente sulle località intrecciate, adesso vediamo come risulti importante l’interno dei contesti in cui si andrà a combattere.

Jon Snow è tornato ed ha al suo fianco Daenerys, la loro entrata viene accompagnata da diverse inquadrature che ricordano emotivamente la prima puntata in assoluto di GoT: il ragazzino che si arrampica sull’albero è una metafora del piccolo Bran che fece lo stesso per sbirciare i nuovi arrivi, così come poi vedremo i diversi saluti tra i personaggi.
Sansa Stark è senz’altro colei che più si fa notare nel corso di questo episodio riuscendo a surclassare persino la Regina dei Draghi: siamo nel contesto del Nord, la gente è diversa e lo sono anche i bambini.
Non stupisce infatti lo sguardo sorpreso di Daenerys di fronte ai giovani figli del nord che si danno da fare tra le loro casate e famiglie, così come il sorriso gelido di Sansa quando deve far fronte a nuove situazioni.
Abbiamo tanti incontri e i destini dei diversi personaggi si rintrecciano per l’ultima volta, è una puntata sottotono rispetto alla media di Game Of Thrones ed è giusto che sia così.
Rappresenta infatti il momento di preparazione, una sorta di quiete prima della tempesta e di mettere i punti dove prima non c’erano.

Nel primo episodio dal titolo “Grande Inverno” si potrà intravedere una lunga serie di incontri e conversazioni piene di progetti, tensioni e accenti nostalgici delle passate stagioni.
Dave Hill, sceneggiatore de Il trono di spade, e David Nutter, regista, curano con attenzione la contrapposizione tra l’entrata nel castello di Daenerys Targaryen e Jon Snow richiamando l’innocenza e il punto di vista dei piccoli come Arya e Bran, meravigliati dalla pompa regale e curiosi di vedere il sovrano, la regina, il principe, lo Sterminatore di Re e il Folletto, scelgono di seguire un ragazzino senza nome, uno dei pochi in un Grande Inverno imbiancato dalla neve e invecchiato dalla guerra. Arya cede il passo all’entusiasmo del piccolo, ma poi tocca a lei affiancarci nell’assistere all’arrivo del corteo: vediamo accendersi nel suo sguardo l’amore nel vedere Jon, la sorpresa nel vedere Gendry, la solita, strana diffidenza nei confronti del Mastino, e una specie di gioia selvaggia nell’ammirare per la prima volta i draghi di Dany.


Lei, la regina nata dalla tempesta, non si sente esattamente accolta come in famiglia dalle sorelle Stark, soprattutto da Sansa molto gelida e fiera, ma allo stesso tempo consapevole del fatto che Jon, avendo consegnato il Nord a Daenerys, rischia di perdere il sostegno dei vassalli e del popolo; Arya ritrova in Jon l’amico di sempre, nonostante gli anni di separazione, ma gli ricorda anche il suo ruolo nel “branco” dei metalupi Stark: “Difendo la mia famiglia, e lo stesso fa Sansa.” “Anche io sono la vostra famiglia.” “Sì, non te lo scordare.”
Nel frattempo, tuttavia, il rapporto tra Jon e Dany si consolida nella maniera più spettacolare con un volo di coppia a bordo di Drogon e Rhaegal: Il trono di spade vede Jon cavalcare il drago che deve il nome al suo vero padre, pensando a quello che sta per essere rivelato, è una cosa particolarmente soddisfacente per i fan dello show e per i lettori di George R.R. Martin. La sequenza del volo in sé e il momento romantico che segue non avrebbero poi tutto questo impatto scenico se non fosse per la bellezza dei paesaggi che gli innamorati sorvolano e per la bellezza delle creature che non abbiamo mai visto tanto in dettaglio: Drogon “geloso” magari non fa ridere come avrebbe gli sceneggiatori, ma di sicuro è magnifico, e la sa più lunga di Dany e Jon.


A nessuno dei due, infatti, viene in mente di domandarsi come mai Rhaegal si lasci cavalcare da un bastardo del Nord, ma sono innamorati, e sono giovani, come rilevano i tre “matusa” Davos, Varys e Tyrion impegnati a fare piani per il futuro dei sette Regni. Se non bastassero le parole di Varys a gelarci il sangue, a ricordarci la crudeltà e l’asprezza del mondo de Il trono di spade c’è Samwell Tarly che viene raggiunto da Dany e Ser Jorah che intendono ringraziarlo per aver guarito Mormont dal Morbo Grigio, e si rendono conto solo in seguito delle orrendo notizie che hanno da dargli: con gli occhi ancora pieni di lacrime e un cuore devoto, Sam deve dire a Jon che spetta a lui la corona della donna che gli ha arrostito padre e fratello. E a questo punto tocca a Kit Harington fare vedere di che stoffa è fatto, anche se chi lo ha denigrato fino ad ora non si accorgerà neanche a questo punto delle sue doti attoriali. Kit riesce a far affiorare l’insolubile dilemma che si impossessa di Jon quando viene a sapere la verità sulla sua nascita. Proprio il leggendario onore di Ned Stark è la prova decisiva del fatto che ciò che gli dice Sam è vero, eppure inaccettabile: è il suo destino, eppure viene considerato alto tradimento.

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