Un caffè con… David Cerquetti

di Salvatore Ruffino


David Cerquetti, classe 1998, è un giovane compositore originario di Aosta considerato tra i più promettenti talenti internazionali. Attualmente studia nel prestigioso Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

S: -Intanto grazie per il tuo tempo David, cominciamo?

D: -Grazie a te e a GAD invece. Sì dai, cominciamo!

S: -Com’è nata la tua passione per la musica?

D: -In realtà non saprei: ho sempre avuto la passione per il mistero, gli enigmi, la scrittura – ho anche scritto un libro che è rimasto chiuso nel cassetto di camera mia – e meno per lo sport che ho sì praticato, ma occasionalmente. Tutto ciò probabilmente ha influenzato le mie scelte: così quando da bambino ho dovuto scegliere cosa fare tra calcio e provare a suonare uno strumento, ho scelto il pianoforte ed è stato subito amore profondo.

S: -Puoi dire che in un certo senso hai preferito la musica e la cultura, per voler trasmettere qualcosa che avevi dentro?

D: -Sicuramente. Coltivare questa passione ha contribuito a farmi diventare quello che sono adesso e farmi diventare più forte dato che nel tempo molte persone hanno provato a tirarmi giù e demotivarmi. Io però sono stato più forte di questo e i risultati stanno arrivando.

S: -Ti piacerebbe completare il tuo percorso in Italia?

D: -Ogni artista ha il compito di guardare al proprio futuro e sapere dove sta andando. Altrove forse è più facile crescere ma sicuramente tornerei in Italia per provare a contribuire in un cambio di direzione. E in questo noi giovani abbiamo un ruolo: non a caso ho lanciato l’hashtag #unitiperigiovani dove esorto ogni ragazzo/a a non cedere alle insicurezze e lanciarsi in un percorso. Percorso che io ho intrapreso e si è concretizzato in un video musicale chiamato “Anima Energia” in cui ho collaborato con il pattinatore olimpionico Matteo Rizzo.
(link youtube: https://www.youtube.com/watch?v=O4ILNXjp4b0 )

S: -Che importanza ha la musica secondo te nel mondo odierno?

D: -Nel mondo odierno siamo sommersi di musica: ormai non ce ne rendiamo più conto, siamo quasi passivi. La troviamo in radio, al cinema, sui social network, nei bar e se una volta magari ci fermavamo a guardare un artista per strada esibirsi ora lo facciamo meno volentieri. Poi basta guardare i teatri per accorgersi di quanto questi siano sempre più snobbati dalle nostre generazioni. La cosa che mi fa paura infatti è quella di non poter riuscire a fare breccia nel cuore delle persone, non trasmettere emozioni. Diceva Platone nel terzo libro de “La Repubblica” che per l’educazione di un buon cittadino la musica dovrebbe essere coltivata alla pari della ginnastica in quanto lo sport conduce energia all’uomo e la musica alla sua anima.
Io non vedo che un’importanza data per lo più dall’uomo in quanto consumatore, non a caso la musica commerciale ha uno sviluppo più florido rispetto a quella musica che possiamo trovare nel teatro.

S: -Questo secondo te in Italia, o nel mondo in generale?

D: -Attualmente, a mio parere, fare musica in Italia o in altri paesi non cambia tantissimo. Forse in altri paesi, si “campa” di più. In Italia c’è molta crisi, lo sappiamo tutti. E in un paese in crisi, non si dà tanto spazio all’arte in quanto ci sono molti problemi da risolvere anche perché viene dato per scontato che l’arte e la cultura siano problemi secondari. Però bisogna dire che il lavoro fatto con 18app, è stato encomiabile in questo senso, in quanto ha permesso ai giovani che lo hanno utilizzato con la testa, di fare cose che difficilmente avrebbero fatte senza: io ad esempio l’ho utilizzato per andare al Teatro Regio di Torino, ma anche per vedere e fare cose che ho apprezzato solo dopo averle fatte.

S: -A proposito dell’Italia: nonostante un passato così glorioso, l’Italia sembra ritrovarsi in una situazione di impasse dove non si riesce proprio a recuperare quella grandezza culturale che faceva scuola nel mondo. Quali secondo te i motivi? Abbiamo menzionato la crisi, ma davvero è soltanto questo? O magari la risposta coinvolge anche un decadimento culturale del paese?

D: -Che l’Italia sia abituata a vivere sugli allori del passato non è un mistero spero: siamo tanto fieri di quel che siamo stati ma il problema è cosa diranno le generazioni future sulla nostra generazione? Cosa lasceremo alla storia? Potremo essere ancora fieri di noi o no?
Il prodotto culturale di riferimento del ventunesimo secolo sono gli USA, inutile girarci. E invece di cambiare questo trend, pian piano ci stiamo uniformando a loro perché questo è il modo per vendere di più: il pubblico sembra non dare più spazio al nuovo, forse anche perché sentiamo il peso dei geni del passato e questo magari ci porta a fare tante cose e più semplici. Questo lo vedo sulla mia pelle perché nel momento in cui suono un brano famoso o commerciale, vedo il pubblico più coinvolto rispetto a quando suono musica da me composta.

S: -La musica in passato, è stata anche veicolo di istanze sociali e politiche, strumento di propaganda ma anche di protesta. Oggi invece sembra che i giovanissimi preferiscono più un testo commerciale, quasi trash oserei dire, a uno più poetico o più ricco di significato. È un presagio di un decadimento culturale sempre più profondo o deve essere visto come semplicemente un’evoluzione dei gusti musicali di massa temporaneo? O magari entrambe le cose?

D: -Innanzitutto riguardo il legame musica – politica, come hai detto tu la musica è sempre stata uno strumento di potere: basti pensare al mecenatismo nel periodo fiammingo per non parlare anche della Chiesa e dell’importanza che ha dato alla musica e all’arte in generale. Questo perché l’arte in sé è in grado di mobilitare e influenzare gli animi, e la musica tra tutte le forme d’arte forse è quella che riesce meglio in questo. Oggi ci ritroviamo in un mondo in cui tutto sembra essere ammesso e concesso e qui mi ricollego alla seconda parte della domanda: la musica popolare o pop music c’è da sempre, con la differenza che oggi questa ha di gran lunga più seguito rispetto alla musica diciamo più “colta”. L’uomo sembra si stia evolvendo in una direzione dove la semplicità e la velocità siano il dogma e di conseguenza la musica sta prendendo questa direzione: semplice e veloce. Con questo non voglio intendere che la musica pop sia banale ma che semplicemente rispecchia l’evoluzione dell’uomo: richiede molti meno sforzi per essere compresa ed è in funzione della semplicità che ci circonda come quella di aprire un’applicazione dal proprio smartphone e appunto ascoltare musica.

S: -Grazie per la bella chiacchierata David, è stato un piacere!

D: -Grazie ancora a te e a GAD per l’opportunità!

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