Forza Italia vicina al suicidio. Europee: Carfagna out

I VERTICI SCARTANO LA CARFAGNA MA CANDIDANO SCONOSCIUTI
Si apre il giro scommesse sulla data di morte definitiva del partito berlusconiano

Di Andrea Curcio

Siamo alle ultime battute per il partito fondato venticinque anni fa dal creatore di Mediaset e Fininvest, giunto alla veneranda età di 82 anni.

Quel grande progetto politico che nasce nel 1994 fu etichettato come il partito-azienda, partito di plastica, e lo stesso nome “Forza Italia” venne brutalmente ridicolizzato dagli avversari politici, considerandolo un motto per una squadra di calcio. Nessuno di loro si immaginava che quello stesso partito avrebbe governato il paese per oltre nove anni, che avrebbe condizionato la politica italiana per i prossimi 25 anni. La morte politica di Forza Italia è stata invocata infinite volte, ma soltanto adesso si realizzerà.

La mancanza di un successore, gli ingenti debiti accumulati, la perdita di milioni e milioni di voti, sono le principali cause dell’imminente fine. Solo chi è in malafede o gli stupidi possono sostenere il contrario.

Tuttavia un esito così tremendo poteva essere evitato, o quantomeno rallentato. Ma con Berlusconi mai stato così debole (ultimo ricovero la scorsa domenica per dei controlli), a causa di rogne tipiche della vecchiaia (problemi di uveite, operazione ernia inguinale, picchi di glicemia alta) e della preoccupante operazione subita a cuore aperto nel 2016, la dirigenza del partito non è ben tenuta sotto controllo ed è anzi lasciata libera di compiere scelte spesso suicide.

L’obiettivo per i big del partito sembra infatti coincidere con l’interesse particolare dei singoli poltronisti, preoccupati di fare una brutta fine perchè il Cavaliere non può più salvarli. Manca quindi una visione programmatica di lungo periodo, finalizzata alla ricerca dei voti persi in quello spazio politico che va dalla sinistra zingarettiana alla destra sovranista. In un periodo nel quale le parti politiche si estremizzano, i forzisti potrebbero approfittare per dare voce e rappresentanza a quel ceto moderato che non si riconosce nella sinistra o nella Lega. Sembra invece che tale scopo non venga perseguito, lasciando terreno fertile al partito della Meloni o costringendo l’elettore comunque a votare Salvini pur in dissenso, in mancanza di una valida alternativa.

L’assenza di un successore poi rende tutto più complicato, nessuno osa spodestare il Berlusca, per riconoscenza, per mancanza di coraggio o di capacità.

In realtà il problema di un successore è stato affrontato da diverso tempo, magari con insufficiente serietà.  Colui che appariva in un dato momento come il delfino, ha fatto sistematicamente una brutta fine. Ci ricordiamo di Tremonti, Alfano, Toti, tanto per citarne alcuni. Angelino venne addirittura nominato segretario del Popolo della Libertà, divenne vicepresidente del consiglio, l’investitura sembrava cosa fatta.

In seguito alla condanna e alla decadenza da senatore, Berlusconi è andato alla ricerca di svariate personalità estranee alla politica per convincerle a correre come candidati premier (uno a caso la buon anima di Marchionne), anche a causa della sua incandidabilità.

Giungiamo oggi ad Antonio Tajani, stimata personalità di taratura internazionale, presidente uscente del Parlamento Europeo. Dopo essere stato lanciato da Berlusconi come candidato premier, è stato nominato definitivamente vice-presidente del partito. Ma si tratta evidentemente di una figura di transizione. I dubbi che attanagliano gli azzurri sulla sua leadership sono parecchi.

Mara Carfagna fuori dai giochi

Sono altre le figure su cui vengono puntati gli occhi e anche le speranze, per esempio Mara Carfagna. L’ex ministra delle pari opportunità ed attuale vicepresidente della Camera, dopo aver annunciato la sua disponibilità a candidarsi alle europee, è stata prontamente e gelidamente frenata dagli ambienti vicini ad Arcore, che hanno interpretato il suo gesto come un tentativo di spodestamento.

Per le elezioni europee il partito trema. L’incubo di scivolare sotto la soglia del 10% pare sempre più realistico. E a quel punto ci sarebbe morte certa. Mara avrebbe potuto risollevare le percentuali, ma a quanto sembra la paura di essere spodestati è superiore alla distruzione del partito stesso.

Ormai i fuoriusciti sono all’ordine del giorno, la tensione è altissima. In molti temono di sprofondare negli abissi insieme al partito.

La candidatura di un musulmano tra le fila di Forza Italia

In alcune situazioni ci sono state difficoltà per trovare le persone disponibili a candidarsi, ovvero a bruciarsi per una scontata sconfitta. Emblematico è il caso di Amir Atrous, giovane musulmano residente a Milano, candidato nel collegio dell’Italia nord-occidentale. La sua candidatura ha suscitato molte polemiche, specialmente nell’ambiente del partito giovanile milanese, i cui membri ritengono aberrante una tale scelta, in quanto il giovanotto non avrebbe mai aderito a nessuna attività da esso organizzata.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *