25 Aprile, riflettete e ricordate. Altrimenti tacete

Di Manuel Berardinucci

Anche quest’anno il 25 Aprile sarà la data dello scontro ideologico e getterà ulteriore sale sulla ferita mai sanata di quella sanguinosa guerra civile chiamata Resistenza. La tanto agognata riconciliazione nazionale non sarà mai raggiunta fintanto che la giornata odierna sarà usata dai vincitori per esaltare la sconfitta dei nemici. No, perché è assurdo pretendere di assurgere a festa nazionale una giornata che ha sancito la sconfitta di una delle due parti in ballo (i partigiani e i ragazzi di Salò), a meno che non si vogliano escludere i vinti dai confini valoriali della Nazione, però a questo punto sarebbe opportuno farla finita con la retorica riconciliatoria. Non ci potrà essere riconciliazione fino a quando qualcuno continuerà a sentirsi più legittimo di altri. Ho sempre ritenuto il 25 Aprile una data intrinsecamente divisiva. Mi sbagliavo. E’ divisiva se celebrata come vittoria dei partigiani sui fascisti. Mi potrei dilungare sulla stragi e gli stupri partigiani, su chi aveva semplicemente la volontà di sostituire una dittatura nera con una rossa, sui soprusi compiuti, sul fatto che la “liberazione”, senza l’appoggio degli Alleati, non sarebbe mai avvenuta e su tante altre ombre che incombono sulla Resistenza. Ma non voglio, perché non voglio alimentare altra acredine, la mia volontà è quella di unire il popolo italiano, a dispetto di più di 70 vissuti nell’odio ideologico. Potremmo davvero riscoprire il 25 Aprile come data unificante per la Patria, se la vivessimo nel nome della Pietas cristiana, che si addice ad un popolo con una tradizione cattolica come la nostra, per i morti di una parte e dell’altra. Morti per difendere un ideale in cui credevano, chi per la Patria, chi per il Duce, chi per la libertà, chi per Stalin e la falce e il martello, chi per la lealtà ad un’Idea… ma tutti degni di essere onorati dalla Storia. Questo sarebbe l’ideale, ma considerata la scarsa propensione di una certa parte politica ad ammainare le bandiere rosse e rinunciare alla strumentalizzazione propagandistica, non resta che la legittima richiesta di rendere festa nazionale il 17 Marzo  o il 4 Novembre. Perché, le feste nazionali hanno il compito, sicuramente di unire, ma anche di creare dei confini valoriali per la Nazione, oltre i quali sei fuori dal perimetro del gioco e privo di legittimità. Ed è giusto così, i confini servono ad uno Stato e non solo quelli geografici. Ponendo il 25 Aprile come festa e giubilo (collegato direttamente con un filo rosso al 2 Giugno)  e non come giorno del commosso ricordo, tali confini escludono i fascisti, affini e discendenti, i monarchici, i perplessi sulla ostentata sacralità della Resistenza e sulla correttezza del quesito referendario del 46’. In pratica il discrimine è l’ideologia politica o la capacità critica anche nei confronti di eventi che, innegabilmente hanno avuto una loro importanza, ma che portano dietro di loro luci e ombre (così come il Ventennio che li ha preceduti e il Settantennio che li ha succeduti). Ritengo invece che il discrimine debba essere il sentirsi figli di una Patria comune e quali migliori giornate se non quella dell’Unità Nazionale o della Vittoria nella Guerra che unì per la prima volta gli italiani?
Davvero la millenaria storia dell’Italia, che preesiste alla forma statuaria e certamente a quella repubblicana, può essere racchiusa in una giornata che celebra una vittoria, di appena 70 anni, degli italiani su altri italiani? Mi si potrebbe obiettare che, se il 25 Aprile riduce la storia italica a pochi decenni, il 17 Marzo la limita agli ultimi 168 anni (comunque pochi per la nostra Cviltà). Ma il 17 Marzo è l’inizio di un percorso unitario che è stato nei cuori degli italiani da secoli prima, dunque è una giornata che raccoglie non solo i risultati del Risorgimento, ma l’eredità di Dante, Foscolo e Leopardi, che fecero l’Italia ben prima di Garibaldi e Cavour.
Se siete italiani e se pensate che l’appartenenza nazionale debba superare quella ideologica, oggi non festeggiate, ma riflettete e ricordate.

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