Europa VS Unione Europea

Di Manuel Berardinucci

L’Europa e l’Unione Europea, l’organo che la governa, non coincidono. Non semplicemente perché non tutti i Paesi europei aderirono al progetto comunitario, ma poiché l’Unione Europea ha sempre avuto origini, radici, modalità operative e necessità, totalmente diverse, se non diametralmente opposte, a quelle del Vecchio Continente. La vera sfida da portare avanti, dunque, non è certamente quella di una maggiore integrazione e conseguente cessione di sovranità, ma neanche quella della disgregazione di un progetto comune. Va invece rivisto tutto, ristabilite competenze, ruoli e missioni, per fare in modo che finalmente l’UE diventi vera espressione di quell’Europa che pretende di rappresentare. C’è innanzitutto estrema necessità di una Rivoluzione Conservatrice, che porti le Istituzioni di Bruxelles a riconoscere le radici cristiane del nostro continente, perché per ora abbiamo a che fare con una megastruttura senza anima. Ci si chiede di sentirci europei e poi si fonda l’Europa unita su moneta, tecnica e finanza… un’assurdità. Perché mai dovrei sentirmi cittadino di un qualcosa senza radici? A sostegno di quel che scrivo,  la reazione di comune dolore di tutti i popoli delle Nazioni Europee di fronte alle immagini di Notre Dame, Lei davvero simbolo di quel cuore pulsante dell’anima del Nostro Continente. Avremmo avuto la medesima reazione dinnanzi ad un eventuale incendio presso la sede dell’EuroParlamento o magari della BCE? Ovviamente no, perché nel primo caso ha bruciato l’Europa cristiana, intrinsecamente parte di ognuna di noi, nell’altro si tratterebbe di quell’organismo grigio e lontano.
Dopo l’annosa questione delle radici, portata avanti già da diversi Pontefici, movimenti politici e leader, senza ottenere risultati, vi è quella delle missioni, strettamente legata a quella delle competenze. Nel tempo della globalizzazione, che assume varie forme, dalla delocalizzazione delle imprese verso i Paesi con una manodopera a basso costo, all’avanzata dei flussi migratori, fino al dominio cinese nei mercati, l’Unione Europea avrebbe dovuto fungere da argine a tali problematiche e costituire uno scudo difensivo alle Patrie d’Europa. Al contrario, da Bruxelles, è stata mostrata debolezza nei confronti di tutto ciò che veniva da fuori, abdicando alla difesa dei comuni confini europei, ad una sana politica protezionista e ad una comune strategia estera che avrebbe, ad esempio, evitato la sciagurata gestione della questione libica. L’UE, insomma, è stata veicolo, anziché argine al mondialismo che minaccia i popoli, le loro identità e le loro sovranità. E’ stata infatti promotrice di suicidi accordi commerciali, ha consegnato all’alta finanza internazionale il potere e si è mostrata ostile nei confronti di quelle Nazioni, come l’Italia quando vi era il centrodestra al governo o l’Ungheria di Orban, che tentano o hanno tentato di controllare i confini o di limitare le ingerenze straniere. Infatti mentre questo Moloch inviso alle genti comuni, si è genuflesso alla globalizzazione esterna, è stato tirannico con i Paesi membri, intromettendosi in questioni che, senza dubbio, sarebbero di esclusiva competenza nazionale. Ha avuto particolare risalto la notizia delle Istituzione Europee impegnate a decidere la giusta lunghezza delle zucchine, ma non c’è solo quello. C’è la normativa sul latte in polvere che, senza dubbio, avvantaggia Nazioni come la Germania, che utilizzano tale prodotto nell’industria casearia e lede l’Italia che invece spicca per l’utilizzo di latte fresco, vi è la questione delle Acciaierie di Terni o il tanto detestato Fiscal Compact. La ricetta giusta è l’opposto di quanto sperimentato fino ad oggi: l’Unione Europea sia un organo capace di far condividere alle Nazioni la politica estera, quella migratoria e la difesa del mercato unico europeo da quelli concorrenti. Il resto venga lasciato alle Democrazie Nazionali. Infine vi sono le urgenze. E qui la discrepanza non riguarda semplicemente l’Europa e l’UE, ma tutti i popoli con le rispettive classi dirigenti (Commissari, burocrati, Presidenti). Queste ultime ci narrano, con la complicità dei media, che i pericoli più imminenti per il Vecchio Continente sono l’insorgere dei nazionalismi che vogliono mettere fine ai 70 anni di pace, i populisti che non vogliono rispettare i parametri e l’eterno ritorno del fascismo. Mentre le persone normali temono più l’ISIS, la disoccupazione, la povertà e la denatalità.
Se l’Europa non vuole morire ha il dovere di cambiare rotta: liberiamola dagli europeisti. Torni ad essere quel sogno di comune destino nel rispetto delle identità e delle sovranità,  che i burocrati e i lobbysti hanno infranto appropriandosene.

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