The Long Night: vicini al finale. Recensione 8×03 Game Of Thrones

A cura di Vanessa Combattelli e Matteo Ghilardi

Siamo giunti alla resa dei conti di una delle più importanti storyline di Game of Thrones: sin dalla prima puntata gli Estranei sono infatti una presenza fissa, ci ricordano la loro avanzata attraverso il motto di casa Stark, “Winter is coming”, e la loro esistenza è una prova che persino il Gioco del Trono non è nulla di fronte a loro.

La battaglia nei primi minuti è composta di sospiri sottili, nessuna parola: solo silenzio e vento.
I personaggi sanno di andare incontro ad una morte violenta, oppure ne sono quasi incoscienti.
Se questa puntata ha avuto delle pecche da un punto di vista militare-strategico, lo stesso non si può dire della regia.
Meravigliose le luci dei Dothraki accese da Melisandre, la Donna Rossa, la quale assume un ruolo di grande importanza ribaltando il suo stesso personaggio, odiato da gran parte del fandom GoT durante le precedenti stagioni.

E’ buio, non si vede nulla: lo spettatore fatica a rintracciare le sagome dei personaggi, eppure questo espediente, per quanto fastidioso, crea la giusta atmosfera per entrare nella battaglia.
Ecco cosa vedevano i soldati, nulla. Ecco in che modo si veniva uccisi, nel buio.
L’oscurità è il simbolo del mondo auspicato dagli estranei (almeno in base a quello che ne sappiamo), il fuoco dei Draghi e delle spade sono l’unica fonte di illuminazione possibile: il Signore della Luce si concretizza in mezzo al sangue.
Non è stata una puntata che ha lasciato indifferenti: l’ansia caratterizza quasi ogni fotogramma della Great War, nessuno è davvero al sicuro e sembra quasi impossibile riuscire ad arrivare all’alba.
Debole è stato probabilmente il personaggio di Jon Snow/Aegon Targaryen: non c’è alcuno spazio per il protagonista che da sempre abbiamo atteso, infatti Jon è ridotto al margine della battaglia, non riesce a raggiungere il centro, è quasi ostacolato e fermo.

Lo vediamo impotente come mai è stato, ma questa è anche GoT: il filone narrativo si basa su più personaggi, i colpi di scena sono dietro l’angolo.
Tyrion e Sansa rievocano insieme – proprio a Grande Inverno – persino un soffio di tenerezza che mai c’era stato tra i due: adesso sono entrambi cambiati, soprattutto Lady Stark, forse persino più vicini di quello che potevano essere all’inizio di tutto.
Ed infine Theon: l’eroico a metà, il “brav’uomo” che ha saputo fare delle sue colpe uno stimolo per migliorare, fare ammenda dei suoi peccati.
Theon ha sofferto tanto, è stato probabilmente uno dei personaggi a cambiare maggiormente. Il fandom di GoT non poteva non amarlo già per quanto fatto a Sansa, adesso ha acquistato completamente la gloria nel pantheon del colosso TV.


Muore salvando Bran, lo stesso che avrebbe quasi ucciso pur di governare, ma questo in un’altra vita, in altre vesti.
Quando tutto sembra finito, con The Night King che avanza verso Bran accompagnato dalla colonna sonora di questo episodio, ogni cosa assume una consistenza diversa.
La sua camminata verso Bran ricorda Summer/Estate, rammenta Hodor, porta alla luce tutto il viaggio metafisico che il giovane Stark ha compiuto prima di diventare altro.
E’ un momento simbolico, si va oltre qualsiasi tipo di concretezza, passato e futuro si incontrano: Brandon Stark rappresenta ciò, lui che era nato per essere soltanto un “figlio dell’estate” che non aveva paura delle storie della Vecchia Nan.

Ed è esattamente in questo momento – mentre l’adrenalina di qualsiasi spettatore è a mille – che c’è lei: Nessuno, l’Estranea, la fiera guerriera che ha sempre aggirato la Morte, l’unica capace di realizzare davvero una simile missione.
E’ sensazionale pensare che esattamente questa giovane donna, che ha vissuto per anni da sola e persa, abbia raggiunto l’apice del proprio personaggio attraverso un’unica mossa, la quale pone in pace tutti i cerchi lasciati aperti durante le stagioni precedenti.
E’ Arya che salva il fratello, è Arya che salva Grande Inverno e non permette alla Lunga Notte di vincere.
Non è Daenerys, non è Jon né può essere un altro: Arya Stark di Grande Inverno è tornata a casa e ha fatto ciò che doveva fare, proteggere la sua famiglia.

La terza puntata della stagione finale di Game of Thrones è come fosse un finale già anticipato di stagione per quanto è alta la posta in gioco dell’episodio. Il titolo è The Long Night”. Non poteva chiamarsi in altro modo la puntata che mette finalmente in campo l’una davanti all’altra le forze dei vivi e dei morti. Il Re della Notte avanza verso Winterfell con un solo scopo: uccidere il Corvo con Tre Occhi, alias Bran Stark, e cancellare la memoria di Westeros per poi invadere il resto del continente. Facendo magari fuori uno o due regnanti, già che c’è.

Da tanto questo episodio era annunciato come la battaglia più spettacolare mai vista in televisione e, da quel punto di vista, si conferma come tale . Anche se il fatto che sia ambientata tutta di notte deve essere stato un aiuto non da poco per risparmiare su effetti speciali che, altrimenti, sarebbero stati davvero troppo costosi per una serie TV.
 Non sono mancate, le sorprese, o meglio la sorpresa nel finale, la quale ripaga almeno in parte la sensazione di aver investito per settimane, mesi, anni in una puntata che, per quanto innegabilmente coinvolgente, è “solo” un episodio di passaggio in attesa del “vero” finale, che arriverà nel corso delle prossime tre settimane.
Negli ultimi giorni molte sono state le discussioni circa l’esito di “The Long Night”. Molte sono state le discussioni riguardo se il Re della Notte avesse vinto questo primo scontro, mettendosi poi in marcia verso Approdo del Re. Sarebbe stato un modo interessante per scombinare le carte e confermare che il vero focus della serie non fosse tanto “chi siederà sul trono?” ma “riusciranno i nostri eroi a salvare il mondo dei vivi?”.




 E invece no. Il focus della serie, ce lo hanno detto molto chiaramente David Benioff e D.B. Weiss, creatori della serie e sceneggiatori di questa puntata (diretta da Miguel Sapochnik) è proprio basata su “chi siederà sul trono”. Perché il Re della Notte, a meno di sorprese, è stato sconfitto. Se mai la bella sorpresa è l’identità dell’eroe che lo ha ridotto in un cumulo di ghiaccio, scatenando la reazione a catena che ha cancellato l’Armata dei Morti poco prima che travolgesse Grande Inverno. L’eroe è Arya Stark. Melisandre, giunta a Grande Inverno poco prima della battaglia, appena l’ha vista in cima alle mura, c’è rimasta secca. La motivazione è incerta ma è evidente che la ragione era un’altra, e si è palesata quando, finalmente, Beric Dondarrion ha assolto al suo compito morendo definitivamente. Il suo compito era salvare Arya in modo che lei, agile e silenziosa come nessun altro a Westeros, potesse attaccare a sorpresa il Re della Notte e ucciderlo.
 Ma era solo questo il suo compito ? O c’è qualcosa sotto? Forse Arya è “la principessa che fu promessa” e siederà alla fine di tutto sul Trono di Spade? È questa la grande domanda che pone l’episodio. Ed è questo che lo salva, come dicevamo. Perché, per il resto, pare davvero di aver atteso tanto per una conclusione fin troppo veloce. Sono anni che la potenza del Re della Notte viene raccontata, che la sua minaccia si fa sempre più torva e inquietante, la sua avanzata inarrestabile. E in ottanta minuti gli abbiamo già detto addio.




“The Long Night” stupisce anche perché è morta molta meno gente di quello che si pensava. Tutti davano per scontato che metà del cast principale sarebbe stato spazzato via, e invece sono morti i personaggi che più ci si aspettava: Jorah, per difendere ovviamente la sua regina. Theon, in un ultimo disperato tentativo di proteggere Bran dal Re della Notte. Edd, perché su: quale altra funzione poteva ormai avere dato che aveva svolto il suo compito e Beric, dopo aver salvato Arya. E infine le uniche due vere sorprese: Lyanna Mormont, sacrificatasi per uccidere un gigante e ora casa Mormont non ha più un leader, essendo morto anche Jorah; e Melisandre, che si è lasciata morire a fine episodio dopo aver, anche lei, assolto al suo compito.




 Questo non significa che i sopravvissuti resteranno tali fino alla fine della serie. La situazione è dura per parecchi di loro, visto che ora le forze del nord sono decimate, perché i Dothraki non esistono più, ce lo ha detto la scena più bella dell’episodio, mentre Cersei ha dalla sua un esercito di 20 mila mercenari e una flotta.
 “The Long Night” ci lascia anche con qualche interessante quesito. Primo sit tutti è cosa farà Jaime, ora che la battaglia è stata vinta dai vivi? Ritornerà a schierarsi con Cersei oppure lotterà contro di lei? Ci sarà una relazione tra Tyrion e Sansa, ora che hanno condiviso un momento molto tenero di fronte alla morte? E cosa farà Jon adesso che sa di chiamarsi Aegon Targaryen? Ma molto importante è come prenderà la cosa Daenerys?

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