La destra e il fantasy

di Manuel Berardinucci

Giorgia Meloni che utilizza la grafica, le immagini e le citazioni della celeberrima serie “Game of Thrones”, è solo uno dei tanti anelli della catena che lega il mondo del fantasy a quello della destra. Molti autori ed opere di fantasia (ad esclusione dei modernissimi e, spesso scadenti, Urban Fantasy) , infatti, sono stati assurti a modelli ideali, punti di riferimento e sogni d’evasione, dalle generazioni della destra.

Il primo e più eclatante caso fu quello de “Il Signore degli Anelli”, l’epica opera di J.R.R. Tolkien. Nel mondo immaginato dallo scrittore anglosassone vengono, infatti, posti in evidenza gli antichi e ormai scomparsi valori cavallereschi di lealtà ed onore, che fanno breccia nel cuore dei custodi della Tradizione e degli Evoliani di ogni tempo. Altro elemento fondante è la cattolicità di Lord of The Rings (che l’autore stesso descriverà come “un lavoro fondamentalmente religioso e Cattolico”) esplicitata dall’importanza conferita alla Speranza e all’Umiltà, così come dalla netta contrapposizione tra Bene e Male, che porterà alcuni a definirla “un’allegoria Cristologica”. Tutto ciò condurrà all’avvicinamento, già del Movimento Sociale Italiano, il cui movimento giovanile inizierà ad organizzare i Campi Hobbit, in onore di una delle più note razze di Arda (il mondo immaginario di LOTR) e alla nascita di gruppi musicali alternativi come la “Compagnia dell’anello”. Tutt’oggi Il Signore degli Anelli rimane una delle letture più amate dai giovani di destra e acceso argomento di dibattito appassionato.

E’ il caso di maggior rilevanza, ma non si tratta di “una tantum”. Vi è “La Storia infinita”, in cui Fantàsia, il mondo magico in cui la vicenda è ambientata, è minacciata dal Nulla che incombe (interpretato, dalla destra, come l’avanzata del nichilismo materialista.. “E’ più facile dominare chi non crede in niente” dice Mork rivolto all’eroe) e verrà salvata dal giovane Atreju, a cui dal 1998 è intitolata la festa più bella del mondo giovanile di destra, che da allora, ogni anno, si svolge a Roma. Nel romanzo vi è una chiara critica al materialismo, contrapposto alla fantasia, è possibile poi leggere il teme dell’importanza dell’identità.

A Fàntasia, infatti, solo ciò che ha un nome, può avere anche una storia, una funzione e una vita vera. E’ necessario, dunque, “identificare” ciò che si è, dargli una precisa connotazione, senza scadere in relativismi di alcun genere (tema questo, caro al nostro mondo). Ultimo, ma non ultimo, il Trono di Spade, in cui al fianco di tradimenti, raffinati stratagemmi, massacri e manipolazioni, vi è l’esaltazione della lealtà cavalleresca e dell’eroismo in alcuni personaggi (uno su tutti Ser Jorah Mormont, per chi ha già visto la terza puntata dell’ultima stagione), oltre che il tema delle redenzione (esplicitato da Theon Greyjoy, ma anche, in misura minore, da altri personaggi). La Barriera poi, edificata, secondo le leggenda, millenni prima degli avvenimenti, da Brandon il Costruttore, ha il compito di difendere i Sette Regni dai bruti e, soprattutto, dai terrificanti Estranei, è il simbolo di quel confine immaginato da chi crede in certi valori: non una chiusura al mondo, una auto-ghettizzazione, ma una dovuta e necessaria imponente protezione di tutto ciò che siamo, dai pericoli esterni.
“Forzature e strumentalizzazioni”, dirà qualcuno.

No. I giovani di destra non hanno mai affermato la natura politica di queste opere, che infatti non l’hanno, vi hanno soltanto ritrovato modelli e tesi ai quali ispirarsi. Non è facile, non era facile e non lo sarà mai, essere di destra. Significa credere in ciò che gli altri deridono se non demonizzano, amare e dare importanza a valori eclissati e condannati dalla modernità. Lasciateci perciò volare alto, nell’aspirazione ad un mondo ideale e fantastico, come una Stella polare che ti guida. Il marinaio che la assurgeva a punto di riferimento, non aveva come obiettivo quello irrealistico di raggiungerla, ma di farsi da ella indicare la giusta rotta.


“La fantasia è la figlia diletta della libertà”
Cit. Leo Longanesi



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