Perché Lega e M5S hanno (ancora) bisogno l’una dell’altro

di Manuel Di Pasquale.

In molti auspicano la caduta del governo nel prossimo futuro. Se prima questo desiderio era nutrito dalle opposizioni, ovvero da partiti come PD ed FI, ora sembra che gli scettici siano anche tra i simpatizzanti dell’esecutivo: ci sono grillini che non sopportano più Salvini, ci sono leghisti che vogliono dare la mazzata definitiva al M5S.

Facciamo un attimo un bel respiro e parliamoci chiaro: la fine del Governo del Cambiamento, adesso, rappresenta solo un grande punto interrogativo, un salto nel buio. Mattarella, sicuramente, non vorrà sciogliere le camere. In più, sono da ribadire un paio di concetti: il M5S, per governare, ha – ed avrà sempre – bisogno di siglare accordi e/o alleanze, mentre la Lega – che non si pone il problema coalizione – non può tornare al fianco di FI sul piano nazionale.

Per il primo punto, il discorso è semplice: dal 4 marzo ad oggi il M5S ha perso tanti, tantissimi consensi e riottenere un’altra volta il precedente risultato è quasi impossibile. In caso di risalita, e con nuove elezioni, i grillini potrebbero attestarsi al 30%, ma nulla più. In questo caso avrebbero bisogno di un altro partner di governo: impensabile tornare con la Lega, ancor più improbabile proporre un accordo a FI, perciò dovrebbe intavolare delle trattative col PD. Un “contratto” coi dem, agli occhi della base pentastellata, rappresenterebbe uno dei più grandi tradimenti e questa possibilità significherebbe un “suicidio” per Luigi Di Maio e soci.

Per l’altro punto, invece, il discorso è un po’ più complesso: la Lega governa con FI in “periferia”, ovvero negli enti locali, tra comuni e regioni. La politica locale, però, è completamente diversa da quella nazionale: non serve, ad esempio, un ideale “sovranista” per riparare una buca sul manto stradale. Certo, ci sono sempre dei limiti: è comunque irragionevole vedere correre insieme Lega e PD sul territorio, visto i rapporti che intercorrono tra le due forze politiche. Non stupisce, però, come in alcune realtà PD e FI supportino candidati in comune: di recente, a livello nazionale, portano avanti molte istanze davvero similari, nonostante appartengano a due poli che, in teoria, sarebbero agli antipodi. Senza buttarla sulla retorica delle categorie destra-sinistra, o le nuove sovranismo-europeismo, Lega e FI possono stare insieme a livello locale, ma non a livello nazionale: idee troppo diverse sui temi “fondamentali”, prima su tutti la questione UE. La Lega, che ha sfondato il muro del 30%, in caso di tornata alle urne avrà anch’essa bisogno di un nuovo alleato: potrebbe essere FdI, ma la coalizione di centro-destra, quella vista il 4 marzo, è irrealizzabile: la Lega dovrebbe gettare alle ortiche le idee portate avanti da un anno a questa parte, rinnegare la sua linea di governo, per riappacificarsi con FI e la “quarta gamba”. Cosa che verrebbe vista malissimo dagli elettori leghisti: non si può battere i pugni sul tavolo a Bruxelles con Berlusconi al proprio fianco.

Perciò, dopo il 26 maggio, si tornerà a nuove elezioni? Dal mio punto di vista è improbabile e, soprattutto, sconveniente per tutti: M5S e Lega, caduto il governo, dovrebbero certamente cambiare linea. Linee nuove, programmi di rottura che, probabilmente, sarebbero sconvenienti per entrambi. Soprattutto per la Lega, visto che per il momento ha ibernato parte del programma per attuare i punti principali di quello grillino, tra quest’ultimi spicca il reddito di cittadinanza, per il momento preferito alla tassa piatta.

In più, qualcuno già echeggia al governo tecnico: scenario, però, irrealizzabile, visto che per nascere dovrebbe godere della fiducia di uno dei due partiti di governo e supportare un esecutivo di questo tipo sarebbe solo una stupida zappata sui propri piedi.

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