Settant’anni dalla tragedia di Superga: la fine del grande Torino

di Albrizio Fedele


Il 4 maggio del 1949 il mondo del calcio conobbe una delle più grandi tragedie mai avute.
Un aereo della compagnia Alì si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della basilica di Superga.
Il velivolo aveva al suo interno il Grande Torino, l’Fc Torino oggi.
All’epoca Associazione Calcio Torino, nel periodo storico dell’accaduto, era pluricampione d’Italia e i cui giocatori erano la spina dorsale della Nazionale Italiana di calcio.
Questo nome identifica anche l’intero ciclo sportivo durato 8 anni, in cui vinse 5 scudetti consecutivi e 1 coppa Italia.

L’entrata di Ferruccio Novo


Il merito dei successi è tutto da attribuire a Ferruccio Novo, industriale che nel 1939 assunse la presidenza della squadra ed apportò importanti trasformazioni: si ispirò a quanto fatto con la Juventus da Edoardo Agnelli nel decennio prima e si circondò di importanti collaboratori tra cui spicca il Mister Egri Erbstein che rimarrà alla guida della squadra fino al campionato di serie a 1942-1943 e successivamente tornò come direttore tecnico.

Novo rinforzò la squadra con giocatori del settore giovanile e mandò osservatori in ogni parte d’Italia per trovare i migliori giocatori da acquistare.
I primi anni furono di assestamento sotto la guida del mister ungherese, ma dal 1942-1943 grazie ad una massiccia campagna acquisti il Torino vinse il suo primo scudetto sotto la guida di Mister Kuttik.
Dopo la Seconda guerra mondiale il Torino vinse 4 scudetti consecutivi compreso quello del 1948-1949; anno della tragedia.

La dinamica

Ritornando sull’accaduto, il veivolo stava riportando in patria la squadra da Lisbona dove si era giocata una partita a scopo benefico per aiutare il capitano del Benfica Ferreira in grosse difficoltà economiche ed anche per dare il suo addio al calcio giocato.

Alle ore 14.50 l’aereo decollò da Barcellona con rotta Torino dopo essere arrivato da Lisbona alle 13.
Il tempo a Torino era pessimo: l’aereo iniziò a virare verso nord in direzione del capoluogo e verso le 5 l’aeroporto di Aeritalia comunicò ai piloti le cattive condizioni meteorologiche.
Dopo essersi allineati con la pista di Aeritalia a circa 305 metri di altitudine, l’aereo a causa del forte vento al traverso sinistro non si allineò con la pista, ma con la collina di Superga.

Alle ore 5:05 l’aereo messosi in volo orizzontale e pronto per l’atterraggio andò a schiantarsi a una velocità di circa 180 km/h sul terrapieno posteriore della basilica di Superga.

Nell’incidente perirono 31 persone: Erbstein(mister), Lievelsey(mister), Cortina(massaggiatore ), Casalbore(giornalista), Cavallero(giornalista ), Meroni(primo pilota), Bianciardi(2 pilota), D’Inca(motorista), Pangrazzi(telegrafista), Agnisetta(dirigente), Civalleri(dirigente) ed Bonaiuti (dirigente).
Nell’incidente perì anche quasi tutta la squadra del Torino.

Le reazioni

Le reazioni in tutto il mondo del calcio e non furono di tristezza, amarezza e rabbia.
La squadra più forte all’epoca era scomparsa.
Sull’aereo non erano presenti il presidente Novo, Pozzo(ex ct), Gandolfi (portiere di riserva) ed il radiocronista Carosio.
Nel giorno dei funerali, venerdì 6 maggio 1949, il presidente della Federcalcio consegnò lo scudetto al Torino e alle celebrazioni erano presenti circa 600.000 persone.

Il presidente Ferruccio Novo volle ricostruire la squadra e si mise al lavoro immediatamente.
C’era però da finire il campionato in cui furono fatti giocare i ragazzi della primavera che il 15 maggio del 1949 liquidarono con sonoro 4-0 il Genoa; che schierò i pari età per rispetto della tragedia.
Il Torino vinse anche le 3 partite restanti e fu proclamato campione d’Italia 1948-1949 ;ma quello scudetto non aveva avuto lo stesso sapore degli altri poiché I ragazzi che avevano fatto la storia erano saliti in paradiso.
Dopo la vittoria del campionato il presidente granata ricevette molte promesse di aiuto per ricostruire la squadra, ma molte rimasero disattese.
Il 26 maggio 1949 fu organizzata una amichevole benefica tra River plate e Torino (giocatori prestati dai club di a).
La partita finì 2 2: Novo dopo alcuni anni si rese conto che il dolore di Superga era ancora troppo forte ed in gravi difficoltà economiche cedette la società nel 1953.


La Nazionale Italiana aveva perso la sua colonna portante, così nella spedizione mondiale in Uruguay nel 1950 furono mandati molti giovani insieme alle riserve. La squadra preferì viaggiare in nave piuttosto che per via aerea.
Dopo 70 anni nulla è cambiato, il grande Torino continua a fare breccia nel cuore degli italiani.
Ognuno di quei singoli giocatori deve essere ricordato come un eroe ed espressione della grandezza di questo paese.
Dal punto di vista emotivo si può dire – anche senza vivere direttamente la tragedia – che il 4 maggio rappresenta senz’altro un giorno di forte commozione.
Dal punto di vista calcistico questo gruppo è nell Olimpo della squadre più forti della storia del calcio.
Auspico che questi ragazzi insegnino non solo agli sportivi ma all’Italia intera che con sacrificio, la grinta, la tenacia ed il talento si possono ottenere risultati in qualsiasi ambito della vita.
Molti giocatori del grande Torino si sono visti intitolare stadi in ogni parte d’Italia in particolare al Nord: Martelli(Mantova), Ossola(Varese), Menti (Vicenza) ed Rigamonti (Brescia)e ciò è motivo di grande orgoglio.

Muore chi è caro agli dei.
Viva il Grande Torino.


“Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede e così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto;è soltanto in trasferta”
(Indro Montanelli).

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