Un caffè con il Sindaco di Corleone: interviste a confronto

Nicolò Nicolosi, classe 1942, è stato eletto per la seconda volta sindaco di Corleone lo scorso 25 Novembre. Politico di grande esperienza, è stato deputato all’Assemblea regionale siciliana dal 1986 al 2001 dove ha anche svolto il ruolo di vicepresidente dell’Ars, prima di essere stato eletto alla Camera dei deputati per la coalizione di centrodestra nel 2001.

A cura di Salvatore Ruffino

S:- Innanzitutto la ringrazio per la sua disponibilità e per il suo tempo. Cominciamo?
N:- Grazie a voi. Cominciamo!

S:- Signor sindaco, lei converrà con me che il fine ultimo di partecipare alla vita politica del proprio paese dovrebbe essere quello di provare a migliorare lo stato delle cose. In questo senso, se lei guarda indietro, pensa di essere riuscito in questo intento?
N:- Per quanto riguarda l’esperienza amministrativa in corso, questa è cominciata da troppo poco tempo per poter dare una valutazione puntuale. Sono stato eletto in questa tornata elettorale il 25 Novembre scorso, abbiamo trovato una situazione molto difficile da gestire e ci stiamo attrezzando per risolvere tanti problemi ma ancora questi problemi sono in gran parte tutti lì poiché ci vuole un tempo congruo per poterli affrontare. Facendo invece riferimento a un tempo precedente, negli anni tra il 2002 e il 2007, posso pensare a un’esperienza importante seppur non sia stata sufficientemente premiata dagli elettori, poiché in un arco abbastanza breve riuscii con i miei collaboratori a far arrivare al comune di Corleone circa 100 milioni di euro di finanziamenti per opere pubbliche. Non mi risulta che siano accadute cose similari in Sicilia ma anche in altre parti d’Italia: ad esempio guardando a Brescia, dove alcuni mesi fa è stato riconfermato il precedente sindaco, lo stesso interrogato dai giornalisti a proposito dei progetti futuri per la città, disse che avrebbe attivato i lavori dei 53 milioni di euro di finanziamenti ottenuti negli anni precedenti. Ma parliamo di Brescia, capoluogo di provincia e in Lombardia. Corleone è un paese di 12 mila abitanti. Quindi parliamo di un lavoro di predisposizione di cose che dovevano seguire in futuro: alcune realizzate, altre e tante invece, purtroppo no a seguito di un cambio di amministrazione che ha portato un decadimento consistente testimoniato dal fatto che la gente di Corleone dopo 10 anni è venuta a cercarmi per chiedermi di propormi sindaco.

S:- A proposito della sua carriera da deputato?
D:- Io ho svolto incarichi di grande importanza: dall’amministratore al comune di Palermo per 10 anni dal 74 all’84, dall’86 al 2001 all’Ars e poi a Roma. Ho avuto sempre incarichi importanti: da assessorati a commissioni che mi hanno dato la possibilità di attuare leggi spesso inattuate come il primo piano di intervento nel centro storico di Palermo fatto appunto, mentre io ero assessore all’urbanistica. Mi sono sempre ritrovato a recuperare tempo speso inefficientemente da chi mi aveva preceduto per fare cose più importanti.

S:- Le lancio una provocazione: secondo lei è davvero possibile rimuovere definitivamente dall’immaginario comune il binomio Corleone – Mafia? E se sì, come?
N:- Non è un’operazione facile ma è anche uno dei motivi che mi ha spinto a ricandidarmi. Necessità un cambio culturale e di mentalità nei corleonesi che produca poi una certa percezione di Corleone in Italia e nel mondo. Ad esempio nei miei primi 5 anni di sindacatura, dopo l’arresto di Bernardo Provenzano, organizzammo un anno dopo un evento chiamato “Voglia di libertà” il cui slogan era “cu nasci tunnu po’ moriri quadratu” ( chi nasce tondo può morire quadrato ). Solitamente si dice “cu nasci tunnu un po’ moriri quadratu” ( chi nasce tondo non può morire quadrato ). In parole povere, se si vuol cambiare è possibile. Corleone deve recuperare nella sua dimensione socio-culturale ritardi di anni dovuti alla presenza ingombrante della mafia, con un processo culturale che deve agire sui giovani, sulle donne e su chi farà parte delle prossime generazioni. Cosa che non può avvenire comunque, senza uno sviluppo economico e la valorizzazione del suo territorio.

S: – Si è parlato tanto del finanziamento da parte del comune, del film sul delitto Mattarella. Questo non potrebbe influire nell’alimentare indirettamente, questo binomio di cui abbiamo parlato?
N:- Questo film non parla di Mafia, parla di Mattarella: un grande eroe civile siciliano e italiano. È un’operazione che anzi rilancia un’immagine di Corleone nuova e diversa dal passato, che sposa le cause delle persone migliori.

S:- Nonostante Corleone non sia una grande città rinomata per arte, cultura e storia, riesce ad attirare un grosso numero di turisti per via della sua nomea. Tuttavia la sensazione è quella di non sfruttare al massimo, economicamente parlando, questa opportunità. Cosa si può fare davvero in questo senso? Per sfruttare a pieno questa possibilità, è forse necessario sconfinare un pò nell’immoralità dando al turista quel che cerca il turista?
N:- Si è parlato spesso della costruzione di un “Museo della mafia e dell’antimafia” che già in qualche modo esiste poiché difatti, Corleone è un museo a cielo aperto. Esiste anche il Centro Antimafia, un luogo dove vengono richiamate queste vicende. Secondo me i corleonesi in questa fase rifiutano l’idea che si possa portare un tale tipo di sviluppo attraverso la strumentalizzazione di questo dato perché tutto ciò che la connotazione mafiosa ha lasciato a Corleone è ancora troppo recente e pesa troppo, per cui preferirebbero invece dimenticare.

S:- Si parla tanto di immigrazione, ma a mio avviso non tanto quanto si dovrebbe dell’emigrazione che ogni anno spinge decine di migliaia di giovani ad abbandonare la Sicilia ( e in generale il Mezzogiorno). In molti, di diversi orientamenti politici sono stati a guida della nazione e della regione, eppure il trend non si è mai invertito e le cose di certo non sembrano migliorare. Una volta dall’entroterra ci si spostava nelle grandi città a cercar fortuna: oggi si cambia direttamente regione e sempre più spesso anche la propria nazione. Le cause sono ben note a tutti, ma forse si sottovaluta a mio parere, specie a livello nazionale, l’incompetenza e la disonestà intellettuale, generalmente parlando, delle classi dirigenti che si alternano da sempre alla guida della regione. È d’accordo con questa visione?
N:- Non c’è dubbio che ci sia stata carenza di una classe dirigente valida, anche quando questa appariva più solida e strutturata rispetto al momento attuale. Perché tutto questo? Spesso purtroppo la classe dirigente siciliana ha avuto atteggiamenti “ascaristici” rispetto le centrali nazionali dove si decidevano le sorti della nazione. Quindi accontentandosi di poco, o per i propri gruppi di appartenenza o per le proprie posizioni personali, trascuravano la necessità di battaglie forti per la Sicilia che è un territorio eccezionale e ricco di potenzialità. La ripresa e la possibilità di rilancio dell’economia siciliana non è agevole: bisogna non rassegnarsi, combattere una grande battaglia in particolare per dotare la Sicilia di infrastrutture adeguate e puntare sulle risorse principali della Sicilia tra cui la cultura e la bellezza; coniugando queste e altre cose, è possibile agevolare uno sviluppo turistico e lo sviluppo di un’economia basata sui prodotti del nostro territorio. Per fare tutto ciò però, è necessaria una classe dirigente che ad oggi non si avvista all’orizzonte: per questo bisogna puntare e avere fiducia nelle nuove generazioni.


S:- La Sicilia è stata la seconda regione per richieste del RdC, a testimoniare il fatto di una povertà diffusa nell’isola. Da un lato questa misura trasmette una vicinanza dello stato a una fascia di popolazione che magari si è sentita dimenticata per tanto tempo; tuttavia sappiamo bene che questa misura, se non accompagnata da riforme strutturali di una certa importanza, potrà essere soltanto un deterrente temporaneo e non pienamente efficace contro la povertà. Cosa ne pensa lei?
N:- Ben venga tutto ciò che aiuta nelle condizioni di disagio senza deprimere eccessivamente le condizioni del bilancio dello stato. Questo però deve portare a reali prospettive verso il mondo del lavoro: se si tratta di una misura meramente assistenziale piangeremo le conseguenze a breve. È chiaro che tutto ciò va accompagnato da un serio indirizzo di carattere programmatico che riguardi il Mezzogiorno in particolare date le sue condizioni e che possa comportare una svolta dal punto di vista dello sviluppo economico.

S:- Cosa ne pensa del successo sempre maggiore che Salvini va riscuotendo anche nel Sud Italia? È davvero frutto di un Sud che si sta scoprendo “Leghista” e che crede veramente nelle idee salviniane? O è anche per quel vizio, tipico dei politici italiani, di salire sul carro del vincitore?
N:- Diciamo che in una qualche misura il fenomeno leghista di oggi può essere paragonato a quello dei 5 Stelle di qualche anno fa, nel senso che c’è stata un’esplosione di una protesta più che di un consenso verso quella direzione dovuta alle insufficienze della politica tradizionale nel rispondere ai bisogni dei siciliani. E adesso il consenso degli stessi sembra spostarsi invece verso un personaggio che appare molto di moda che però non mi pare che in quest’anno di governo in cui sia cresciuto tantissimo, abbia fatto qualcosa di eccezionale per migliorare le condizioni in generale del Sud. Si parla tanto di Quota 100, Decreto Sicurezza, lotta all’immigrazione: tutte cose che sostanzialmente non stanno portando grandi benefici al Sud. Quel che intendo è che ad oggi questo forte consenso nel mezzogiorno non appare legittimato.


S:- È passato quasi un anno dall’insediamento del governo gialloverde. Quale giudizio si sente di dare? E quale invece all’opposizione?
N:- L’opposizione si è squagliata dimostrando una pochezza che li ha portati prima alla sconfitta e ora all’irrilevanza. Il governo invece credo mostri segni tangibili di inadeguatezza: non vi è una precisa politica estera ad esempio; ogni tanto si pensa che se ne possa fare a meno, poi succedono fatti come quelli avvenuti in Libia di recente e se ne capisce la sua importanza. In politica economica invece non c’è un disegno di sviluppo che riguardi la realtà nazionale nel suo complesso. Vedo invece un atteggiamento quasi demagogico nei confronti di chi ha bisogno attraverso il Reddito di Cittadinanza o Quota 100, troppo poco per poter dare un giudizio positivo. I miglioramenti fatti sono troppo modesti per far pensare a un grande sviluppo.

S:- Grazie ancora per il suo tempo e buon lavoro!
N:- È stato un piacere.

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