Esplorando lo Stivale – Pescara #12

Redatto, curato e assemblato: Samuel Tavoletti

Collaborazioni: Manuel Berardinucci, Noemi Mascioli e Silvia Panfili

Storia

Molti conoscono Pescara, ma non tutti conoscono la sua storia!

I vari reperti storici, ci riportano all’esistenza di un villaggio marino lungo la foce del fiume Aterno già dal II secolo a.C, chiamato Ostia Aterni. 

Nei secoli successivi, grazie alla sua posizione strategica, frutterà all’Abbruzzo un grande sviluppo della sua vita economica e sociale, in un primo momento limitata alla funzione di baluardo di difesa militare dei regni meridionali e poi, dalla seconda metà del XIX secolo, caratterizzata da una frequente attitudine ai traffici commerciali ed al turismo balneare.

Il borgo storico di Pescara sorge sui resti dell’antica Ostia Aterni, e fino all’unità d’Italia sarà rinchiuso all’interno della fortezza borbonica di Carlo V.

Nella prima metà del XIX secolo, Pescara fu divisa in due comuni distinti ed inscritti in diverse province: l’artificiosa creazione del nuovo comune di Castellammare Adriatico, a nord della foce, generò rivalità fra le due località già minacciate dal Colera, dal Tifo e da altre malattie per le aree paludose circostanti e per la mancanza di infrastrutture essenziali come fognature ed acquedotti.

Grazie all’interessamento di Gabriele D’Annunzio, Giacomo Acerbo e Benito Mussolini, nel 1927 fu ricostituito il comune di Pescara con la riunificazione dei due centri. 

Dopo i bombardamenti del 1943, che distrussero gran parte del centro abitato, Pescara si rialzó dalla catastrofe, rinascendo come nuovo centro moderno della regione e godendo di un notevole sviluppo economico, industriale e turistico per la felice posizione geografica.

Inoltre formó una vasta area metropolitana che in pochi anni diventerà il baricentro non solo della regione abruzzese ma di tutta l’area del medio adriatico.

Attrazioni

“Pescara è splendida. Credo sia l’unico caso di città, di vera e propria città, che esista totalmente in quanto città balneare. I pescaresi ne sono fieri.”

Queste sono le parole di Pier Paolo Pasolini,  poeta, scrittore, regista, attore e uno dei più grandi artisti e maggiori intellettuali del XX secolo.

Egli è entusiasta della Pescara di allora e, arrivato in città, così la descrive, lasciando le sue parole per sempre impresse sul muro della Riviera della città.

E allora perché non farvi visita?

Conosciuta soprattutto come la cIttà D’Annunziana”, per aver dato alla luce il poeta Vate, Pescara è un mix straordinario di buon cibo, delle tradizioni e del divertimento.

Durante la vostra passeggiata sulla costa, non esitate a farmavi e a dedicare un po’ di tempo ad ammirare i bellissimi panorami che offre Ponte del Mare in entrambi i suoi lati: da un lato la vista del Porto Turistico dall’alto, e dall’altro la maestosità del massiccio del Gran Sasso che si unisce al blu del Mare Adriatico.

Ma Pescara non significa solo mare!

Infatti, nel suo centro storico, sorge la Casa-museo di Gabriele D’annunzio.

Esso è stato riconosciuto monumento nazionale nel 1927 e riesce ancora a conservare l’atmosfera ottocentesca e sfarzosa che il poeta rievoca ne Il Notturno. Nelle sue stanze sono conservati i documenti, le divise e molti averi del poeta.

Sempre nello stesso posto avrete la possibilità di visitare il Museo delle Genti, attraverso il quale vi potrete ripercorrere la storia della popolazione abbruzzese, dalla preistoria fino ai giorni nostri.

Per chi invece è amante del buon cibo, non deve perdersi il Museo del Gusto, dove si potrà assaporare la tradizione culinaria abbruzzese.

Terminano la nostra rilassante passeggiata con un percorso interamente nel verde alla 

Riserva Naturale Pineta D’Annunziana, un’oasi della costa pescarese. 

53 ettari di sentieri immersi nel profumo dei pini, ideale per andare a correre, passeggiare in bici, portare i bambini a giocare o stendersi sul bordo del piccolo lago e leggere un libro!

Miti e leggende

Oggi, 12 maggio, nella città di Pescara, si festeggia il “miracolo della pioggia”. Infatti, secondo la leggenda, la città, nel XIX° secolo, era stata colpita da un periodo di tremenda siccità, tanto da spingere la popolazione a cercare speranze nella devozione alla Madonna, che fu portata in processione per più giorni. Quando i devoti stavano dirigendosi verso il mare, il 12 maggio,  iniziò a piovere in abbondanza e i raccolti si salvarono. Da allora, quel giorno, ogni anno, la cittadinanza pescarese festeggia per ringraziare Maria del miracolo concesso. Ma la devozione pescarese, per il culto mariano, ha origini ancor più antiche e affonda nella costruzione della nota Basilica della Madonna dei Sette dolori. Sempre secondo una leggenda, alla fine del XVI° secolo, nel luogo ove ora sorge il santuario, vi era un folto querceto, in cui i locali portavano a pascolare le loro greggi. In un giorno imprecisato, in mezzo ai cespugli, sarebbe apparsa, dipinta su una pietra, Maria con sette spade conficcate nel cuore (i sette dolori) e Gesù esanime sulle ginocchia. I credenti vi videro uno straordinario evento religioso e spostarono la pietra in una vicina cappella. Tuttavia  al mattino, l’immagine era tornata al suo posto primigenio. Tutti crederono si trattasse di uno scherzo e la ricondussero nella cappella, ma il giorno seguente, l’evento si ripeté. Stavolta i devoti, una volta riposizionata la pietra nella chiesetta, vi posero due guardie notturne, ma a nulla servirono, poiché essa, il giorno seguente, era di nuovo nel querceto. Infine, la popolazione, deducendo la predilezione mariana verso quel luogo, vi avviò la costruzione di un luogo sacro, che iniziò essendo una cappella e arrivò a divenire una Basilica, tutt’oggi cuore pulsante della religiosità cittadina.

Il personaggio

Gabriele Manthoné, tutta la famiglia Cascella, Giacomo Acerbo, Ennio Flaiano.. non son pochi i personaggi legati alla città di Pescara, la cui vita sarebbe degna di essere raccontata. Le personalità citate includono patrioti, politici, scrittori e artisti. Vi è tuttavia un personaggio che è stato, in momenti diversi della sua vita, in tutte queste categorie e in molte di più: Gabriele D’Annunzio, nato a Pescara il 12 marzo 1863 e morto, in volontario esilio, a Gardone Riviera, nel suo maestoso Vittoriale, il 1° marzo 1938 . In questo breve paragrafo, non intendo concentrarmi sulle sue eterne opere, le strabilianti imprese e gesta, il genio smisurato, l’ardimento patriottico o la fama da amatore. Quegli aspetti sono noti e sono stati già abbondantemente raccontati. E’ mia intenzione, invece, far emergere il filo invisibile che lo legò, nonostante la distanza fisica, alla sua Città Natale. Poiché il legame Pescara-D’Annunzio non si esaurisce nella Casa Museo, in cui egli nacque. E’ necessario ricordare infatti, che dopo 120 anni di divisione, Pescara e Castellamare furono finalmente uniti in un solo Comune, nel 1927 e la città venne proclamata Capoluogo di Provincia, per opera del Regime Fascista, ma grazie alla forte intercessione del Vate, tanto che Mussolini telegrafò al poeta: “Oggi ho elevato la tua Pescara a capoluogo di Provincia. Te lo comunico perché credo che ti farà piacere. Ti abbraccio”. Egli rispose: “Sono contentissimo della grande notizia e sono certissimo che la mia vecchia Pescara, ringiovanita, diventerà sempre più operosa e ardimentosa per dimostrarsi degna del privilegio che oggi tu le accordi. Ti abbraccio”. Anche il dolce pescarese per eccellenza è legato a D’Annunzio. Nel 1920, infatti, Luigi D’Amico, fece assaggiare il suo parrozzo al poeta, che, estasiato, scrisse un madrigale in dialetto, “La Canzone del parrozzo”, il cui testo è tuttora presente nelle confezioni in vendita del dolce: “È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce… e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce…”.

Inoltre, nel 1902 pubblica “Le novelle della Pescara”, una raccolta di racconti ambientati nella città e nella campagna circostante. Decade così l’idea, diffusa tra alcuni, che l’esteta, una volta raggiunto l’apice del successo, si fosse dimenticato delle sue origini. 

Economia e politica

L’economia pescarese, nonostante anch’essa sia vittima delle difficili condizioni del Bel Paese, continua a costituire il carro trainante della regione. Un tempo la pesca era l’attività principale della città, che ha tuttavia perso importanza e ad oggi vive alcune difficoltà dovute all’aumento dei costi di gestione degli armatori. Nonostante ciò il mercato ittico conta circa 2.500 tonnellate di pesce all’anno. L’industria locale è in un periodo di stagnazione che, tuttavia, non impedisce di mantenere la sua posizione di mercato alla Luigi D’Amico Parrozzo SaS, con sede a Pescara, ma con la produzione trasferita a Manoppello. Il settore che negli anni ha senza alcun dubbio visto crescere il proprio ruolo è quello terziario, che, secondo l’ISTAT, occupa più del 50% della forza-lavoro, insieme al commercio, in particolare quello su grande distribuzione. Nel settore turistico, Pescara ha una forte presenza di clientela business. Gode, tuttavia,  della fortuna di rappresentare un importante collegamento portuale con la Croazia e di ospitare l’unico aeroporto della regione: Aeroporto internazionale d’Abruzzo “Pasquale Liberi”.

Piatti tipici

Dicono che il sole bacia i belli! Devo crederci? Si.

Questa settimana siamo a Pescara, una piccola città nel centro Italia. Un paese che rispecchia a pieno i suoi abitanti. Mare, sole, divertimento e tanto ottimo cibo: il posto ideale per passare le intere giornate in tranquillità. 

Conosciuta da tutti come città d’annunziana e non solo, i suoi piatti adatti ad ogni palato. 

Pescara non ti fa mai mancare nulla: se i vostri gusti sono più verso i sapori di montagna allora vi suggerisco di provare i fantastici arrosticini, classici spiedini di carne ovina cotti sulla “fornacella” (conosciuta come canalina) e accompagnati da pane e olio extravergine d’oliva (naturalmente olio delle colline abruzzesi) . Se, invece, il vostro palato preferisce sapori raffinati e delicati, bhe! Che dirvi: la costa pescarese offre una lunga e varietà di ristoranti di pesce. Vi suggerisco di entrare e di ordinare il brodetto di pesce alla pescarese, la pietanza più conosciuta di una tradizione marinara ricchissima.

In ultimo, come ogni tradizione che si rispetti, abbiamo il parrozzo: tipico dolce abruzzese, associato alle tradizioni gastronomiche del Natale.

Il Parrozzo ( o Pan Rozzo) fu preparato per la prima volta, nel 1920, da Luigi d’amico. La sua idea era quella di creare una sorta di pane rustico a lunga conservazione. Una pagnotta semisferica di granturco, uova e mandorle e ricoperta interamente da cioccolato. La prima persona a cui Luigi D’Amico fece assaggiare il parrozzo fu Gabriele d’Annunzio, quest’ultimo rimase colpito dalla bontà del piatto, tanto da dedicargli una vera dichiarazione d’amore. 

“È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce… e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce […].” –  La canzone del parrozzo di G. D’Annunzio .

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