Sua Maestà Cristianissima, il Re Sole

Di Manuel Berardinucci

“L’état, c’est moi”, la magnificente Reggia di Versailles, le parrucche e gli abiti sontuosi…  numerose sono le opere, le citazioni, gli eventi e persino alcuni elementi dell’abbigliamento, che evocano il Sovrano noto per aver accentrato nelle sue mani tutti i poteri dello Stato, dando vita all’Assolutismo monarchico, che terminerà soltanto con gli avvenimenti della Rivoluzione Francese. Il monarca in questione, per chi avesse ancora dubbi, è Luigi XIV° di Francia,  passato alla storia come il Re Sole. Egli salì al trono quando non aveva ancora compiuto cinque anni, il 14 maggio 1643 e venne incoronato il 27 giugno del 1654. Porterà la Corona di Francia fino alla sua morte, mantenendo, a tutt’oggi, il primo posto nella classifica dei regni più lunghi della storia: ben 72 anni come monarca. La personalità egocentrica, la grandiosità spiccata e una vita particolarmente longeva per l’epoca, benché segnata da numerosi problemi di salute, gli consentirono, in particolare dopo la morte della madre Anna d’Austria (1666) e del cardinale Mazzarino (1661), che governarono in suo nome fino a che egli non fu in grado di gestire autonomamente la vita politica della Nazione, di contraddistinguersi nei più svariati ambiti. Sospese dai loro incarichi numerosi funzionari pubblici accusati di rubare dalle casse dello Stato o di essere corrotti e con un mossa da maestro attirò la nobiltà nella “prigione dorata” che era la Reggia di Versailles, distraendo gli aristocratici dalla vera politica, con lusso, balli e feste. Dal punto di vista economico attuò una strategia protezionista e volta a tutelare le imprese nazionali, elaborata dal Ministro delle Finanze Jean-Baptiste Colbert, applicando dazi sulle merci importate e dando, invece, particolare slancio alle esportazioni, anche attraverso l’istituzione della Compagnia delle Indie Orientali. Il sovrano mostrò particolare interesse per la guerra, rafforzando l’esercito e la Flotta Militare e ottenendo come risultato una netta estensione dei territori del Regno, che arrivarono a comprendere: l’Alta e la Bassa Alsazia, il Rossiglione, diversi comuni nel Nord-Est della Francia e parte della Vallonia. Il Re Sole, con l’obiettivo di conferire prestigio e lustro alla sua Nazione in tutta Europa, prestò attenzione alle arti, finanziando diversi uomini d’ingegno e fondando numerose accademie come quella di Scienza o quella di Danza (che diverrà l’Opéra di Parigi). Nella stesura di tale articolo, tuttavia, mi sono prefisso di proporre l’approfondimento di un particolare aspetto della sua personalità e del suo governo: il rapporto con la religione. Sua Maestà Cristianissima era un titolo spettante per tradizione ai monarchi francesi (la Francia era infatti “la figlia prediletta della Chiesa”, in quanto primo Stato moderno ad essere da essa riconosciuto) e che Luigi XIV° dimostrò ampiamente di meritare, nel bene e nel male. Il giovane Re venne educato, sin dai primi anni della sua infanzia, alla dottrina cattolica, dalla madre austriaca. Tale aspetto influenzerà pesantemente tanto la sua vita privata, quanto quella pubblica. La prima e la seconda spesso coincidevano in un personaggio tanto eccentrico, ed erano scandite da precise ed immutabili liturgie, volte a conferire sacralità all’immagine del monarca. Prima di alzarsi dal letto, ogni mattina, Luigi XIV° riceveva dell’acqua santa portata dal suo ciambellano, seduto sul letto recitava le Lodi e successivamente si inginocchiava pregando. Partecipava frequentemente alla Santa Messa (30.000 messe in tutta la sua vita, si stima) e tutte le residenze reali vennero dotate di una cappella reale a due piani: uno destinato alla corte, mentre quello superiore al Re e ai suoi favoriti. Inoltre, al fine di rafforzare l’immagine di Maestà Cristianissima, furono messi a punto specifici momenti liturgici riguardanti esclusivamente il sovrano. Ogni anno, il Giovedì Santo, Luigi XIV° conduceva la cerimonia della lavanda dei piedi, come tutti i vescovi cattolici, scegliendo dodici poveri parigini. Secondo la tradizione, inoltre, il Re di Francia era in grado di guarire la scrofola. Infatti egli “curò” quasi 200.000 scrofolosi, pronunciando la frase “Dio ti guarisce”, sottolineando come il sovrano fosse un vicario del Signore in Terra. Versailles divenne  un luogo di pellegrinaggio vero e proprio, ove si recavano i malati, sistemati nell’Orangerie, per essere toccati dal Re. Da un punto di vista dell’ordinamento politico, Luigi andava riaffermando le teorie gallicane, che vedevano la necessità di ribadire una certa indipendenza della Chiesa Cattolica in Francia dal potere Vaticano e negavano ogni ipotesi di subalternità del Re, rispetto al Pontefice. Al contempo, col fine di perseguire il principio di “Un solo Re, un solo Dio, una sola religione”, limitò fortemente la libertà di culto. Emanò, infatti, nel 1685, l’Editto di Fointainebleu, che sostituì quello di Nantes, il quale aveva garantito piena libertà religiosa e l’uguaglianza di tutti i cittadini a prescindere dal credo di appartenenza. Con le nuove disposizioni il Protestantesimo venne messo fuori legge e i suoi adepti costretti all’esilio, se non si fossero convertiti al cattolicesimo. Molti tra gli Ugonotti, però, erano in maggioranza imprenditori ed artigiani e la loro fuga creò un notevole danno economico. L’uomo che aveva assoggettato tutti coloro che gli si erano opposti e che aveva incarnato, per più di 70 anni, tutta la Francia, fu sconfitto da un’ischemia acuta alla gamba sinistra, spirando il 1° settembre 1715.
Fu certamente un Re Cristianissimo, grandioso, discusso, amato ed odiato, che merita, senza ombra di dubbio, un posto d’onore nel Pantheon dei Grandi della Storia. Qualcuno lo condannerà per la propensione alla guerra, o per il lusso sfrenato, l’accentramento dei poteri nelle sue mani o l’intolleranza religiosa..ma come sempre, giudicare la Storia con gli occhi e i criteri del presente, è quanto di più sciocco possa essere fatto.

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