Esplorando lo Stivale – Rovereto #13

Redatto, curato e assemblato: Samuel Tavoletti

Collaborazioni: 
Manuel Berardinucci, Noemi Mascioli e Silvia Panfili

Storia
Il vero fascino di Rovereto è costituito nel suo illustre passato.
Rovereto è il secondo centro maggiore del Trentino. Le prime notizie di Rovereto risalgono al XIII secolo, periodo in cui il borgo si raduna sotto la protezione del castello di proprietà dei Castelbarco. 
Nel 1411 passa sotto il dominio della Repubblica di Venezia ma nel 1509 i Veneziani furono sconfitti dalla Lega di Cambriai. 
Rovereto diventa così parte dei possedimenti dell’Imperatore d’Austria e la cittadella fortificata comincia ad assumere l’aspetto di un centro residenziale, ingentilita da palazzi, animata dalle attività commerciali e artigianali tra cui, prima fra tutte, quella della seta, grazie all’introduzione della coltivazione del gelso.
Queste sono le basi della futura città industriale, favorita dalla strategica posizione geografica, dall’abbondanza dell’acqua e da come rogge cittadine utilizzate come via di comunicazione, data dalla presenza dell’Adige. 
Rovereto raggiunge il suo massimo splendore nel 1700, grazie all’attività legata alla seta. Allo sviluppo economico è legato quello artistico ed intellettuale rappresentato da figure quali Tartarotti, Vannetti, Rosmini e molti altri. 
Nasce l’Accademia degli Agiati, fondata nel 1750, il cui massimo esponente fu il filosofo Antonio Rosmini. 
La città fu fortemente scossa dalle vicende belliche del nostro secolo, specialmente durante la prima guerra mondiale, che vide gli eserciti delle opposte fazioni fronteggiarsi sulle vicine montagne.

Economia e politica

A Rovereto trova particolare sviluppo il settore secondario, con importante preminenza dell’industria meccanica, ma anche di quella chimica e farmaceutica. Risulta, inoltre, ben radicata la produzione di mobili e oggetti in legno, strumenti musicali, merletti ecc. La forte presenza del settore industriale ha drasticamente depotenziato il primario nel corso degli anni, avvantaggiando, invece, i servizi di cui i lavoratori possono usufruire. Per questo, larga parte della popolazione, è impegnata nell’assistenza, anche ospedaliera, nelle scuole, nei trasporti ecc.

Attrazioni

Etica, Estetica, Educazione, Eleganza ed Ecologia.Queste solo 5 delle caratteristiche che troverete visitando Rovereto, anche in corrispondenza del ritorno della Notte Verde.L’evento si terrà a Rovereto a palazzo Alberti Poja come una festa di primavera (a cui tutti sono invitati) che si svolgerà il 25 maggio 2019.È organizzata dal Comune di Rovereto e dai suoi main sponsor e consiste in una serie di istituzioni culturali che riflettono su temi importanti come: il richiamo della scienza, i laboratori attivati nei vari cortili per guardare il cielo e per riflettere sui cambiamenti climatici e le loro conseguenze.Inoltre, vi sono anche immagini fotografiche del bosco e ipotesi di rigenerazione del parco del Leno, assaggi di prodotti del territorio,  pedalate di mobilità alternativa da Piazza Podestà sul Lungoleno fino alla Manifattura, pratiche di riuso/creatività espresse da quattro scuole superiori e letture animate per i più piccoli.
È davvero difficile scegliere quali monumenti visitare a Rovereto, per la sua immensa e varia bellezza, ma iniziamo con uno dei più importanti musei d’arte moderna e contemporanea: il Mart Rovereto.
La cupola in vetro e acciaio di Mario Botta  è diventata il simbolo di Rovereto. Nelle sale di questo museo trentino d’avanguardia, si possono trovare grandi mostre, esposizioni temporanee nazionali e internazionali sull’arte del Novecento.
In seguito, andiamo a dare un’occhiata all’incantevole Castello di Rovereto, edificato nel XIV secolo dai Castelbarco nei pressi del torrente Leno. Dal 1921 il castello ospita il Museo Storico Italiano della Guerra con esposizioni permanenti e le mostre temporanee, capaci di farvi rivivere le vicende della Prima guerra mondiale.
Non perdete l’occasione di tornare indietro nel tempo di 200 milioni di anni e osservare le orme dei dinosauri!A sud di Rovereto sono state individuate centinaia di impronte di dinosauri, spesso organizzate in vere e proprie piste.Le orme sono state scoperte nel 1990 da Luciano Chemini, appassionato naturalista roveretano. 
Arte, storia, cultura, cicloturismo e buon cibo, tutto sotto un aspetto del tutto ecologico al 100%. C osa chiedere di più?(Mart Rovereto)(Castello di Rovereto)

Miti e leggende

Una delle leggende più interessanti della zona, concerne il noto Castel Beseno, posizionato su di un colle tra Rovereto e Trento. La leggenda di cui scriviamo in seguito, non ha, come accade solitamente per la nostra rubrica, fantasmi, divinità o maghi per protagonisti. La vicenda riguarda un Antico Signore, una vecchia mendicante e un assedio tremendo. Secondo quanto si narra, il castello, secoli orsono, fu vittima di un violento attacco da parte di forze nemiche, al quale resistette per ben sette anni, protetto dalle sue forti mura! Dopo anni però, le riserve di cibo iniziarono a scarseggiare fino a quando non rimasero che una mucca e del grano. Il signore del castello non sapeva come comportarsi poiché l’animale non avrebbe potuto sfamare tutti e iniziò col chiedere consigli a tutti i suoi uomini più fidati. Un giorno il castellano incontrò una vecchia mendicante che aveva conosciuto anni prima e si era distinta, ai suoi occhi, per la furbizia e la scaltrezza. Poiché in preda alla disperazione, decise di chiedere consiglio persino a lei, che rispose suggerendo di dar da mangiare il grano alla mucca e successivamente di gettare quest’ultima aldilà delle mura. Il signore, seppur confuso, ascoltò il consiglio e fece quanto detto dalla mendicante.Quando i loro nemici, vennero veder giù dalle mura la mucca, pensarono inizialmente ad una trappola e così, con cautela si avvicinarono e squartarono l’animale, trovando nel suo stomaco il grano e rendendosi conto che era carne più che commestibile. A quel punto, si chiesero come mai un simile spreco durante un assedio e arrivarono alla soluzione che nel castello dovevano avere così tante scorte da potersi permetterle di gettarle. Ritenerono dunque inutile continuare a circondare le mura, poiché, con ogni probabilità, avrebbero atteso ancora anni. Castel Beseno, tornò finalmente libero e la vecchia, scomrarve per sempre.  

Il personaggio

Rovereto non ha dato i natali alle grandi penne della letteratura, a mirabili condottieri o a statisti illuminati. Tuttavia può vantare di essere stata il nido di un importante pensatore cattolico che, perfino Alessandro Manzoni, definirà “una delle sei o sette intelligenze che più onorano l’umanità”: Antonio Rosmini. Nacque il 24 marzo 1797, quando Rovereto era sotto il dominio napoleonico. Sin da giovanissimo fu ferventemente credente, tanto da rendere grazie a Dio per il giorno della sua nascita, poiché  “Egli la fece coincidere con la vigilia della Beata Maria Vergine Annunziata”. Viveva con sua sorella maggiore Margherita, entrata nelle Suore di Canossa, e con suo fratello più piccolo, Giuseppe. Rosmini studiò giurisprudenza e teologia presso l’Università di Pisa e scelse, successivamente, di entrare a far parte dell’ordine sacerdotale. Nel 1820 divenne diacono e l’anno successivo sacerdote. Si mostrò particolarmente incline agli studi filosofici negli anni successivi, con particolare attenzione per gli scritti di Platone, Sant’Agostino e San Tommaso e mostrando, invece, ostilità nei confronti del pensiero illuminista. Dal 1826 si trasferì a Milano dove strinse un profondo rapporto d’amicizia con Alessandro Manzoni, che sarà al suo capezzale nel momento della morte. Nel 1828 fondò la congregazione religiosa dell’Istituto della Carità, detto dei “Rosminiani”. Le Costituzioni della nuova famiglia religiosa furono approvate da papa Gregorio XVI stesso nel 1839. A Borgomanero svolge la sua attività di insegnamento e di guida spirituale in un collegio rosminiano, il “Collegio Rosmini”Nel 1848 svolse una missione diplomatica per conto del Re di SardegnaCarlo Alberto presso la Santa Sede.Il filosofo fu, inoltre, presidente dell’Accademia Roveretana degli Agiati. Tra le volontà, in punto di morte, del Rosmini vi fu anche quella di donare alla città di Rovereto un terreno nell’attuale zona di Santa Maria per costruirvi l’ospedale cittadino, e don Paoli, curatore delle sue decisione testamentarie onorò tale decisione, quando spirò il 1° luglio 1855.Rosmini è sepolto, attualmente, all’interno del Santuario del SS. Crocifisso di Stresa.

Piatti tipici

Fin ad ora abbiamo optato solo per belle spiaggie, sole e acqua salata. In queste giornate di primavera e avendo a disposizione soltanto qualche giorno, perché non scegliere un bel posto sul lago… questa settimana vorrei sentirmi come Haidi : gioiosa, rilassata e avventuriera. Approderemo a Rovereto, paese e cittadina segnata dalla storia. Un comune caratterizzato da stabili rinascimentali e vaste praterie.Durante una lunga passeggiata nel borgo potete sicuramente imbattervi attraverso profumi e sapori genuini della Vallagarina. I piatti più conosciuti sono sicuramente  antipasti e primi, il piatto più mangiato è il Baccalà alla trentina, una delle ricette più antiche del loco. La preparazione è  semplice, bisogna sbolentare per alcuni minuti il baccalà poi scolarlo, ripulirlo dalle spine e tagliarlo a pezzi piuttosto grandi. Lavare, sbucciare e tagliare il sedano rapa e le patate a dadini. In una pentola sciogliere il burro con l’olio e rosolarvi lo spicchio d’aglio che poi toglierete, aggiungere il baccalà edano rapa, le patate e il prezzemolo, ricoprire il tutto con il latte e cuocere a fuoco lento per circa 20 minuti. All’occorrenza aggiungere latte. Servite a tavola con un buon calice di vino, consiglio il Merlot Trentino D.O.C. . La “scampagnata” avrà il suo perché.  Andare per provare.
Buon weekend.

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