Atlantici per Necessità: Perché l’Italia non può abbandonare il Patto Atlantico

di Leonardo Rivalenti


A fine anni ‘90, in occasione di un’intervista con Limes, l’Ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga definiva l’Italia “Nazione Atlantica per necessità, ma non per vocazione”.

A oltre vent’anni di distanza da quell’intervista, tale frase sembra più che mai attuale e dovrebbe essere tenuta a mente da chiunque intenda occuparsi, in qualsiasi modo, della geostrategia del nostro Paese.
Infatti, pur abbondando le ragioni per voler essere anti-americani e pur essendo il discorso eurasista qualcosa di invitante, insieme ad altre proposte alternative alla potenza USA, l’Italia nelle condizioni attuali e nelle presenti circostanze non si può permettere di abbandonare la sua condizione di socio di minoranza dell’Impero USA.
In primis, perché vi sono solo due modi per svincolarsi da un Impero: il primo è attraverso la lotta armata, il secondo è attraverso un indebolimento interno dell’egemone. Il primo caso pare impraticabile per l’Italia in questo momento.
Innanzitutto perché militarmente le nostre Forze Armate stenterebbero a tenere testa a lungo alla potenza americana, la conterebbe sul vantaggio di avere già truppe stanziate in Italia e poi perché all’Italia del XXI secolo manca il capitale umano, vale a dire la coesione e la disposizione al sacrificio che potrebbero permettere ad un popolo di portare a capo una lotta vittoriosa contro un impero infinitamente più potente. La seconda via, in un medio-lungo termine potrebbe rendersi più praticabile, tuttavia all’arrivo di un simile momento l’Italia dovrebbe farsi trovare pronta a prendere in mano i propri destini e difendere i propri interessi autonomamente, cosa che al momento non è.

Sul piano geostrategico, va ricordato che l’Italia è un tassello irrinunciabile dell’Impero Americano, non per niente la U.S. Navy mantiene la sua 6a Flotta stanziata proprio in Italia, con quartier generale a Napoli. Infatti la nostra posizione centrale nel Mare Mediterraneo, permette a qualsiasi potenza dotata delle capacità militari ed economiche per fare ciò, di assumere una posizione dominante in esso.

Dominare il Mediterraneo per l’America si traduce in dominare una porzione chiave del Rimland, fascia costiera che circonda la massa continentale eurasiatica. Dominare il Rimland a sua volta si tradurrebbe nel poter facilmente dominare l’Heartland, quindi, per estensione l’Isola-Mondo. Qualora si volessero osservare casi specifici, vi sarebbe solo l’imbarazzo della scelta tra un’ampia gamma di circostanze nelle quali gli USA si sono appoggiati alle loro strutture in Italia per portare a capo operazioni nei Balcani, in Medio Oriente o in Africa Settentrionale. Per questo motivo, per l’Impero Americano – impero in tutto salvo che nel nome – rinunciare all’Italia non è un’opzione che si possa considerare.

Va infine detto che nel caso di una collisione tra USA e Italia, i primi non avrebbero neanche bisogno di scomodarsi ad invadere il nostro paese per riportarci alla ragione, qualche mese di guerra economica sarebbe più che sufficiente.
Siamo infatti un paese che non solo ha un debito del 130%, ma un terzo di esso è in mano ad enti stranieri, cosa che ci rende di per sé esposti a qualsiasi manovra speculativa che potrebbe essere effettuata in oltreoceano. Per presentare ancora altri dati, gli USA rappresentano per l’export Italiano il terzo partner mondiale, mentre anche gli investimenti Americani in Italia rimangono considerevoli. Rimane quindi chiaro che, soprattutto in un paese la cui classe dirigente possiede una mentalità estremamente economicistica e la cui popolazione tende ad essere insofferente a qualsiasi squilibrio economico, una qualsiasi manovra geopolitica che potrebbe esporci a serie ritorsioni economiche risulterebbe di difficile attuazione.

Vi è infine un’alternativa continentale, che potrebbe servire come base per uno sganciamento dall’influenza d’Oltreoceano: l’integrazione europea. Tuttavia, al di là degli svariati limiti di natura economico-militare che anche un’Europa unita presenterebbe in una competizione con gli USA, va anche tenuto in considerazione che i progetti di unificazione continentali sono in virtù della loro stessa natura dominati dalle grandi potenzi terrestri d’Europa: Germania e Francia.
Senza voler entrare troppo nei dettagli di queste dinamiche, che qui saranno appena accennate, queste due nazioni, proprio in funzione della loro vocazione continentale, hanno sempre teso a sovrapporsi, con i loro interessi, a quelli italiani.
Non dissimilmente da quanto è avvenuto in passato, anche l’attuale processo di integrazione europea, se portato avanti nelle condizioni attuali vedrà l’Italia rilegata ad un ruolo di subordinazione verso tali potenze. Tale via rimane quindi, almeno per il momento, preclusa ad uno sforzo per la ristrutturazione della potenza italiana. Oltre a quanto è stato detto, va anche osservato che l’Italia ha degli interessi nel mantenere, nelle circostanze attuali, il vincolo atlantico e ciò si deve alla sua natura di potenza marittima. Basta pensare al fatto che l’Italia si trovi la le principali nazioni UE per commercio marittimo e questo settore con l’adesione Italiana alle Nuove Vie della Seta e al controprogetto Giapponese, è probabilmente destinato ad aumentare d’importanza.

Inoltre, ad essa si applica anche la regola che da quando l’uomo ha iniziato a solcare i mari, si è sempre applicata a tutte le potenze marittime: la chiave della potenza dello Stato sta nella capacità di proteggere le proprie linee di comunicazione. Una legge della strategia navale che è stata valida per tutte le talassocrazie, da Atene fino agli USA.
Nelle attuali condizioni, purtroppo l’Italia non può ambire a difendere la sua posizione di potenza marittima autonomamente e questo la obbliga a cercare di appoggiarsi su un’altra nazione marittima più potente.
Ciò renderebbe un cambio di alleanze che ci dovesse vedere avvicinati alle grandi tellurocrazie eurasiatiche, la Russia e la Cina, scarsamente vantaggioso, dal momento in cui queste nazioni non sarebbero in grado di fornirci simili garanzie. Si potrebbe quindi disquisire su altre problematiche legate alla sicurezza nazionale italiana. Vi è una forte pressione demografica proveniente dall’Africa e dal mondo Islamico, vi sono traffici illegali, territori molto vicini all’Italia martoriati da guerre civili e dall’instabilità e così si potrebbe seguire con una lunga lista di sfide.

Non è tuttavia difficile trovare il mare come fattore accomunante la grande maggioranza di tali minacce, ad indicare come sia il determinismo geografico sia le principali sfide affrontate dal nostro paese ci spingano sempre verso il mare. Ciò che ne consegue è che l’interesse nazionale è un interesse intimamente marittimo e che di conseguenza qualsiasi mossa che ci veda scoperti in questo frangente si trovi in contrasto con lo stesso. Per concludere, occorre tuttavia rammentare che essere alleati non significa essere succubi e sarebbe un errore interpretare quanto si è detto nel presente articolo in questa chiave.

Dire che l’Italia ha bisogno dell’America e dell’Alleanza Atlantica significa sostenere che l’Italia deve consolidare questo vincolo e rassicurare gli alleati, ma non per questo abbandonare i propri interessi o rimandarli a data da destinarsi. Al contrario, non diversamente da come sta procedendo il Giappone, la sottoscrizione ad una alleanza con la principale talassocrazia mondiale deve essere utilizzata come un ombrello, sotto la cui protezione poter ricostituire uno Stato funzionante e gli strumenti per una politica estera più assertiva. L’Italia è una nazione marittima, con il potenziale per diventare una talassocrazia, deve quindi per forza della sua stessa natura, puntare ad aumentare il proprio potere marittimo. Il Continente, dal quale ci fanno scudo le Alpi, ha poco da offrire

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