Un caffè con… Claudio Mastrangelo giovane candidato a Pescara

Di William Grandonico

Giovanissimo e candidato al consiglio comunale di Pescara. Da sempre impegnato in politica, prima nelle scuole e poi sul territorio, oggi, abbiamo con noi, Claudio Mastrangelo. Amico e collega di battaglie, tocca il nostro mondo per la prima volta, anche, come un esponente di sinistra.
Manifesto elettorale di Claudio Mastrangelo

Ciao Claudio

Ciao William, è un piacere per me.

Partiamo subito, presentati velocemente.

Mi presento, sono Claudio Mastrangelo, ho quasi 23 anni e da pochi mesi mi sono laureato in scienze politiche a Teramo, dove ho fatto rappresentanza studentesca così come alle scuole superiori. Mi iscrissi al PD dopo la sconfitta di Gianni Cuperlo alle primarie, perché credevo che in un partito che, con Matteo Renzi, stava prendendo una direzione che io non approvavo, ci fosse bisogno del mio impegno in prima persona.
Non vengo da una famiglia che ha fatto militanza politica, per cui non conoscevo affatto le dinamiche e le leggi non scritte della politica. Questo è stato uno svantaggio ma anche un grande vantaggio, perché mi ha permesso di essere “dissacrante” e di oppormi a certe inerzie, tanto a livello nazionale quanto a livello locale.
Dal 2016 sono segretario dei Giovani Democratici della Provincia di Pescara, organizzazione giovanile che ho trovato con elettrocardiogramma piatto e che lascio, a fine mandato fra pochi mesi, con una classe dirigente nuova pronta a prendere il mio posto e un gruppo di ragazze e ragazzi che prima di ogni altra cosa si vogliono bene.

Raccontaci le motivazioni che ti hanno spinto ad accettare questa candidatura per la città di Pescara, dopo la tua esperienza scolastica.

Quando nell’ottobre 2014 fui eletto contro ogni pronostico rappresentante d’Istituto del Liceo Classico “G.D’Annunzio” (e questo, William, lo ricorderai bene, dato che anche tu eri candidato e poi fosti eletto all’Acerbo) già si percepiva che quello sarebbe stato un autunno molto caldo, io però forse non avevo ancora ben capito quanto.
Fu un anno in cui, dopo una campagna elettorale asprissima a scuola, per caso o grazie a Dio per chi ci crede, mi ritrovai con gli altri tre colleghi eletti a volere la stessa cosa: la rappresentanza doveva tornare qualcosa di politico nel senso più alto del termine e smettere di essere il premio dato al PR che vendeva più prevendite per le feste d’istituto. Ciò accadde, sempre per caso o grazie a Dio, in quasi tutte le altre scuole di Pescara.
Era l’anno delle grandi contestazioni contro la Buona Scuola e il Jobs Act e, de facto, il mio primo atto politico con la tessera del Partito Democratico in tasca fu occupare la mia scuola contro una riforma fatta dal mio stesso partito (sorride ndr). Poi ci fu il grande corteo di seimila ragazzi a Pescara, provenienti da tutti gli istituti, l’atto apicale di una protesta studentesca che dette anche dimostrazione di una forte maturità politica e di una gran capacità di elaborazione di soluzioni alternative.
E poi ci furono tutte le battaglie vinte internamente alla scuola, dalla riforma dei crediti alla riduzione del 40% del contributo volontario, cose di cui ancora oggi si parla, in via Venezia 41, perché ancora oggi migliorano la vita degli studenti.
In generale cambiammo il modo di intendere la rappresentanza in sé, come servizio e creammo identità e unione in una comunità.
Sono tre cose, cambiare il modo di intendere l’impegno politico, creare una forte identità (a sinistra non dobbiamo avere paura di questa parola) e sviluppare la coscienza che come comunità abbiamo un destino comune più grande della somma delle nostre ambizioni personali, delle quali credo abbia bisogno anche Pescara, e per questo mi sono candidato.

Quali sono i tuoi progetti per Pescara e perché il tuo slogan è “la città per restare”?

Partiamo da un presupposto, che è un po’ la continuazione della precedente domanda: se mi fosse piaciuta la situazione che c’è tanto nella parte politica a me avversa, quanto soprattutto nella mia parte politica, non mi sarei candidato a 22 anni ma mi sarei affidato a chi già c’era.
La città per restare è una città che non veda più scappare le sue forze più giovani e vivaci, che qui non trovano più una prospettiva professionale e di vita.
È una città che crea lavoro perché intercetta investimenti pubblici e privati con due caratteristiche. È, banalmente, bene amministrata e ha una visione di lungo periodo, di cosa vuole essere fra 25 anni, che onora con piccoli ma costanti passi che vanno in quella direzione.
La classe dirigente sempre uguale e che da tre decenni prende le decisioni sul nostro futuro a Pescara, non ha semplicemente l’interesse nel disegnare una visione di così lungo periodo, perché i suoi esponenti non ci saranno più o saranno in età avanzatissima.
Io credo che, tanto a destra quanto a sinistra, la generazione che quella Pescara la vivrà deve finalmente prendersi uno spazio di rappresentanza istituzionale e di decisione, per smettere di andare con il cappello in mano da una politica sorda.
Mi è molto dispiaciuto infatti che la Lega, quello che secondo i sondaggi è il primo partito d’Italia, non abbia candidato i suoi giovani, ad alcuni dei quali, molto bravi mi lega anche una sincera amicizia e stima, su tutti Antonio D’Amico. Credo sia stato un grave errore che quel partito pagherà anche a livello elettorale, perché imbarcare trasformismo e tenere fuori chi ci crede paga nel breve periodo, ma poi presenta un conto salato…
Per questi motivi il mio programma è tutto diviso a metà, su ogni tema, fra sogni di lungo periodo e ambizioni concrete realizzabili in cinque anni, per non prendere in giro le persone.
Le priorità sono Pescara Città Universitaria, cura della città (che fa sicurezza e percezione della sicurezza), urbanistica e trasporti e il tema, centrale per una città turistica, della sua identità.

Come ti metterai a disposizione dei nostri coetanei e di quella parte di cittadinanza che è molto giovane e magari non crede nemmeno alla politica?

Io voglio essere il consigliere comunale di tutti i pescaresi. La città per restare è proprio questo: una città in cui tutte le generazioni si sentono al loro posto a Pescara, e tutte possono vivere bene la loro vita.
Su questo progetto, che è di un gruppo di giovani ma non è giovanilista, sto avvertendo un grande affetto dalle persone anziane, addolorate nel vedere i nipoti partire per non tornare più, come fece la loro generazione.
Però voglio mettermi a disposizione anche dei più giovani, prima di tutto di chi non vota.
A Pescara io immagino in una delle tante aree di risulta, in uno dei tanti “ex” della città, un grande spazio dedicato al divertimento del bambino. Ma sono cittadini sovrani, benché non votanti, anche gli adolescenti che sapranno che in Comune c’è un ragazzo che è uno di loro e che non li ascolterà con quel paternalismo odioso, ma con la voglia di capire e risolvere le loro questioni che, fino a pochissimi anni fa, erano anche le sue.
Prima di accettare la candidatura e firmarla, sono andato a visitare il reparto di neonatologia di Pescara e ho visto gli ultimi bambini nati nella nostra città: verso di loro ho sentito un senso di responsabilità e protezione. Tutti devono avere diritto a un futuro nella terra che amano e sentono propria e io penso che per garantirlo ci sia bisogno di una nuova classe dirigente.
Perché, in nuce, la politica o è per quei bambini lì oppure si riduce ad essere una lotta per arraffazzonare un potere vuoto utile solo a coltivare rendite di posizione.
“La politica per i bambini” penso che sia uno slogan bello… me lo terrò!

Come al solito sei stato in grado di farmi appassionare alle tue parole. Grazie per la disponibilità e un grosso in bocca al lupo, amico mio.

Grazie mille alla redazione di Giovani a Destra e a William. Siete una realtà molto affermata è molto ben curata, benché di colore politico opposto al mio.
Sono stato molto contento di aver risposto alle vostre domande e soprattutto di essere stato il primo esponente della sinistra ad essere intervistato da voi.

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