Forza Italia: storia di un Ancien Regime che si è scoperto Titanic

di Vittoria Farnese

Se qualcuno si fosse soffermato a sufficienza sulle melodie di quei suonatori disperati sul Titanic, per un attimo avrebbe dimenticato di trovarsi in una nave che affondava.
Avrebbe mantenuto il suo contegno mentale, pensando ai completi eleganti da indossare la sera dopo.
Si sarebbe sentito invincibile: poca attenzione alle grida, ai segnali di caos, all’arrivo della fine. Bastava la musica, un buon amaro dopo cena e la convinzione di potercela fare lo stesso, nonostante tutto.
Eppure, quando la nave poi visibilmente affonda ed è troppo tardi per cercare una scialuppa, ci si rende conto che restare fermi e approvare quell’immobilismo non è più necessario, non risolve nulla.
Accelera la fine.

Il risultato di queste europee va certamente contestualizzato, si potrebbero passare delle ore a discutere sull’ascesa di un’idea di Europa diversa, onorificando Marine Le Pen, Viktor Orban e Nigel Farage.
Ma questa analisi conviene farla in un secondo tempo, perché è giusto oggi capirne di più sulla situazione italiana e decodificare il risultato di un partito che per anni ha vissuto in un Ancien Regime incontrastato.

L’Ancien Regime e il suo crollo: 2019 come 1789

Forza Italia per troppo tempo ha creduto di vivere sugli allori di un’eterna giovinezza, mentre il movimento già iniziava a perdere i suoi pezzi più importanti, nulla al suo interno faceva credere che fosse possibile distruggersi nel giro di un anno: i convegni tenuti sempre a rigore, le strade per Berlusconi pienissime, i parlamentari elegantissimi con le loro assistenti altrettanto eleganti e belle.

L’Ancien Regime sembrava perfetto sotto gli occhi del Re, tutto era fatto e ciò che bisogna fare era continuare a credere che ogni cosa potesse durare per sempre.
Ma se persino i grandi Imperi, una volta dissoluta l’idea, si sono persi anche loro, non poteva non valere per un partito che non ha saputo più reagire di fronte ai cambiamenti sociali e politici di questi anni.

Si sono tenuti stretti con vigore tutti quei coordinatori felici di avere le nomine, ma incapaci nel portare consensi.
Hanno alimentato la fiamma dell’arrivismo giacca e cravatta tra tutti, emarginando i pochi, quelli che però valevano di più.
E’ stata abbracciata l’era del moderatismo in un’epoca dove chi è moderato non raggiunge nulla.
Sono state abbandonate le radici liberali e liberiste, temendo il giudizio di quelle tante categorie elettorali che di certo non votano Forza Italia.
C’è stata la paura di dirsi conservatori, in troppe zone d’Italia qualcuno ha ammiccato lo sguardo al Partito Democratico.

Il Regno si è distrutto lentamente e dal suo interno, non sono stati gli elettori ad aver lanciato la prima pietra, ma fu la classe dirigente a frantumarsi per distruggere le fondamenta di un’idea immobilizzata al ’94.
Lo stesso mito del berlusconismo ha dato vita agli altri miti: il partito non è più persone, ma si riduce al singolo, all’unico che porta voti.

Perché ciò che sta vivendo Forza Italia, quasi come fosse una fase degli universi nati e ridotti a cenere, è uno sguardo al futuro di ciò che tutti gli altri partiti da questa parte potranno vivere.
L’eccesso del leaderismo e la morte di una classe dirigente capace e competente genera mostri: se da una parte oggi la Lega è primo partito in Italia e raggiunge risultati incredibili ovunque, bisogna dire che è anche lo stesso movimento che raccoglie profughi di altre esperienze partitiche, i primi arrivisti, centristi di ogni tipo.
Sicché se un leghista è leghista, non è detto sia come Matteo Salvini, ma ha semplicemente scelto la nave più forte, quella che oggi non rischia la tragedia Titanic.

QUALE SARA’ IL FUTURO DI FORZA ITALIA

Come si è detto in precedenza, questo non è un articolo di analisi generale.
E’ un tentativo di unire diversi punti per far uscire un quadro il più possibile fedele – quasi fosse un’opera di matrice zolaniana – rispetto alla parabola di un partito oggi in netto declino.

Non possiamo fare previsioni particolari, ma se c’è oggi chi vede Mara Carfagna futura leader di Forza Italia allora non possiamo pensare che il partito avrà lunga vita.
La coscienza forzista non riesce ancora a comprendere la necessità di una rivoluzione all’interno di quei banchi: non servono moderati, non abbiamo bisogno di centristi.
E’ necessario ribadire la competenza di una classe dirigente che ha sempre saputo amministrare i luoghi in cui veniva eletta, bisogna valorizzare coloro che da sempre solo lasciati in disparte per timore di far gareggiare i più bravi.

Sono stati persi i più capaci già da tempo: molti di loro hanno seguito un esodo forzato e costretto a causa dell’assenza di un turnover, ma forse – adesso – c’è ancora la possibilità di rimediare per un’ultima volta, dopo non ci sarà più tempo.
E’ necessario tornare a parlare di cultura: più convegni, più libri, più materiale di studio.
Solo in questo modo si crea proselitismo e si può durare nel tempo.

Altrimenti moriremo tra gli autoreferenziali, gli uomini incapaci, le assistenti parlamentari eleganti e belle, i suoni delle melodie su una nave che affonda e pensava di essere invincibile, credendo che per farlo bastasse continuare a suonare e sopportare tutto.

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