Cosa ci insegnano queste elezioni europee.

di Pasquale Ferraro.

Non c’è dubbio, quando si parlerà o si scriverà di queste elezioni europee, della notte elettorale del 26 maggio 2019 si dirà che è avvenuto un terremoto politico senza precedenti. Perché se da una parte non c’è stato quello sfondamento previsto dei sovranisti, ma una sostanziale erosione del Partito popolare e del partito socialista a fronte di una crescita dei liberali e di una sostanziale seppur lieve crescita dei conservatori e dei sovranisti.

Ma queste elezioni saranno anche le elezioni simbolo in cui i popoli hanno dettato una lezione storica alle gerarchie politiche europee, ai commentatori e agli opinionisti che per mesi hanno pontificato sull’Europa e sull’Europeismo quasi fosse una fede incontestabile e la promessa di felicità per l’umanità.  

La prima lezione, ben più significativa per il messaggio profondo viene dalla Gran Bretagna, dove il Partito della Brexit ha ottenuto più del 30% dimostrando a quanti in questi mesi invocavano passi indietro sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea che il popolo britannico è pronto anche ad una “Hard Brexit”. Che il motto “ meglio nessun accordo di un cattivo accodo”, mantra in questi mesi degli euroscettici conservatori è in realtà la volontà della maggioranza degli elettori britannici, stanchi oramai del tira e molla che va in scena alla Camera dei Comuni ogni qual volta si discute il piano d’uscita.

La seconda lezione, viene dalla Francia dove il RN ha surclassato il novello “Napoleone IV2 con un risultato determinato dal difficile momento storico che sta attraversando l’intera nazione. Gli ultimi attacchi terroristici e le proteste sociali hanno ulteriormente contribuito a minare l’immagine del Presidente Macron alfiere dell’europeismo estremo “per gli altri”, ma nazionalista all’estremo quando si tratta di aggredire gli interessi economici dei partner europei.  

La terza lezione, ha avuto luogo nel nostro paese, dove la boria è scesa a molti tronfi personaggi, o per dirla alla De Luca “ personaggetti” che animano la politica nostrana. Si veda in tal senso il tonfo del Movimento grillino, crollato sotto i colpi della propria inconcludenza politica, del fallimento e delle proprie ricette economiche. L’inesistenza totale di forze come +Europa di Emma Bonino e Benedetto della Vedova, che l’unica cosa che in questa campagna elettorale ha raccolto sono stati i finanziamenti da parte di Soros. Ai grillini va dato merito di aver compiuto un opera straordinari, quella di aver risuscitato il Partito Democratico. Sembrava impossibile, ma ci sono riusciti.

Nessun miracolo è stato possibile per Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi è riuscito a dimezzare ancora una volta i consensi, registrando un disastroso 8% da annoverare come nuovo record negativo su base nazionale.

La Quarta lezione, ci giunge dalla penisola iberica, dova i socialisti de “El Guapo” Sanchez hanno bissato il risultato di qualche settimana fa nelle elezioni generali, riaffermandosi come primo partito alle europee ed espugnando comuni e regioni storicamente a guida del Partitdo Popular, ancora distrutto dopo gli scandali che lo hanno coinvolto e che hanno alimentato i consensi del segretario e Primo Ministro  socialista. Ma i meriti della sinistra iberica, stanno anche nell’aver compreso i mutamenti della società, di essere una forza puramente “socialista”, e non un trasformazione alchemica dei post-comunisti, come qualche partito nostrano. Di aver saputo in questi anni guardare ad una classe media a cui da tempo i socialisti hanno smesso di guardare in tutta Europa. In conclusione possiamo affermare che non c’è stato alcun terremoto che abbia minato gli equilibri, che il tradizionale patto fra popolari e socialisti dovrà allargarsi ai liberali di ALDE che hanno ottenuto un successo storico. Tutto dovrebbe filare liscio a meno che i sovranisti interni al PPE non ribaltino il tavolo, chiedendo un allargamento a destra verso i Conservatori e i Sovranisti, possibilità questa che se esclusa apoditticamente da Weber, potrebbe in realtà non essere del tutto improbabile. Del resto la politica dei “Niet” è crollata con il muro di Berlino.

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