Costantinopoli: Ultimo Atto

Di Franz Camillo Bertagnolli Ravazzi

«Darti la città, non è decisione mia né di alcuno dei suoi abitanti; abbiamo infatti deciso di nostra spontanea volontà di combattere, e non risparmieremo la vita.»
Costantino XI Paleologo

La caduta di Costantinopoli, capitale dell’Impero Romano d’Oriente, nelle mani dei turchi ottomani, fu vissuta dal mondo cristiano come una terribile catastrofe paragonabile solo alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, avvenuta circa mille anni prima. Fu invece per gli ottomani l’atto finale di un lungo e graduale processo di espansione.

L’Ascesa dei Turchi Ottomani


Alla metà del XIII secolo, in Asia Minore, l’impero dei turchi selgiuchidi cadde sotto i colpi dell’espansione mongola. Sulle sue rovine si formarono vari potentati locali: gli emirati turchi. Da uno di questi emirati, quello di Bitinia, partì verso la fine del XIII secolo il processo di unificazione politica dell’Anatolia (attuale Turchia), a opera di Othman (o Osman, 1259-1326), fondatore dell’impero che da lui prenderà il nome di “ottomano”. L’avanzata degli ottomani fu irresistibile: dal 1301 al 1337 i turchi ottennero una serie di vittorie sui bizantini e sugli emirati circostanti. Nel 1326 Othman pose la sua capitale a Bursa, a 250 km da Costantinopoli.

Nel 1354, sotto la guida del nuovo emiro Bayazid, gli ottomani superarono lo Stretto dei Dardanelli, dando inizio all’invasione della penisola balcanica: Tracia, Tessaglia, Bulgaria e Macedonia caddero nelle mani dei turchi; nel 1361 conquistarono Adrianopoli; nel 1389, con la battaglia di Kossovo, abbatterono il regno di Serbia, minacciando i confini dell’Ungheria. Il re di questo Paese, il futuro imperatore Sigismondo di Lussemburgo, cercò di frenare la loro avanzata ma fu sconfitto nella battaglia di Nicopoli del 1396.
Sembrava che nulla potesse fermare l’avanzata ottomana, che puntava inesorabilmente verso Costantinopoli e che il destino di quest’ultima fosse oramai segnato. Ma almeno per il momento non fu così.
La penetrazione ottomana in Occidente fu infatti bloccata da Tamerlano (1336-1405), sovrano turco dell’Asia centrale. Lo scontro decisivo tra le armate di Tamerlano e quelle ottomane avvenne nella battaglia di Ankara (1402): gli ottomani subirono una vera e propria disfatta e il loro dominio si disgregò rapidamente. Ma, morto Tamerlano nel 1405, l’impero da lui edificato si sfasciò. Di questo seppero approfittare gli ottomani che, sotto la guida di Murad II (1421-51), ripresero l’espansione verso l’Europa.

Era opinione dei più che Costantinopoli non avrebbe potuto resistere ancora a lungo. L’imperatore Giovanni VIII Paleologo (1425-48), infatti, nel 1438 si recò in Italia a chiedere l’aiuto dei cristiani d’Occidente, offrendo in cambio la sottomissione della Chiesa di Costantinopoli al papa di Roma. Nel 1439, durante il concilio di Firenze, fu proclamata l’unione tra la Chiesa di Costantinopoli e quella di Roma. L’evento, tuttavia, non servì a salvare Costantinopoli dai turchi. Le potenze europee, infatti, non attraversavano un momento felice: Francia e Inghilterra erano spossate a causa della guerra dei Cent’anni, l’Italia era divisa, e così pure la Germania. Quanto al papa, la sua autorità non era più quella di una volta.

L’attacco finale – L’attacco finale iniziò il 6 aprile 1453.

Il sultano turco Maometto II (1451-81) attaccò Costantinopoli dalla terra e dal mare con un esercito di circa 200.000 uomini. Gli assediati erano quindici volte di meno. L’esercito ottomano disponeva di un’artiglieria moderna e potente (tra cui i più grandi cannoni esistenti al mondo a quel tempo), che sbriciolava le antiche mura risalenti al V secolo d.C., mentre i bizantini si difendevano con armi antiquate. Alla loro disperata richiesta d’aiuto avevano risposto solo 600 veneziani, 700 genovesi guidati dal celebre soldato di ventura Giovanni Giustiniani Longo e una squadra di catalani. Riuscirono solo a prolungare di qualche giorno la difesa della città.
«La città e gli edifici sono miei, ma i prigionieri e il bottino, i tesori d’oro e di bellezza li lascio al vostro valore: siate ricchi e siate felici. Molte sono le province del mio impero: l’intrepido soldato che arriverà per primo sulle mura di Costantinopoli sarà ricompensato con il governo di quella più bella e più ricca, e la mia gratitudine accumulerà i suoi onori e i suoi beni oltre la misura delle sue stesse speranze.»

La caduta di Costantinopoli –

La mattina del 29 maggio 1453 i turchi ottomani entrarono in Costantinopoli. L’ultimo imperatore bizantino, Costantino XI Paleologo, morì combattendo. Gli abitanti furono massacrati. La chiesa di Santa Sofia fu trasformata in moschea. Costantinopoli fu chiamata Kostantinyye e in seguito Istanbul e divenne la base sulla quale gli ottomani costruirono la loro potenza marittima.
Scomparve così l’Impero Romano d’Oriente , diretto erede dell’Impero romano d’Occidente, mentre si consolidava l’Impero ottomano, destinato anch’esso a lunga vita: cessò infatti di esistere solo nel 1922, dopo la Prima guerra mondiale.

La Megali Idea e il tentativo di restaurazione Romea a inizio Novecento

La Megali Idea (in greco Μεγάλη Ιδέα, in italiano Grande Idea) fu un concetto del nazionalismo greco che esprimeva la volontà di annettere allo Stato ellenico tutti i territori abitati da popolazione di etnia greca sotto un unico grande Stato unitario, con Costantinopoli capitale al posto di Atene. L’Idea si riferiva al tentativo di allargare la sovranità greca nella regione recuperando alcuni dei territori perduti dell’Impero bizantino, l’Anatolia del sud, Cipro e di liberare Costantinopoli, sede del Patriarcato ecumenico, per farne il centro del cristianesimo ortodosso. Il concetto della Megali Idea riconciliava la tradizione ellenistica a quella religioso-ortodossa.

Al termine della Prima guerra mondiale, l’Impero ottomano, alleatosi agli Imperi centrali, fu pesantemente sconfitto e fu costretto a firmare l’armistizio di Mudros e ad accettare il Trattato di Sèvres. A seguito della resa turca e dell’occupazione Italiana di Antalia, truppe greche, che avevano combattuto a fianco dell’Intesa, occuparono Smirne, e stabilirono il controllo greco su quest’area il 21 maggio 1919, seguito poi dall’istituzione di un protettorato il 30 luglio 1922. Nello stesso periodo, truppe inglesi, francesi e italiane procedevano all’occupazione di Costantinopoli.
Mappa della Megali Hellas («Grande Grecia») dopo il Trattato di Sèvres con la rappresentazione di Eleutherios Venizelos, un sostenitore della Megali Idea

Alla conferenza di pace di Parigi del 1919, il capo del governo greco, Eleutherios Venizelos, fece dunque pressione sugli Alleati per attuare il suo sogno di una “Grande Grecia”, che avrebbe compreso l’Epiro settentrionale, la totalità della Tracia e la Ionia, recuperando così alcuni territori già appartenuti all’Impero bizantino e includendo Costantinopoli. Si sarebbe ricreato così il “nocciolo duro” dell’antico Impero con Costantinopoli capitale al posto di Atene.

Lo scoppio della Guerra greco-turca del 1919-1922 e la successiva disfatta militare greca, che portò all’evacuazione di Smirne e della Tracia orientale, causarono la fine del progetto della Megali Idea. Lo scambio di popolazioni su base religiosa avvenuto fra Grecia e Turchia a seguito del genocidio greco nel 1922 portò alla fine della più che bimillenaria presenza greca in Anatolia. L’atto ufficiale che decretò l’abbandono dell’Idea fu, infine, il Trattato di Losanna del 1923, che determinò i confini attuali tra i due Stati.
Al giorno d’oggi la Megali Idea rimane appannaggio solo di gruppi nazionalistici come Alba Dorata.

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